21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

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Le donne che fecero l’impero

foto di Marisa Ranieri Panetta
Marisa Ranieri Panetta

Sulla copertina di quest’ultimo libro di Marisa Ranieri Panetta, “Le donne che fecero l’Impero” (ed. Salerno), un bracciale, anzi un’armilla in oro a forma di serpente del I secolo a.C. , scivolato dal braccio di una matrona in fuga dal tempo, sembra un indizio, una traccia, un simbolo delle Auguste, le donne che fecero l’Impero di Roma, le intriganti “divae” possedute dalla “libido” del potere, che si mossero nelle stanze del Palazzo con andamento serpentesco e ambiguo, fra guerre e scandali, complotti e omicidȋ, luci e ombre. Tutte hanno amato il potere e i suoi fasti, tutte furono determinanti nel “fare” l’Impero che porta anche la loro firma.

“First ladies”, “premières dames”, chiamatele come volete, primedonne tout court sul grande palcoscenico della storia, le donne che fecero l’impero conobbero l’oro della gloria e spesso il fango dell’ignominia. Davvero, leggendo il libro, comprendiamo quanto la voluttà del soglio, che colpisce uomini e donne in “par condicio”, insomma quanto il potere “di che lagrime grondi e di che sangue”. In sintesi, questo libro bellissimo per stile narrativo e avvincente per l’intreccio degli avvenimenti storici, analizza – si legge in quarta di copertina- “il potere esercitato da mogli e madri dei Cesari. Vita pubblica e privata delle donne più influenti nella Roma imperiale”. In tutto sono duecentoventisei pagine di piacere per i libridinosi, più venti pagine di note e bibliografia per la goduria degli studiosi. Da Cleopatra ,”regina dei re”, a Livia Drusilla, moglie di Augusto; da Agrippina minore a Plotina, moglie saggia di Traiano; da Giulia Domna, la moglie filosofa di Settimio Severo, alle tre Giulie dell’impero siriaco: Mesa, Soemia e Mamea, sono ben tre secoli di storia che Marisa Ranieri dipana con eleganza e con il suo inconfondibile stile che non conosce cedimenti, per cui il suo libro si legge trattenendo il fiato per l’emozione e i continui “ coup de théâtre”. Diciamo la verità: le signore più voluttuose, più ambigue, più pericolose sono anche le più affascinanti.

Livia Drusilla, la moglie perfetta e integerrima di Augusto, fu lei che fece eliminare tutti i concorrenti al soglio imperiale per spianare la strada al figlio Tiberio (che poi le fu ingrato)? Agrippina, la madre intelligentissima anche se esondante, ma certamente sventurata di Nerone, e con una decisa personalità di statista, fu lei ad aver ucciso il marito-zio imperatore Claudio con un piatto di funghi avvelenati per innalzare sul trono il figlio? Peccato che le sue memorie siano andate smarrite o distrutte, certo avremmo visto la storia da un angolo di visuale diverso da quello raccontato dagli storici, notoriamente ostili agli imperatori e specialmente alle loro donne, colpevoli, e per questo cordialmente antipatiche, di aver voluto un rapporto diretto con la storia e di aver rifiutato con il loro comportamento il cliché (imposto) della matrona “pudica” e “lanifica” della tradizione repubblicana. In ogni modo le Auguste dettarono legge nella moda, nella gioielleria e nell’arredamento; furono, insomma, “esemplari” per il loro stile, il buon gusto e la vanità e Marisa Ranieri, da storica, non trascura questi aspetti, attenta com’è ai particolari della storia, all’aneddotica, finanche al modo di pettinarsi, ingioiellarsi e vestirsi delle “divae”, preziose testimonianze, anche queste, della loro personalità e dell’ epoca in cui vissero e a cui conferirono la loro ineguagliabile “griffe”.

E non è tutto: intorno alle Auguste, vi sono intere costellazioni familiari con altre donne meno in rilievo, forse in ombra per la luce forte emessa dalle primedonne imperiali, ma che pure hanno fatto la storia, da Giulia, la figlia chiacchierata di Augusto, a Ottavia, la moglie di Marco Antonio e sorella di Augusto e poi ancora Ottavia minore, prima e sventurata moglie di Nerone, e Poppea la seconda ugualmente sventurata moglie di Nerone, e Messalina, moglie di Claudio, uccisa e poi seppellita nel fango dell’infamia… Il bassorilievo è lungo.

