26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

Cronaca News

Ex Ilva, “L’area a caldo non si può chiudere”

foto di L’ad ArcelorMittal Morselli
L’ad di Acciaierie d'Italia Lucia Morselli

Il rilancio della produzione, il parere atteso dall’Ue sull’accordo fra la multinazionale e Invitalia e il nodo dei provvedimenti giudiziari. Sono stati i principali temi dell’audizione dell’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli davanti alle commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera dei Deputati, sulle prospettive industriali e occupazionali degli stabilimenti siderurgici ex Ilva.

Le previsioni del mercato dell’acciaio per il 2021 sono ottimistiche ha spiegato ieri mattina la Morselli: “A causa della pandemia, nel 2020 le produzioni si sono drasticamente ridotte e chiuderemo l’anno con 3,3 milioni di tonnellate, una quota particolarmente bassa considerando le capacità produttive dell’azienda. L’anno prossimo contiamo di risalire a 5 milioni perchè la situazione del mercato ci conforta, passare da 3,3 a 5 milioni di tonnellate in così poco tempo non sarebbe possibile senza il mercato. Contiamo molto sulla posizione degli ordini, stiamo andando in quella direzione e questo conforta anche su un andamento del prezzo perchè quando il mercato si riprende ci sono riflessi positivi anche sul prezzo”. Riguardo al piano approvato la settimana scorsa con l’accordo, ha ribadito i termini: “Prevede 2,1 miliardi di investimenti da fare in 5 anni -ha ricordato la Morselli- e ci sono le spese dei grandi forni, gli interventi ambientali, gli investimenti nei forni elettrici e le manutenzioni. Il target previsto per il prossimo anno è 300 milioni”. Sugli aspetti occupazionali, Morselli ha assicurato che “nel 2025 con 8 milioni di tonnellate è previsto il ritorno alla piena occupazione, quindi di tutti i 10.700 dipendenti di ArcelorMittal Italia, non sono previsti esuberi strutturali“.

La partecipazione di Invitalia nella società mista, inizialmente col 50% e poi col 60%, passerà al vaglio dell’Unione Europea. “Dovrebbe avvenire ad inizio 2021, ci auguriamo il 31 gennaio. Anche il piano industriale, essendo collegato all’accordo di partecipazione, rimane in attesa dell’approvazione dell’Ue. E’ un piano in fortissima coerenza con l’accordo di marzo 2020”. La trasformazione green riguarderà una parte della produzione: “Il piano prevede lo spostamento verso una produzione greeen del 25 per cento di acciaio primario che verrà dai forni elettrici, il restante 75 dai forni a ciclo integrale. A questo contribuirà l’altoforno 5, uno dei forni integrali più grandi al mondo che produrrà 4 milioni di tonnellate. Il rifacimento è previsto all’inizio del 2023 e rispetta il piano ambientale”. Il futuro degli impianti siderurgici, ha aggiunto, è l’idrogeno, “ma non è un obiettivo che può essere raggiunto nei prossimi 4-5 anni”.

Sull’approvazione dell’accordo da parte dell’Ue, la Morselli si è mostrata ottimista: “Non vediamo problemi a questa autorizzazione ma abbiamo comunque messo in conto anche questa ipotesi. In caso di parere negativo dell’Ue c’è l’impegno a trovare un altro socio istituzionale in brevissimo tempo. Anche le istituzioni italiane ci hanno detto che si troverà una soluzione e comunque – ha puntualizzato- non è prevista l’uscita di ArcelorMittal dall’Italia anche nel caso remoto di mancata approvazione dell’accordo. ArcelorMittal è contenta di essere venuta in Italia, è soddisfatta del suo investimento e intende rimanere”. Il nodo più difficile da sciogliere, stando alle dichiarazioni dell’amministratore delegato, non sarebbe legato al parere dell’Ue ma ai provvedimenti giudiziari dell’area a caldo che dal 26 luglio 2012 sono sotto sequestro con facoltà d’uso.

“Gli impianti non possono essere venduti se sono sequestrati. La condizione di revoca del sequestro è una condizione legale. Non si può fare altrimenti. ArcelorMittal – ha aggiunto – non è coinvolta in nessuno dei procedimenti penali che riguardano questi impianti. Potrebbe accadere che il dissequestro porti a qualche limite, a qualche condizionamento. Potremmo allora non procedere all’acquisto”. Sulla chiusura dell’area a caldo, invocata da una parte della città per il suo impatto sull’ambiente, Lucia Morselli ha specificato che la questione “non si puo’ discutere con ArcelorMittal perchè ha in affitto gli impianti con queste caratteristiche e un affittuario non può cambiare l’assetto industriale che gli è stato affittato. Dobbiamo rispettare la struttura, non possiamo spegnerla”.

Ha fatto notare Morselli che ha preso le distanze dalla polemica sulla chiusura dell’area a caldo perchè, ha precisato, “non fa parte delle nostre capacità decisionali”. Infine, riguardo ai rapporti con l’indotto, il clima si sarebbe rasserenato: “Abbiamo lavorato per ricostruire il rapporto con l’indotto e le aziende del territorio. I rapporti con l’indotto ora sono normali, positivi e privi di tensioni” ha affermato Morselli che ha rivolto un particolare ringraziamento ai sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Mario Turco, e al Mise, Alessandra Todde, che hanno coordinato la cabina di regia insediata per la controversia dei mancati pagamenti delle fatture scadute alle imprese appaltatrici.

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