30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 21:23:00

Libri

Una riflessione a proposito dei premi letterari

foto di Emanuele Trevi - “Due vite” - Neri Pozza Premio Strega 2021
Emanuele Trevi - “Due vite” - Neri Pozza Premio Strega 2021

Immaginate chiudendo gli occhi la più bella cinquina di libri letti negli ultimi dieci anni, metteteci gli anni che preferite e i libri che preferite, provate poi a vedere se in questo elenco di bei libri ci sono – incidentalmente anche premiati da competizioni letterarie di livello nazionale. Se così fosse, troverete un forte sentire letterario dentro queste storie che, oggi, è ancora troppo presto per definire alla stregua dei classici ma che restano un esempio su cui riflettere, specchio della società in cui viviamo e siamo interamente immersi. La letteratura, quella dell’oggi in particolare è una fedele cartina di tornasole in cui i temi letterari, come dice Dacia Maraini, anticipano la riflessione sulla società contemporanea ed il bisogno che essa ha di confrontarsi con una riflessione in condivisione social, quindi in costante trasformazione; che vinca un premio o che non lo vinca, perché in fondo questi (premi) sono sempre più muscolari prove di forza tra chi riesce ad urlare più forte il proprio nome alle folle.

Tornando al passato ai vincitori di quel premio che ha visto sfilare temi e nomi di prestigio che scrivendo hanno anticipato la riflessione sui fatti che stavano accadendo. “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, premiato con lo Strega nel 2011 ha raccontato con piglio cronachistico e narrativo insieme, la fine di uno dei distretti produttivi del nostro paese (quello pratese dell’industria tessile), di fatto il cambiamento epocale e radicale del benessere in cui tutti abbiamo vissuto fino a quegli anni. Nel 2015 “La ferocia” di Nicola Lagioia, racconta di una provincia rovinata, di un ambiente difficile della violenza nella quale siamo immersi e di relazioni familiari instabili anticipando moltissimi temi del nostro oggi. C’è spazio per la grande storia tra i vincitori del premio, nel 2019 vince Antonio Scurati con il primo “M” Il figlio del secolo racconta la nascita del fascismo in Italia, non tralasciando nessun dettaglio decisivo della nostra storia, attenendosi ai fatti documentali e appassionando i lettori. Il racconto corale, con al centro la figura di Benito Mussolini, compie il miracolo di farci comprendere come i fatti prendano consistenza e poi potenza in pochi anni, con la complicità dell’indifferenza e della superficialità di un intero popolo.

Nel 2020 il Colibrì di Sandro Veronesi e oggi, Due vite di Emanuele Trevi ci raccontano un lato intimista e privato dell’essere umano contemporaneo, quasi come le scelte dello strega fossero al passo con il sentire letterario comune della società dei lettori, senza influenzare con scelte di mercato il Premio, ma con la necessità di scegliere narrazioni utili ad accompagnare la crescita culturale e umana, di rispondere a quelle domande a cui e sempre più difficile rispondere, se non attraverso un’indagine complessa su noi stessi e sulla molteplicità dell’io che esce fuori dalla centralità dell’ego e si misura con una dimensione che troverà solo con coraggio guardando “altrove”.

Emanuele Trevi – “Due vite” – Neri Pozza Premio Strega 2021
Questo libro, si presenta all’apparenza come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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