23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:34:41

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Il “Galeso”, eterno patrimonio poetico dell’umanità

Una suggestiva immagine del fiume Galeso
Una suggestiva immagine del fiume Galeso

Caro direttore,
è nelle intenzioni della nostra Municipalità, ed è anche nei voti di tanti cittadini, che Taranto finalmente abbia, nella Circummarpiccolo, quel “lungomare” assai suggestivo per il suo valore paesaggistico, storico e culturale. E voglio augurarmi che quel luogo definito “del cuore” possa ricomporsi nella sua bellezza anche “poetica” per quel breve, ma glorioso corso d’acqua, che ha la sua foce proprio nel “Sinus minor” del Golfo di Taranto e che “ab antico” reca il nome di Galaesus, ovvero il nostro Galeso.

Mito della poesia classica latina, patrimonio eterno di una immortale visione di pace e di serenità “Ubi pinguia culta Galaesus alluit / et parvo fluit haud inglorious alveo”. Così nelle sue “Deliciae tarantinae” (lib. I, versi 3-4) Tommaso Niccolò D’Aquino celebrò il glorioso Galeso che bagna fertili campi nel suo breve millenario andare, al tempo dei tempi, dei latini e della Magna Grecia. Nel suo libro “Pater” Cesare Giulio Viola, fa dire al padre Luigi, che è appena aggiunto Taranto dal Salento, queste parole “Dov’è il Galeso?… importa che quella fu la terra delle delizie e a guardarla dalla barca, stasera, mio padre sente che quella fu veramente la terra delle delizie”. (Edizione Scorpione, 1986, pag. 68). Ecco Mar Piccolo e sulla lunga sua linea di costa oggi può ricordare interessanti testimonianze: il Convento dei Battendieri, la Basilica di San Pietro, un frantoio ipogeo, resti di una villa romana. Sono resti di un’epoca che ha avuto topograficamente ed anche civilmente e religiosamente significativi segni di illuminata umana presenza, ma presso quella sponda sfocia il millenario “Galeso” che è un monumento non bronzeo, né marmoreo, ma di semplici acque che furono per il mondo politico romano una sorgente di vita inimitabile.

Il “Galeso” fu un corso d’acqua “mito” di pace e di virgiliana esistenza in serenità di vita e un omaggio a quel “labor vitae” che superava lo stesso “amor vitae”. Ricordo che si costituì a Taranto un comitato “Pro Galeso” proprio per restituire alla città il valore della memoria di quel breve, ma glorioso corso d’acqua; un comitato con Anna Paola Petrone Albanese, Mario Guadagnolo, Rita Scarcella, Mino Ianne, Nicola Ghizzardi, Franco Sebastio, Pierfranco Bruni, Titina Laserra, Antonio Biella e Paolo De Stefano. (Corriere del Giorno del 1° novembre 2007). Le nostre voci rimasero lettera inascoltata, tranne, se ben ricordo, un tentativo della Provincia di recuperare qualche angolo del fiume alla sorgente. E ricordo la campagna del dottore Rizzo avverso a quel cavalcavia sul fiume per dare spazio ad una autostrada. Non altro se non silenzio, mancanza di collegamenti fra varie istituzioni locali o di altra Amministrazione. Silenzio avvilente e perdente.

Ed intanto, sporcizia, pattume e occupazione altrui intorno al millenario corso d’acqua. Quel breve corso che ebbe ed ha un valore universale di poesia. La cultura locale può ricordare, suggerire, gli interventi dovuti, ma non può sostituirsi alle azioni politiche. E i politici avrebbero dovuto conoscere, sapere ed agire. Altri Comuni avrebbero operato, al di là di tutte le pratiche amministrative, alla realizzazione di un parco destinato alla vera e grande ed inimitabile poesia latina, che tutto il mondo civile ci invidia e che noi ignoriamo fatalmente. Ed ecco: Virgilio nelle Georgiche (libro IV, vv. 116-148), Orazio (Carm. II, 6) Properzio (El. II, 34 e 59-68) Sannazzaro (Eleg. III, 1° 73-74), Tommaso Niccolò d’Aquino (Deliciae tarantinae, lib. III, 263-285) e poi Marziale e Stazio e nella poesia moderna: Pascoli con il suo “Senex Corycius” con il “Fanciullino” poetica che parla del Vecchio di Taranto e del suo amore verso il mare ed il fiume Galeso, e poi il grande latinista Adolfo Gaudiglio, con il suo “Prope Galaesum”. È da non escludere Seneca che invitava i suoi amici ad andare a Taranto (Tarentum petatur…) per godere del suo illustre porto, dell’aria tiepida anche nell’inverno, e del bene cittadino un tempo ricco e sovrano. (De Tranquillitate animi, II, 13).

Ebbene, caro direttore, mi auguro, anzi con molti concittadini, ci auguriamo che il “Galeso” torni finalmente alla grandezza poetica che la poesia latina consacrò alla civiltà di tutti i tempi e che non sia più umiliato, svilito, pattumiera di una inconsapevole Taranto. Non si arriva a certi riconoscimenti nazionali di Cultura se si disconoscono i grandi valori della Cultura Classica. È la grande cultura che fa grande la politica.

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