19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca News

Sfruttavano braccianti, sei “caporali” sono finiti nella rete

foto di Operazione anticaporalato
Operazione anticaporalato

Caporalato, i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissiariato di Manduria hanno notificato a sei persone (quattro donne e due uomini), avvisi di conclusione delle indagini a firma del sostituto procuratore, dottssa Daniela Putignano. I fatti risalgono all’estate scorsa quando, durante mirati servizi svolti dalla “task force” creata dal questore Giuseppe Bellassai per contrastare il fenomeno del caporalato nella provincia jonica, gli agenti del Commissariato di Manduria ha proceduto al controllo di alcuni braccianti agricoli, cinque originari della Tunisia e due di nazionalità rumena, trovati intenti a raccogliere angurie all’interno di un terreno situato lungo la strada che collega Maruggio a Sava.

Gli accertamenti eseguiti sul posto hanno evidenziato sin da subito chei poliziotti si trovavano di fronte ad un palese caso di sfruttamento di manodopera. I “caporali”, poi identificati, si sono mostrati particolarmente scaltri in quanto il reclutamento, la gestione dei lavoratori e il controllo sugli stessi era stato delegato a due donne, entrambe di nazionalità rumena. Non solo, per simulare l’attività illecita avevano adibito un chiosco a vendita di angurie lungo la strada proprio in corrispondenza del campo di raccolta: l’agevole posizione era funzionale per l’osservazione costante di tutto il terreno e soprattutto dei braccianti, giustificando la loro presenza quali commercianti di frutta, seppure abusivi. Le indagini hanno ricostruito la rete di persone che approfittavano dello stato di bisogno degli stranieri, per i quali il lavoro in agricoltura rappresentava l’unica fonte di sostentamento, in spregio a qualsiasi norma a tutela della loro salute e sicurezza.

Secondo l’accusa i braccianti sarebbero stati obbligati a trascorrere le prime tre notti all’interno del campo nei pressi di alcuni ruderi per poi essere collocati, tutti, all’interno del garage di uno degli indagati, luogo privo di infissi, di servizi igienici e di acqua potabile all’interno del quale erano stati creati dei giacigli di fortuna; luogo palesemente inidoneo ad ospitare persone. Allo stesso modo, lo sfruttamento delle vittime si palesava anche dal mancato rispetto di tutte le prescrizioni in tema di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, tanto che i lavoratori operavano sprovvisti di dispositivi antinfortunistici, senza alcuna preventiva visita medica.

È stata anche contestata l’assoluta violazione della normativa sugli orari di lavoro atteso che i turni di lavoro avevano una durata di gran lunga superiore a quella prevista dalla contrattazione collettiva di settore, senza la previsione di alcun periodi di riposo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche