24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

Libri

Le relazioni pericolose di una opinionista e le riflessioni di un grande pensatore

foto di Selvaggia LUCARELLI - “Crepacuore” - Rizzoli
Selvaggia LUCARELLI - “Crepacuore” - Rizzoli

La crisi ha accelerato una serie di cambiamenti. Tra gli altri quello degli acquisti natalizi sempre più veloci, meno pensati e più impulsivi. Il tempo, che non abbiamo diventa così protagonista in negativo del nostro sottrarci al concetto di dono. Così i libri sono un rifugio sicuro per questo simbolo frettoloso di un Natale effimero che rischia di perdere il suo significato originario. Sempre più spesso nelle prime posizioni delle classifiche di vendita ritroviamo i fumetti; tengono le posizioni i nomi ‘televisivi’ costretti, in qualche modo, alla produzione di contenuti per cavalcare l’onda del consenso e quindi, anche del guadagno. Siamo lontani dai tempi in cui il dono significava prendersi cura di qualcuno e quindi anche dedicargli del tempo. Il lato positivo è che c’è tempo per cambiare rotta, c’è sempre tempo e spazio per la comprensione di quelle dinamiche utili alla nostra comunità per ritrovarsi intorno a questo concetto ‘inconfessabile’ per dirla con Blanchot.

Selvaggia LUCARELLI – “Crepacuore” – Rizzoli
“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza.
Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza”.

Così Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica: “Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”.

Martin HEIDEGGER – “Il concetto di tempo” – Adelphi
Tra i grandi della filosofia del Novecento Heidegger è stato probabilmente colui che con maggiore insistenza ci ha invitato a riflettere sul tempo, questa entità ovvia ed enigmatica insieme. Nel breve, denso testo qui presentato, che risale al 1924 ma che apparve postumo nel 1989, egli analizza il fenomeno del tempo riconducendolo all’esistenza umana, nella sua finitudine e nel carattere transeunte che per essenza la costituisce. Ha qui origine la problematica di Essere e tempo, il libro del 1927 che rese celebre il suo giovane autore. Meglio che attraverso prolissi svolgimenti concettuali, tale intuizione può essere illustrata con una nota immagine di Borges: «Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco».

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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