19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 22:47:00

Cronaca News

La Concattedrale di Taranto celebrata anche dal Financial Times

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

Alle consacrazioni internazionali era abituata. Nei suoi 50 anni di vita la Concattedrale Gran Madre di Dio è stata ampiamente celebrata all’estero, basti citare l’ultima apparizione in grande stile al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, dove due anni fa ad accogliere i visitatori della mostra dedicata a Gio Ponti era proprio una grande riproduzione della magnifica vela traforata, la grande intuizione architettonica che insieme alle vasche d’acqua ha reso celebre la grande opera dell’architetto e designer milanese. Così come numerose, nel corso degli anni, sono state le citazioni importanti e autorevoli, da parte di prestigiose riviste internazionali, che hanno classificato la Concattedrale di Taranto fra le più importanti opere architettoniche del Novecento.

Questa volta, proprio in occasione del cinquantesimo, a celebrare la Concattedrale è addirittura il Financial Times. Il più importante giornale del Regno Unito, tra le testate più antiche e più seguite al mondo, storico riferimento del panorama politico e finanziario internazionale, dedica a Gio Ponti e alla Concattedrale un lungo articolo pubblicato il 3 dicembre sulla versione online. In apertura proprio la foto della Gran Madre di Dio. «È un’opera d’arte eccezionale», scrive il Financial Times, pur non mancando di sottolineare un certo grigiore di contesto riferito alla città «portuale» nel suo complesso. Certo, una Taranto, quella di oggi, decisamente diversa da quella sorridente e in grande espansione di quel 6 dicembre del 1970, quando la nuova cattedrale fu inaugurata.

L’articolo del Financial Times ripercorre, con Salvatore Licitra, nipote dell’architetto e curatore dell’archivio Ponti, la straordinaria produzione artistico-architettonica di quella che lo stesso Financial Times definisce «il padre del design italiano moderno». «Ponti ha sempre detto di essere un artista innamorato dell’architettura», ha confermato Licitra al giornale inglese. E Gio Ponti era profondamente innamorato di quella che considerava la sua opera più importante, la Concattedrale di Taranto, appunto.

Quel 6 dicembre 1970, la sera in cui la sua creatura apriva per la prima volta le sue porte alla città, il popolo dei fedeli gli tributò dieci lunghissimi minuti di appplausi. «Sono ripartito affranto dalle emozioni e lo sono ancora», scriverà qualche giorno dopo lo stesso Ponti al suo «protettore» Guglielmo Motolese. «Essere intuito – scrive l’architetto all’arcivescovo – essere amato da ciò che è il popolo, ricevere in quel lungo inatteso applauso, dalla vox populi, che avevo seguito la via giusta, in quel momento è come io ricevessi, io pure, una consacrazione, ed il Signore scendesse dolcemente fino al mio cuore, e di quei lunghi momenti lo ringrazio ancora nel mistero della sua guida: oh! essere tutti guidati dal mistero, che cosa sublime sarebbe». Una lettera, questa, pubblicata nel prezioso volume di Vittorio De Marco, appena uscito, “Gio Ponti e la Concattedrale di Taranto.

Lettere al Committente Guglielmo Motolese (1964-1979)”. Quelle lettere trasudano fede, emozione, la forza spirituale e il senso sociale che Ponti attribuisce alla “sua” chiesa. «Brandt, il cancelliere del Reich – scrive ancora Gio Ponti a Motolese – è caduto in ginocchio davanti al monumento che ricorda al suo popolo gli orrori atroci commessi, ed io penso che non sarà mai abbastanza alta la voce della cattedrale nel contrastare l’orrenda guerra non solo nel suo spettacolo di morte, ma nelle atrocità, negli abusi che essa scatena, dando al potere umano la facoltà orrenda di avverarli. Protettore mio, protegga la nostra candida cattedrale dalle “ferite di pensiero” che possono essere inferte alla sua purezza, che tutte le sieno fedeli, fedeli allo spirito religioso che essa rappresenta, e che essa facendo conoscere che tutti i pensieri di giustizia e di rispetto fra gli uomini sono pensieri religiosi, annulli in tante coscienze la ritrosia di entrarvi, di amarla. Quello sarà il suo silenzioso, vero trionfo». Cinquant’anni dopo, l’auspicio è che la città sia finalmente consapevole di tanta grandezza.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Wanda Masciandaro 10 mesi ago
    Reply

    A DRAB PORT CITY

    Tutto benissimo, se non fosse che il Financial Times, nell’articolo originale che elogia le opere di Ponti, conclude così:
    Here stands the Concattedrale Gran Madre di Dio, a skeleton-like cathedral perforated by slits and apertures, including what Ponti called a “door to the sky”, that celebrates its 50th anniversary on Sunday 6 December. It is an exceptional work of art in a drab port city.

    Chiama quindi Taranto una triste( grigia, sciatta squallida, incolore).. città portuale….

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