08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Libri

Un “viaggio letterario” con Giulio Castoro e Maddalena Fingerle

foto di GIULIO CASTORO - “Prosecco pannolini e pappa per il gatto. Piccole grandi storie della nostra vita in 150 liste della spesa” - Il Saggiatore
GIULIO CASTORO - “Prosecco pannolini e pappa per il gatto. Piccole grandi storie della nostra vita in 150 liste della spesa” - Il Saggiatore

Esiste un confine sottile che divide i generi letterari, spesso attraversarli superandoli mediante la lettura, può rappresentare un’esperienza di crescita, come quando dal fantasy, genere preferito solitamente dai giovani, si passa a qualcosa di diverso, ed allora comincia quell’attività di ricerca personale dentro se stessi e dentro gli scaffali della libreria. La ricerca comporta una sorta di viaggio dentro noi stessi. Una vera e propria avventura. Quando varchiamo la soglia, confortevole, di quello che abbiamo conosciuto e amato, in narrativa è importante perché a qualsiasi età significa che stiamo crescendo, come alla ricerca di un livello superiore, di un’esperienza più complessa e ancora più appagante. Lettori si diventa non si nasce, ma il bello è che tutti ne abbiamo diritto in ogni fase della nostra vita, che non sempre corrisponde con l’età anagrafica. Il segreto è racchiuso in una sola parola: libertà. E allora buon viaggio letterario a tutti.

GIULIO CASTORO – “Prosecco pannolini e pappa per il gatto. Piccole grandi storie della nostra vita in 150 liste della spesa” – Il Saggiatore
Cosa dice di una persona un post-it arancione con scritto in biro rossa «prosecco e biscotti»? Quanta angoscia si nasconde dietro un quadratino di carta dai bordi strappati che recita «mancano torte»? Chi mai può scrivere al proprio partner un bigliettino a forma di cuore che dice: «Ricorda che ti amo e ti amerò sempre! P.S. È finito il latte»? Quelle che Giulio Castoro ha raccolto in queste pagine non sono semplici liste della spesa, ma veri e propri autoritratti inconsapevoli: testi anonimi nati con la sola funzione di ricordarci cosa comprare, scarabocchiati sul primo foglietto a portata di mano e destinati a essere cestinati l’attimo dopo il loro utilizzo; eppure allo stesso tempo testi capaci di narrare, attraverso un’emoticon di accompagnamento o una grafia sbagliata, con la scelta di un aggettivo raffinato o di una frase secca, un mondo. Un mondo spesso ignoto al suo stesso autore. A volte rassegnate, a volte comiche, a volte addirittura struggenti, ma sempre rivelatrici, le 150 liste della spesa che Castoro ha raccolto in giro per l’Italia con l’energia dell’archeologo e il piglio del sociologo sono un variopinto catalogo di quello che le luci abbaglianti di un supermercato fanno emergere della nostra interiorità.Divisi in sette categorie in base all’identità degli acquirenti – dai single alle coppiette, dai bambini agli anziani –, gli elenchi che compongono Prosecco, pannolini e pappa per il gatto sono un invito a cogliere i dettagli con cui ci mostriamo e ci raccontiamo. Perché in quelle bizzarre poesie estemporanee vergate su pezzi di calendario e fogli a quadretti stropicciati c’è molto più di quanto scriviamo; c’è forse, anzi, proprio ciò che di noi non siamo in grado di spiegare. «Pile x nonna» e birra, cracker integrali e «vedi tu»: un autoritratto collettivo di chi siamo e cosa vogliamo scarabocchiato su 150 liste della spesa.

MADDALENA FINGERLE – “Lingua Madre” – Italo Svevo Edizioni
Paolo Prescher odia le «parole sporche», quelle parole che secondo lui non dicono ciò che dovrebbero dire, e le persone ipocrite che le pronunciano. Per questo odia la città in cui è nato, Bolzano, con la sua retorica sul bilinguismo e l’apparente armonia identitaria. Da qui l’idea di abbandonare l’italiano, il desiderio di parlare una lingua incontaminata e la fuga a Berlino, dove incontra Mira, l’unica che riesce finalmente a pulirgli le parole, tanto che persino tornare a casa gli appare possibile. Si consuma così un’ossessione in tre atti, in cui Maddalena Fingerle riflette sul valore delle parole e sul loro potere e, attraverso uno stile fulmineo e raffinato, rivela il senso più profondo del linguaggio. Fremdschämen è una parola che non c’è in italiano, ma con cui riesco a capire tanto di quello che provo per mia madre: significa vergognarsi per qualcun altro. E poi c’è anche la Schadenfreude, che mi fa pensare a mia sorella, che è felice quando agli altri succedono cose brutte. In italiano si traduce con stronza. La mia parola preferita, al momento ancora pulita, è Sollbruchstelle. Indica un punto di rottura prestabilito che può essere quello delle tavolette di cioccolata e per me significa confine.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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