21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 16:41:48

Libri

Tre libri per ricordare Alessandro Leogrande

foto di “UOMINI E CAPORALI” - Feltrinelli
“UOMINI E CAPORALI” - Feltrinelli

Il ricordo di Alessandro Leogrande nel giorno, appena trascorso, del suo compleanno diventa sempre occasione per ricordare i temi della sua scrittura altissima e sempre attuale. Sospesa tra saggio e approfondimento giornalistico, oltre che capace di anticipare il lavoro culturale e politico del nostro paese e del sud in particolare. Al centro della scrittura e del pensiero di Leogrande, tuttavia una linea costante è stata dedicata alla città di Taranto, alla città vecchia, alle differenze socio economiche, di quella città “gruviera” abitata da bellezza, che non dimenticava mai di raccontare e dolorose ferite, assenze e piccoli fallimenti. Oggi, che quell’intellettuale “organico” manca così tanto e che praticamente tutti, hanno fatto a gara nell’osannare anche magari senza leggerne le opere, si spendono con ritardo operazioni di celebrazione di gusto discutibile.

Vedi il murales che riprende il volto dell’autore tarantino sulla facciata rinnovata della Biblioteca Acclavio di Taranto, bella l’idea ma pessima la realizzazione sfalsata in tre parti del volto. Spesso si dimenticano i contenuti e le politiche culturali, si occupano solo della forma. Questo “male” della città si perpetra puntualmente con mille difficoltà di celebrare questo autore per i contenuti importanti che ha voluto trattare e di cui ha voluto fare oggetto del suo studio. La questione ambientale a Taranto, la richiesta di un registro tumori, il tema dei naufragi nel Mediterraneo delle popolazioni migranti. Il caporalato al sud ed in Puglia; indimenticabile il suo romanzo d’esordio dedicato al fenomeno del populismo che la nostra città ha avuto la sfortuna di anticipare di almeno vent’anni sul resto del paese. Oggi restano i problemi che erano.

IL NAUFRAGIO” – Feltrinelli
Il naufragio della Kater i Rades è una pietra di paragone, perché, a differenza dei molti altri avvolti nel silenzio, è possibile raccontarlo. “Alle 18.57 del 28 marzo 1997 una piccola motovedetta albanese stracarica di immigrati, la Kater i Rades, viene speronata da una corvetta della Marina militare italiana, la Sibilla. In pochi minuti l’imbarcazione cola a picco nel Canale d’Otranto. È la sera del Venerdì Santo. I superstiti sono solo 34, i morti 57, in gran parte donne e bambini, 24 corpi non verranno mai ritrovati. È uno dei peggiori naufragi avvenuti nel Mediterraneo negli ultimi vent’anni. Ma soprattutto è la più grande tragedia del mare prodotta dalle politiche di respingimento. La guerra civile albanese, che infuria da settimane, spinge migliaia di uomini, donne e bambini a partire verso le coste italiane in cerca della salvezza. La crisi del paese balcanico fa paura. In molti in Italia alimentano il terrore dell’invasione e prospettano la necessità del blocco navale.

FUMO SULLA CITTÀ” – Fandango
Taranto è spesso al centro della cronaca nazionale, simbolo profondo delle contraddizioni del Mezzogiorno d’Italia e delle sue sconfitte. Città di vicoli, mare, gente proveniente da altre lande del Sud, città di fabbriche e di periferie, città di cattiva politica e di sogni di riscatto spesso abortiti: un mondo complesso che si lascia difficilmente afferrare. Ha scritto con rabbia e amore un libro che lascia il segno, fino alla calda estate del 2012. Un reportage che narra senza sconti un pezzo di territorio italiano diventato lo specchio dell’intera Europa, di come in pieno ventunesimo secolo si lotta per coniugare salute e lavoro, la salvaguardia del territorio e il valore della vita stessa.

UOMINI E CAPORALI” – Feltrinelli
“Gli schiavi di Puglia parlano di una degradazione dell’uomo, dei corpi e delle speranze” Il Sud, e in particolare la Capitanata, è diventato da diversi anni meta di decine di migliaia di immigrati che accorrono per la stagione della raccolta del pomodoro. Raccogliere l’“oro rosso” è un lavoro durissimo che spezza la schiena e le braccia, ma viene pagato pochissimo. Sono lavoratori inquadrati in situazioni di vita e di lavoro addirittura precapitalistiche: alloggiati in ruderi fatiscenti, sono anche sottoposti alle vessazioni, spesso sadiche, dei “caporali”, che offrono il loro lavoro a un mondo delle imprese che se ne serve per comprimere i costi.

 

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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