25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Settembre 2021 alle 07:15:05

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Il “Muraglione” dell’Arsenale Militare, non un semplice… muro


Il Muraglione dell’Arsenale Militare

Ciclicamente torna in auge a Taranto la querelle circa il mantenimento o meno del muro di cinta dell’Arsenale Militare, “il Muraglione”. I propugnatori del totale abbattimento sembra siano ora addivenuti a più miti consigli, proponendone il diradamento, cosa che, dal mio punto di vista, costituisce la manifestazione di una trattazione più evoluta dell’argomento. Intanto va detto che quel muro è parte integrante della grande fabbrica che segnò in positivo le sorti di Taranto dalla fine dell’800, garantendo il benessere di una popolazione che, giusto per intenderci, viveva in gran parte fino ad allora in condizioni di indigenza e con un elevato tasso di mortalità infantile, nel ristretto spazio dell’Isola della città Vecchia. Quel muro proteggeva una vera e propria cittadella della difesa nazionale, con un marcato ruolo simbolico legato all’amor patrio di cui Taranto andrà sempre più fiera.

Non a caso il disegno del Muraglione riprende il profilo delle cortine esterne del Castello Aragonese, con il primo tratto basale a scarpa, la cornice torica intermedia, il tratto superiore verticale. All’interno il muro è realizzato con una fitta sequenza di archeggiature ogivali chiusa in sommità da mensole modanate. Non è un semplice muro, dunque, ma definisce le mura di cinta di una città nella città, ed è tutt’uno con l’Arsenale, nel suo insieme documento della storia e della cultura di Taranto, un vero e proprio monumento, da conservare e valorizzare. Ma cosa disturba di questo muro al punto da volerne proporre l’eliminazione o il diradamento? Il fatto che non si possa vedere cosa c’è oltre? Poniamoci allora dall’altra parte, cioè dall’interno dell’Arsenale e immaginiamo cosa si vedrebbe da lì verso di noi.

Oltre quel muro, così ben costruito e disegnato con il ritmo delle archeggiature cui accennavo, in armonia con il paesaggio industriale di fine ottocento che cinge, così affine alla città umbertina che siamo stati capaci in gran parte di cancellare con diffuse sostituzioni edilizie dettate dalla più bieca speculazione, vedremmo, ad eccezione del tratto da via Pitagora a via Leonida, enormi, tristi palazzoni, testimoni di una cementificazione selvaggia, arginata proprio da quel muro che si vorrebbe abbattere. Percorriamo Via Cugini e osserviamo il panorama urbano che costeggia il Muraglione: una densa massa edilizia con rapporti soffocanti fra larghezza delle strade e altezza degli edifici, scarsa insolazione nelle vie trasversali, e pochissimi alberi ad umanizzare il contesto.

Ora soffermiamoci sui colori dei prospetti e ci imbattiamo in incredibili tonalità di rosso, ma anche di giallo e di verde. A proposito di verde, non è mai stato il nostro forte nemmeno negli spazi di mediazione fra il pubblico e il privato, tant’è che i balconi qui sono prevalentemente disadorni. Quanto al diradamento, esistono varchi murati o con portoni ciechi: alla fine del Corso Umberto, su via Cugini all’altezza di via Diogene, e all’altezza di via Ennio. Basterebbe aprire già solo questi e collocare cancelli, per consentire la vista dell’interno. All’altezza di via Marco Pacuvio c’è infine la grande apertura del Centro Sportivo del Comando Marittimo, chiusa da una cancellata con vista sulle aree interne. Ma chi apre e pone cancelli? Chi compartimenta le aree del demanio Difesa da quelle che si auspica diventino pubbliche? Chi gestisce le aree divenute pubbliche? Chi ne cura la manutenzione, l’uso in sicurezza, l’allestimento?

Altri Arsenali storici sono cinti da alti muri e sono impenetrabili. A nessuno verrebbe in mente di demolire il muro dell’Arsenale di Venezia. Ma nei capannoni dismessi, lì si svolge la Biennale ed è un luogo visitabile. Auspico per Taranto la stessa sorte, mentre per le aree urbane ai margini, da via Cugini a via Cesare Battisti, un serio intervento di rigenerazione urbana, l’adeguamento ad un piano del colore, l’umanizzazione del contesto attraverso la cura degli spazi pubblici (verde, arredo, illuminazione). Difficilissimo!

Augusto Ressa
Architetto

1 Commento
  1. Angelo 9 mesi ago
    Reply

    Perché nn avere lo stesso interesse nel preservare l acquedotto romano di Statte che sicuramente ha un valore storico di gran lunga superiore…. Ecco lasciare al pari di quell opera la stessa pwrcentuale di muro lo renderebbe ancora più affascinante……… Credo che la città abbia più diritto di affacciarsi nel suo mare che essere rinchiusa dentro un muro

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