08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Libri

Il gioco del tennis nei lavori di due grandi scrittori

foto di DAVID FOSTER WALLACE - “Il tennis come esperienza religiosa” - Einaudi
DAVID FOSTER WALLACE - “Il tennis come esperienza religiosa” - Einaudi

Letteratura e tennis hanno sempre avuto uno strano e reciproco appeal, in un momento in cui lo sport della racchetta torna in auge, dopo gli anni vissuti con le brillantissime ragazze del Tennis, soprattutto la nostra Roberta Vinci, oggi questo sport ritorna a parlare italiano grazie a persone come Sinner e Berrettini, che ci fanno tornare a quei momenti di palpitazione che abbiamo vissuto in passato solo sporadicamente. Oggi il tennis è cambiato ma la mitologia e la letteratura che hanno attraversato questo sport, come le rivalità sono vive negli occhi e nelle menti di chi per una volta in gonnellino o calzoncini abbia stretto una racchetta tra le mani e guardato il campo, attraverso la rete e gli occhi di tennisti che hanno raccontato la propria vita di campioni, le rivalità e i momenti bui.

La fatica è una costante certo, ma anche la poesia di uno sport che è anche filosofia e strategia di vita, educazione alla tenacia, concentrazione e soprattutto metafora delle metafore incertezza. Potrai essere il campione dei campioni ma quel che è certo se perdi la concentrazione è che perderai il punto e poi anche la partita. Questi campioni ci hanno raccontato storie epiche di letteratura, pensate a Djokovic attuale numero uno delle classifiche mondiali e immaginatelo bambino, allenarsi in un paese in guerra sul fondo di una piscina svuotata dall’acqua oppure alle sofferenze che Agassi ci racconta nel suo capolavoro Open.

DAVID FOSTER WALLACE – “Il tennis come esperienza religiosa” – Einaudi
Negli anni della giovinezza e ben prima di diventare il più grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. Il tennis è rimasta una delle sue grandi passioni, tradotta nelle pagine di “Infinite Jest” e “Tennis, TV, trigonometria e tornado”. Ma soprattutto in due saggi, qui raccolti insieme per la prima volta, e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un’epica edizione degli U.S. Open. Ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici “sporchi” che ruotano intorno a ogni sport. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.

JHON MCPHEE – “Tennis” – Adelphi
Se c’è un libro in grado di dividere i lettori fra chi rischia di contrarre in una forma o nell’altra il morbo del tennis, e chi invece ne risulta immune, è questo. Dove si rivive, un punto dopo l’altro, la semifinale di Forest Hills 1968 fra Arthur Ashe e Clark Graebner – la prima disputata da un tennista nero agli albori dell’era Open, ma anche e soprattutto la prima partita di tennis raccontata dall’interno del luogo enigmatico e fino ad allora inesplorato che il gioco abita, e spesso devasta: la mente del tennista. Guardandola per caso alla CBS, John McPhee era subito rimasto incantato dal magnifico arabesco che i colpi dei due protagonisti – diversi in tutto, e in primo luogo nello stile – disegnavano sull’erba. Ma rivedendo il match insieme a Ashe e Graebner ascoltandone i racconti, trascrivendone le reazioni – McPhee lo ha poi ricostruito, in Livelli di gioco, con due soli accorgimenti: la demoniaca accuratezza descrittiva che ha fatto di lui una leggenda della narrativa americana, e i veri ingredienti del tennis: collera, spavento, esaltazione, freddezza, sconforto, orgoglio. Gli stessi che qualche mese prima McPhee aveva scoperto vivendo per quindici giorni a pochi centimetri di distanza dal prato su cui il tennis moderno è nato, per ascoltare e poi ritrarre dal vero, nel secondo pezzo che compone questo libro, uno dei suoi personaggi più indimenticabili: Robert Twynam, giardiniere capo di Wimbledon.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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