25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Settembre 2021 alle 07:15:05

Cronaca News

Concattedrale, il 7 dicembre le “nuove” vasche e la Messa

Foto di Rinascono le vasche della Concattedrale
Rinascono le vasche della Concattedrale

Il momento delle celebrazioni è dunque arrivato, anche se sconvolto dalle misure di cautela imposte dalla pandemia. Lunedì 7 dicembre, alle ore 18, saranno inaugurate le vasche rimesse a nuovo. Subito dopo, alle 18.30, l’arcivescovo monsignor Filippo Santoro presiederà la concelebrazione eucaristica per i 50 anni dell’opera di Gio Ponti. Queste celebrazioni, spiega la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, sono «il frutto di un accordo firmato a giugno 2019 dall’Arcidiocesi di Taranto, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto e dal Dipartimento di Scienza dell’Ingegneria e dell’Architettura del Politecnico di Bari e nasce come esito di una tesi di laurea realizzata da cinque giovani architetti dell’ateneo barese.

Evento principale delle celebrazioni è l’inaugurazione a dicembre della mostra “Gio Ponti e la Concattedrale Taranto 1970-2020. Il sogno di una città, il sogno dei suoi cittadini e il sogno di Guglielmo e di Giovanni” presso il Museo Diocesano di Taranto, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, d’intesa con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, il CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, Gio Ponti Archives, il Comune di Taranto, l’Istituto di Studi Superiori Musicali “G. Paisiello” di Taranto, l’Associazione Chromophobia e il Do.Co.Mo.Mo Italia.

La mostra sarà aperta al pubblico non appena le misure di contenimento anti-Covid lo permetteranno. «Tra le altre attività per le celebrazioni si segnalano inoltre – rende noto la Soprihntendenza – la pubblicazione del libro “Gio Ponti e la Concattedrale di Taranto. Lettere al committente Guglielmo Motolese (1964-1979)”, a cura di Vittorio De Marco (Silvana Ed.), e l’organizzazione del convegno internazionale “Gio Ponti e la Concattedrale Taranto 1970-2020. Protagonisti, liturgia, tutela e valorizzazione” (previsto per la primavera 2021) patrocinato dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, da numerose Università nazionali e internazionali e dagli Ordini professionali della Provincia di Taranto». Il Comune ha inoltre firmato un’intesa con l’Arcidiocesi cittadina per il ripristino delle vasche antistanti la Concattedrale, con l’obiettivo di recuperare l’idea originaria di Gio Ponti che aveva immaginato la sua opera come una nave con le vele spiegate che si specchiava nelle acque del Mar Ionio. Il Comune conferirà anche la cittadinanza onoraria post mortem a Gio Ponti, esaudendo così un desiderio del grande architetto».

Gio Ponti e la Concattedrale
Figura indiscussa del panorama dell’architettura e del design italiano del ’900, Gio Ponti dedicò una parte importante della propria attività alla progettazione di edifici sacri, tra i quali la Concattedrale di Taranto, vero e proprio capolavoro dell’architettura contemporanea, unico nel suo genere. Commissionata dall’Arcivescovo Mons. Guglielmo Motolese in considerazione dell’espansione della città verso la nuova zona orientale, la Concattedrale, dedicata alla Gran Madre di Dio, si rivelò una sfida agli occhi di Ponti, come testimonia il complesso iter progettuale, caratterizzato dall’elaborazione di ben tre progetti.

Alla richiesta su cosa fosse per lui costruire una chiesa, rispondeva: «Costruire una chiesa è un po’ come ricostruire la religione, restituirla alla sua essenza». Ponti così sintetizzò il suo architettare la Concattedrale: «Ho pensato: due facciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per accedere alla chiesa. L’altra, la maggiore, accessibile solo allo sguardo e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la dimensione del mistero … Altrimenti dove si dovrebbero sedere gli angeli?». Il ricco e fitto epistolario tra l’Architetto e l’Arcivescovo, per la prima volta esposto in mostra, esprime con chiarezza la tensione interiore di Ponti, il cui lavoro progettuale fu vissuto come percorso spirituale prima ancora che tecnico, desideroso di offrire alla città un’architettura che fosse a servizio della fede e della liturgia.

Peraltro, la committenza dell’opera arrivò a cavallo del Concilio Vaticano II, con la conseguente necessità di adeguare il progetto alle esigenze della riforma liturgica. In una pubblicazione ormai datata, così Ponti parlava della costruzione di una chiesa: “Non si tratta, nel costruire un tempio, di far aderire l’edificio della Chiesa allo stile di un’epoca – antica o moderna che sia – ma di far aderire l’edificio ecclesiastico a quella espressione della fede che ogni epoca accentua”. Il 29 giugno 1967 fu posata la prima pietra. Ma a causa di una falda acquifera, l’architetto fu costretto ad adeguare il progetto e a sollevare la struttura, che acquistò in altezza. «Da tutto ciò si può dire che Iddio ha apposta “mosso le acque”, cioè la falda acquifera per giovare alla sua cattedrale».

A distanza di poco più di tre anni, domenica 6 dicembre 1970 le porte della Concattedrale vennero aperte alla cittadinanza, alla presenza delle autorità civili e militari, e ci fu un grande concerto del Coro della Cappella Sistina di Roma. Il lunedì successivo l’Arcivescovo Mons. Motolese celebrò la liturgia di consacrazione della chiesa. Il giorno dopo ancora, Festa dell’Immacolata, venne officiata la prima messa alla presenza dei sacerdoti dell’intera diocesi.

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