28 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 08:14:00

Libri

“Il cacciatore di aquiloni” e “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini

foto di KHALED HOSSEINI - “Il cacciatore di Aquiloni” - Pickwick
KHALED HOSSEINI - “Il cacciatore di Aquiloni” - Pickwick

Abbiamo assistito per ben due volte al dramma del popolo Afgano. Le scene apocalittiche di cui i telegiornali ci hanno dato comunicazione sono state presto soppiantate da una pena ben peggiore quella della damnatio memoriae che questo popolo ha subito già molte volte, per poi tornare in auge non appena gli interessi della comunità internazionale da oriente a occidente tornano stringenti. Quello che non si vede, scompare dall’empatica visione dell’opinione pubblica sensibile a fasi alterne condizionata dai social e da ciò che queste entità ritengono debba essere trend topic ovverosia il tema di tendenza. Il compito dei libri è invece quello di fissare dei “paletti culturali” che non sfuggano come la marea ma siano di pubblica utilità per ricordare le condizioni dell’infanzia violata in questo luogo, oppure della condizione femminile, temi ancora importanti e utili, certamente da non dimenticare.

KHALED HOSSEINI – “Il cacciatore di Aquiloni” – Pickwick
Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C’è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

KHALED HOSSEINI – “Mille splendidi soli” – Pickwick
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua “kolba” di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una “harami”, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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