21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

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Ex Ilva, polemiche in Ue. Arcuri: È tutto in regola

foto di L’ad di Invitalia Domenico Arcuri
L’ad di Invitalia Domenico Arcuri

“L’intesa fra ArcelorMittal e Invitalia sull’ex Ilva di Taranto “non è stata notificata alla Commissione europea e dipende dalle società avvertire la Commissione se la transazione ha una dimensione europea”. In questi termini Arianna Podestà, portavoce della Commissione in materia di concorrenza, si sarebbe espressa ieri nel corso del briefing quotidiano con la stampa. Sulla questione si sono accese le polemiche. Vincenza Labriola, parlamentare di Forza Italia è intervenuta sulla questione puntando il dito contro Arcuri: “L’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, è al corrente che Arianna Podestà, portavoce della Commissione Europea in materia di concorrenza, afferma che non è stata ancora notificata nessuna richiesta di autorizzazione a Bruxelles per l’accordo con Arcelor Mittal? Eppure Arcuri in un’intervista al Corriere della Sera afferma che le richieste sono state già presentate alla Commissione Europea. E’ veramente scandaloso come il governo sta affrontando questa crisi molto delicata. Arcuri si svegli e invii tutte le carte a Bruxelles, mentre il ministro Patuanelli convochi subito un tavolo di confronto con i sindacati. C’è assoluto bisogno di un percorso chiaro e condiviso con il territorio. Non c’è più tempo da perdere”.

Queste le parole della Labriola. Stando, però, a quanto dichiarato dal commissario Arcuri in un’intervista al Corriere della Sera, pubblicata ieri, all’Antitrust di Bruxelles sono già state presentate le richieste di autorizzazione dell’intesa raggiunta da Invitalia col colosso dell’acciaio. L’ad di Invitalia ha anche manifestato il suo ottimismo sul placet di Bruxelles all’ingresso dello Stato nella società. Inoltre, Arcuri ha difeso il piano industriale, respingendo le accuse dei detrattori. Ha assicurato che è stato raggiunto “un equilibrio ragionevole fra la decarbonizzazione e la tutela del lavoro” e ha smentito che “l’area a caldo possa assicurare occupazione solo a danno della salute“ perchè“con le migliori tecnologie e il ricorso ai forni elettrici si può essere competitivi e avere cura della salute“. La presenza dello Stato, ha precisato, serve a questo.

Nella giornata di ieri, i sindacati metalmeccanici hanno chiesto un incontro urgente, per discutere del piano industriale, al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, all’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli, all’ad di Invitalia Arcuri e ai commissari straordinari. I segretari generali Roberto Benaglia (Fim-Cisl), Francesca Re David (Fiom-Cgil) e Rocco Palomblella (Uilm-Uil) hanno firmato una richiesta congiunta chiedendo ad azienda e istituzioni di “avviare con urgenza il percorso di discussione delle prospettive industriali e occupazionali“. La richiesta di un confronto è stata avanzata, hanno spiegato i segretari generali, anche sulla scorta dell’impegno assunto dal ministro Patuanelli il 30 novembre scorso. Sulle dichiarazioni della portavoce della Commissione europea interviene il movimento “Una strada diversa“ che nutre dubbi sulla ricapitalizzazione pubblica “subordinata alla non scontata autorizzazione dell’antitrust; una difficoltà confermata dalle parole della portavoce della Commissione Ue”. Inoltre, l’accordo tra Invitalia e Mittal “è soggetto a tre condizioni sospensive di difficile attuazione, tra cui il dissequestro degli impianti da parte della magistratura entro la data del perfezionamento della vendita, prevista per maggio 2022”. Sulle questioni giudiziarie pone l’attenzione anche lo Slai Cobas Taranto che sull’accordo ha assunto una posizione molto critica nei confronti dei sindacati, del Governo, dei 5Stelle e ovviamente della multinazionale. “Le condizioni poste sul piano giudiziario da ArcelorMittal (stando a notizie dei media), di dissequestro totale della fabbrica, appaiono di dubbia legalità e costituzionalità, tali da porre in discussione l’effettivo svolgimento del piano secondo questo accordo”.

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