19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 22:47:00

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Verso l’inverno: cosa bere aspettando il solstizio

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Cosa bere aspettando il solstizio

Ci avviciniamo al solstizio d’inverno. E il freddo inizia a farsi sentire (da noi, al Sud, molto meno che altrove; ma per noi sempre freddo è…). Inizia la breve stagione delle bevande calde. Che già piacevano (alla faccia dei bacchettoni, che ci sono sempre stati) ai Greci ed ai Romani, presso i quali era in voga l’antenato del Vin brûlé: vino riscaldato, generosamente speziato e dolcificato. Nel Medio Evo compaiono i distillati, che ben si prestano ad essere riscaldati. E saranno proprio i distillati a dar vita, secoli dopo, al punch e al grog. Che cosa sono? Be’, il sommo gastrosofo (non è un errore di stampa…) Veronelli liquidava le infinite dispute intorno ai due termini: Grog è soltanto la definizione marinaresca di hot punch.

E il punch? “E’ un long drink composto di acquavite – o vino – (modificata o no con liquori o bitter), succo di limone, sciroppo di zucchero, servito con abbondante acqua ghiacciata in un bicchiere guarnito con una scorzetta di limone”, scrive nel suo prezioso volumetto “I duecento cocktails”. Il punch si prepara di solito in grandi recipienti: zuppiere d’argento o di ceramica, da cui si attinge la bevanda; beninteso, il punch si può preparare anche in singoli bicchieri; se al posto dell’acqua ghiacciata si usa l’acqua bollente, si otterrà un hot punch.

Quello che in terra italiana (a partire da Livorno, e comunque dalla Toscana, a quanto pare) sarà italianizzato in “ponce”, o “poncino”. Quello freddo, da noi, non ha mai avuto un gran successo. Veronelli riporta anche la ricetta del punch classico. Ingredienti: un bicchierino di rhum della Giamaica (oggi si tende a scrivere rum, senza l’acca; o ron – c’è una sottile differenza; ma Veronelli scrive rhum, e chi sono io per contraddire Veronelli?); due cucchiaini di succo di limone spremuto dalla sola polpa; un cucchiaino di zucchero; una fettina di limone; un pizzico di noce moscata grattugiata; acqua bollente. Versare in ogni tumbler piccolo con supporto di metallo lo zucchero sciolto ben bene in poca acqua calda e subito aggiungere il succo di limone e il rhum.

Completare il bicchiere con acqua bollente, mescolare, guarnire con la fettina di limone) e insaporire con il pizzico di noce moscata grattugiata. Servire caldissimo. Una brillante e gustosa dissertazione sull’origine di una particolare versione italiana (livornese e poi toscana) del “ponce ar rumme” è stata pubblicata su Facebook da Renato Mariani, dal quale attingiamo parte del racconto. “Il 28 settembre 1632 abbiamo il primo documento che parla del punch in una lettera inviata ad un factor (agente dell’East India Company) in cui si ringraziava per il favore ricevuto augurando potesse bere punch senza limitazioni. È ovvio quindi che in tale data già si conoscesse questa bevanda. Le Compagnie delle Indie Orientali, cioè i territori del sud-est asiatico erano istituzioni commerciali conseguenti alle occupazioni coloniali dell’epoca (inglese, olandese, francese e portoghese).

Comunque nella guerra anglospagnola (dal 1655 al 1660) gli inglesi, dopo essere stati sconfitti nell’isola spagnola di Hispaniola (l’attuale Santo Domingo e Haiti), sbarcarono in Giamaica nel 1655 e sembra che qui, invece della consueta indennità giornaliera di birra, il rum fu distribuito per la prima volta a bordo delle navi della marina inglese. Il rum era economico e facile da acquistare in grandi quantità, mentre il vino e il brandy erano troppo costosi; per diminuire i pericoli dell’ubriachezza, il conmandante della flotta Vernon alla metà del ‘700 faceva distribuire solo rum annacquato usato anche per mantenere potabili l’acqua e la birra durante i lunghi viaggi oceanici. A questo miscuglio in un secondo tempo furono aggiunti zucchero e succo di limetta o di limone. I marinai lo soprannominarono Old Grog, dal mantello di Vernon fatto di Grogram, una ruvida stoffa a base mista di lana e seta. Questo nomignolo fu presto dato anche alla bevanda, che da allora divenne nota come grog. Nella marina inglese il grog rimase parte importante della razione giornaliera dei marinai fino al 1970”. Al posto dell’acqua bollente, ricorda Mariani, si usava spesso il tè.

“Anche in Italia e in particolare a Livorno, Pisa e Lucca abbiamo una bevanda, il ponce nero che non è il punch inglese né il grog. Per capire come si sia arrivati alla versione toscana, che prevede l’uso del caffè al posto del tè o dell’acqua, bisogna andare indietro nel tempo. Nei primi anni del XVIII secolo molte navi inglesi approdavano a Livorno e i portuali livornesi, lavorando sulle tolde anglosassoni, assaggiarono il punch che piacque molto. Siccome il tè non era facilmente reperibile, qualcuno provò a sostituirlo con il caffè ma la fetta o la scorza di limone del tè furono mantenute. La scorzetta di limone che non può mancare nel ponce, considerato anche un miracoloso rimedio per l’infreddatura e per gli stati febbrili tipici del periodo invernale. Era nato il ponce alla livornese! Un curioso, ma inaffidabile, aneddoto racconta che il ponce prese la sua denominazione niente meno che dal famosissimo poncio di Garibaldi! Si dice che il Generale, ospite presso la casa dei fratelli Sgarallino a Livorno, con i quali aveva stretto una forte amicizia, dopo aver gustato un ponce livornese abbia esclamato: “Com’è buona questa bevanda; scalda come il mio poncio!”

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