23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 21:06:00

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Un Natale diverso e da dimenticare

foto di Babbo Natale indossa la mascherina
Babbo Natale indossa la mascherina

La settimana che va dal 20 al 26 ci introduce nel pieno clima natalizio. Anche per questa puntata della nostra rubrica il prof. Antonio Fornaro, ideatore e curatore della stessa, inizia con un suo pensiero sul Natale che è alle porte e così dichiara: “Questo Natale 2020 sarà certamente un Natale da dimenticare, il peggiore dal dopoguerra ad oggi, per i motivi a tutti noi noti. La città si è vestita a festa, e bene ha fatto, ma la tradizione è stata quella più mortificata delle altre non soltanto perché priva delle nostre belle e care processioni, ma anche perché lo stesso cenone e il pranzo di Natale non potranno vedere più le classiche tavolate che riunivano presso la stessa mensa le famiglie con i figli e i rispettivi nipoti, perché le norme vigenti lo vietano.

Anche i presepi si sono adeguati ai nostri tempi non certamente felici e hanno messo anche sul volto della Madonna e di San Giuseppe la mascherina chirurgica, emblema indelebile di questo anno certamente da dimenticare. La stessa Chiesa è in difficoltà perchè dovrà anticipare tra le 19 e le 20 quella che era la Veglia notturna della mezzanotte di Natale. Pertanto chi vorrà recarsi in Chiesa non potrà rispettare il tradizionale Cenone”. Questa settimana si festeggiano i Santi Zeffirino, Pietro Canisio, Francesca Saveria Cabrini (alla Santa è intitolato un istituto superiore di secondo grado a Taranto), Adamo ed Eva, Stefano (patrono di Biella, Prato e dei Diaconi), Vittoria, Giacobbe e Rachele. Questa settimana la Madonna viene festeggiata sotto i seguenti titoli: Verginità di Maria Santissima, Nostra Signora di Betlemme e il Rendimento di Grazia alla Beata Vergine Maria.

Questi i detti della settimana: “Il cane morde lo straccione”, “Verdura cruda e donne nude fanno male alla salute”, “Il fuoco dice: non ti coricare!”, “Il letto dice: non ti alzare”, “Anche le pulci hanno la tosse”, “Anche i pidocchi hanno l’affanno”, “Chi resiste all’oro vale più di un tesoro”. Queste le effemeridi di Giuseppe Cravero relative alla settimana in esame: il 24 dicembre 1968 Paolo VI visita a Taranto l’Italsider. Il 20 dicembre 1935 viene approvato ufficialmente lo stemma di Taranto che riproduce un fanciullo nudo che cavalca un delfino con un drappo avvolto al braccio sinistro e un tridente nella destra. In alto una conchiglia separa la parola Taras, il nome greco di Taranto. Il 21 dicembre 1963 esce il settimanale cattolico “Dialogo” a firma del direttore Nino Badano. Il 25 dicembre 1636 si incendiano l’organo e il soffitto del Duomo di San Cataldo.

Il 26 dicembre 1921 la Marina Militare regala al Comune di Tarato il busto bronzeo di Leonardo da Vinci la cui nave affondò il 2 agosto 1916. Il 23 dicembre 1710 l’Immacolata viene eletta protettrice di Taranto per lo scampato terremoto. Il 26 dicembre 1936 muore il pittore tarantino Francesco Paolo Parisi al quale è intitolata una strada cittadina. Il 25 dicembre 1964 crolla il tetto della Chiesa di San Domenico. Questo il commento della settimana di Fornaro relativo alla Novena di Natale in corso, alla Vigilia e alla festa di Natale e a quella di Santo Stefano. Fornaro ricorda che quello della Novena di Natale è soltanto un pio esercizio che si diffuse nella pietà occidentale del Medio Evo e dell’epoca moderna. La Novena di Natale fu eseguita per la prima volta in una casa dei Missionari Vincenziani di Torino nel Natale del 1720 e continuò nella Chiesa dell’Immacolata da dove si diffuse prima in Piemonte e poi nel resto d’Italia.

Per quanto attiene la Vigilia di Natale Fornaro ricorda che prima del Covid-19 non tutti i tarantini rispettavano il rito tradizionale del digiuno della vigilia in attesa del cenone. Pertanto gli adulti non mangiavano le pettole ma era permesso soltanto ai bambini e ai ragazzi fino ai 18 anni. Mentre il cenone dell’Immacolata viene ricordato in dialetto con il nome di “sgranatorie” quello di Natale viene indicato con il nome di “strafueche” per intendere che doveva terminare intorno alle 22 per dar inizio alla bella cerimonia, ormai dimenticata, di far nascere Gesù Bambino nella intimità della propria casa formando una processione dal portone, fino all’uscio della propria casa, che affidava nelle mani del più piccolo della famiglia la statuina di Gesù Bambino. Poi tutti in Chiesa per la Messa di mezzanotte.

Fornaro ricorda che nel 1956 fu lui, nella Chiesa della Madonna della Salute, a tenere una predica di Natale perchè i Gesuiti affidavano il lungo testo al più bravo tra gli alunni di prima media. Alle 2 di notte dall’abbattuta chiesa della SS. Trinità, a cura dell’omonima confraternita, aveva inizio la processione notturna de “ ‘U Bammine curcate”. Questa terminava a mezzogiorno del 25 dicembre nella affollatissima Piazza Castello con il volo delle mongolfiere inneggianti a Gesù Bambino. Questa processione si è svolta fino al 1973. Poi tutti a casa per il pranzo di Natale con la immancabile letterina sotto il piatto e i giochi della tradizione. L’indomani, 26 dicembre, si consumavano gli avanzi del giorno precedente e nel presepe si collocava, nella grotta, la statuina di Santa Anastasia, la scaltra fanciulla che, simulando di portare sotto lo scialle un bambino, ma in realtà era solo un sasso, vide Gesù Bambino e la Madonna trasformò quel sasso in un bimbo che la leggenda vuole fosse Santo Stefano, il primo martire della Chiesa. Auguri di Buon Natale a tutti!

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