20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 14:59:01

Libri

Stefania Auci e la saga dei Florio: un caso letterario

foto di Stefania Auci - “L’inverno dei Leoni” - Nord
Stefania Auci - “L’inverno dei Leoni” - Nord

Esiste una relazione strettamente interconnessa tra lavoro culturale e promozione della lettura. Laddove il lavoro sulla fruizione della cultura viene percepito come ‘bene essenziale’ si crea, conseguentemente, una base attenta e ricettiva, anche, all’educazione alla lettura, alla diffusione di contenuti a supporto della lettura stessa e in definitiva, di maggior numero di lettrici e lettori pro capite sul territorio. Più cultura fa sempre bene. Il nostro lungo e sgangherato buio culturale vittoriano, pieno di strade di fango e isole malfamate costruite anche sulla privazione culturale prima che sull’inclusione, si trascina e arriva sino all’oggi in cui i risultati non sono migliori. La lettura arriva con una sorta di ritardo, al seguito della fama dell’autore o del servizio televisivo o del cinema che anticipa i lettori quasi, senza dare loro il tempo di costruire quel viaggio esperienziale che la cultura, la lettura in particolar modo, devono garantire.

Abbiamo già discusso tante volte, dei mali del sud, di una scarsa attenzione a questi processi. Di una mancanza di tensione alle dinamiche interne che costituiscono, poi, la preparazione alla scintilla di vita che cambia i territori e li fa evolvere da quella condizione di passività che li ha soggiogati, così la lettura diventa il mezzo di trasporto di quel cambiamento frutto di un lavoro lento e macchinoso che non può avvenire dall’oggi al domani. Perciò alla domanda: “possono i libri salvare la vita”? Conviene sempre rispondere positivamente! Un buon libro ci salva sempre, attivando quella ennesima metamorfosi interiore e necessaria, consentendo al lettore (essere umano) di guardare l’abisso dentro di se, proprio come l’autore ha fatto scrivendo quello stesso libro e, probabilmente, pensando a ciascuno dei suoi potenziali lettori, anche uno alla volta. Sarà forse anche questo il segreto del successo di alcuni grandi best seller?

Stefania Auci – “I leoni di Sicilia” – Nord
Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore»; gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, compreso l’amore per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile. Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia.

Stefania Auci – “L’inverno dei Leoni” – Nord
Hanno vinto i Florio. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme. E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai. Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare sé stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato? Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Questo padre e questo figlio, così diversi, hanno accanto due donne straordinarie: Giovanna, moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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