A questo punto mi piace ricordare di Marisa Ranieri, oltre al libro su “Nerone. Il principe rosso” del 1999, caposaldo della storiografia, anche il libro “Le donne di Augusto” per il bimillenario della morte del primo imperatore, e la biografia romanzata “Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi”. Libri che si leggono e rileggono con piacere e curiosità sempre crescente. Davvero la storia, grazie a chi sa raccontarla come Marisa Ranieri, è un romanzo infinito. Si badi: questa scrittrice e giornalista culturale de “L’Espresso”, che è vissuta a Taranto per anni e che a Taranto ritorna sempre per amore fedele verso la nostra città, è prima di tutto una studiosa serissima che conosce a menadito i grandi storici latini e greci (Tacito, Svetonio, Velleio Patercolo, gli Scrittori della Storia Augusta, Flavio Giuseppe, Eutropio, Cassio Dione, Plutarco, Erodiano…) e tutti gli studȋ dei maggiori storici italiani e stranieri su questi tre secoli di storia, per cui sa contrappuntare al momento giusto ciò che scrive con citazioni e riferimenti puntuali. La narrazione è sempre agile e brillante e il racconto, affabile e rigoroso insieme, di personaggi ed eventi, si svolge come un reportage giornalistico.

Ecco perché questo libro sollecita il desiderio di averlo e regalarlo e io, infatti, mi permetto di consigliarlo non solo agli addetti ai lavori, ma anche a tutti coloro che hanno il vizio lodevole della lettura. Marisa Ranieri ha il merito di aver intuito che le vite delle “donne che fecero l’impero” esercitando il potere con intelligenza e lungimiranza meritavano di essere conosciute e raccontate; così, facendo uscire le Auguste dalla polvere dei testi antichi, ha ridato loro il palcoscenico studiandole nella giusta prospettiva storica.

Ma il merito maggiore di Marisa Ranieri è stato quello di aver affrontato storia e protagonisti senza pregiudizi, cioè con grande onestà intellettuale e con questa onestà la studiosa ha indagato nelle pieghe e nei nascondigli di una storia tanto più interessante quanto più drammatica, scrostando il fango depositato sui volti delle “divae” e raccontando con calma le loro disgrazie, prima fra tutte quella di non aver saputo conquistare, a volte, i cuori dei loro figli, come Livia e, più sventurata di tutte, Agrippina, che voleva un ruolo da protagonista e per questo fu fatta uccidere da suo figlio. Forse una particolare predilezione Marisa Ranieri ha nutrito per Cleopatra e Giulia Domna, le più affascinanti perché le più intelligenti. Dalle pagine del libro emerge Cleopatra in tutta la sua dignità e fierezza di regina e di madre che pensò soprattutto alla sua patria e ai suoi figli; Giulia Domna, poi, la madre di Caracalla, fu donna coltissima, filosofa e saggia, la più importante dell’ultima dinastia, eppure, a ben pensare, anche la sua fu una storia d’infelicità, come per tutte le altre, ugualmente e diversamente infelici.

Dopo di loro, “le donne che fecero l’Impero”, c’è il buio. Bisogna aspettare Elena, madre di Costantino, e poi Teodora, moglie di Giustiniano, per ritrovare altre protagoniste della storia, “ma lo faranno – conclude Marisa Ranieri- nel nome di un’altra religione e di un’altra capitale: la Nuova Roma sulle rive del Bosforo”. Il sipario sulla Roma imperiale, la Roma dei Cesari, era ormai calato per sempre.

(Marisa Ranieri Panetta, Le donne che fecero l’Impero, ed. Salerno, € 18.00 Marisa Ranieri Panetta è archeologa, saggista e giornalista. E’ autrice di biografie storiche come “Nerone. Il principe rosso” (Milano 1999) e “Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi” (ivi 2016). Ha curato “Pompei. Storia, vita e arte della città sepolta” (Vercelli 2004), tradotto in molte lingue. Dopo i prestigiosi riconoscimenti del “Media Save Art” (Unesco) e del “Theodor Mommsen” per reportage archeologici pubblicati da “L’Espresso”, ha conseguito nel 2014 il premio letterario “Rhegium Iulii” per il romanzo storico “Vesuvius” (Milano 2013), tradotto anch’esso all’estero)

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