26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

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Il nuovo Messale spiegato da don Marco Gerardo

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Il nuovo Messale spiegato da don Marco Gerardo

Il 29 novembre è entrato in vigore nelle diocesi italiane una versione “aggiornata” del Messale Romano, tesa a rendere maggiormente comprensibile il rito della Santa Messa. Mons. Marco Gerardo – Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Liturgia a Taranto e Parroco presso la Chiesa della Madonna del Carmine – ha illustrato i cambiamenti più significativi introdotti dal testo tramite un video, pubblicato sulla pagina Facebook della Parrocchia del Carmine, diventato subito virale.

La prima variazione riguarda l’atto penitenziale: all’incipit “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli” si aggiunge la parola “sorelle”, termine utilizzato d’ora in poi nella totalità delle preghiere. «Ciò corrisponde ad un principio di realtà – spiega Don Marco – in quanto la società prende atto non solo della parità dei diritti ma, soprattutto, del ruolo fondamentale della donna nella Chiesa». Inedita, specie per le nuove generazioni, suonerà la sostituzione dell’invocazione “Signore pietà” con le espressioni dal greco “Kyrie eleison” e “Christe eleison”.

«Ebraismo ed ellenismo costituiscono due polmoni culturali nei quali il Cristianesimo si è sviluppato – racconta Don Marco. Il recupero di queste espressioni sottolinea la capacità del credo cristiano di incontrare le culture e di creare interessanti connubi, costituendo una vera e propria esperienza di fede inculturata. Kyrie assume, inoltre, il significato di Gesù Risorto, perciò d’ora in poi durante le nostre richieste di perdono ci rivolgeremo a Colui che ha già dato la sua vita per noi». Cambia anche l’inno del Gloria, nel quale si dirà: “Pace in terra agli uomini amati dal Signore” sostituendo così la formula “uomini di buona volontà”.

«Si tratta di una migliore traduzione del termine eudokia, utilizzato nel Vangelo di Luca e da cui proviene questa preghiera secolare. Tradotto inizialmente come buona volontà, in realtà, l’evangelista non si riferisce alla volontà degli uomini verso Dio, bensì alla benevolenza di Dio verso i suoi figli». Particolarmente discusse sono state le variazioni riguardanti il Padre Nostro. La prima riguarda un “anche” introdotto nel passo “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. «La traduzione ci arriva direttamente dal Vangelo secondo Matteo che in realtà utilizza il verbo al passato (come anche noi li abbiamo condonati) e aggiunge alle parole di Gesù: se voi perdonerete ai vostri fratelli, Dio perdonerà a voi».

I vescovi italiani hanno, però, preferito lasciare il verbo al presente “come anche noi li perdoniamo”. Il testo così si arricchisce di un ulteriore significato: il perdono di Dio è spinta, modello e forza per imparare a perdonare. La seconda modifica avviene nella fase finale in cui “non indurci in tentazione” diventa “non abbandonarci alla tentazione”. «Dio non tenta nessuno. Per evitare ogni fraintendimento si è quindi preferito utilizzare la nuova traduzione che ci fa comprendere il senso originario delle parole di Gesù: la prova, la difficoltà, la tentazione fanno parte dell’esperienza della vita di tutti e sono quasi inevitabili. In quei momenti però possiamo essere certi che Dio non ci lascia soli». «La celebrazione della Santa Messa è il segno della fedeltà di Dio che si è preso cura dei suoi figli, e continuerà a farlo fino alla fine dei tempi – conclude Don Marco Gerardo. I nuovi testi sottolineano il primato della grazia sul merito e dell’opera gratuita di Dio sull’azione umana».

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