12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Cultura News

I paradossi della società liquida

foto di Fedez e Chiara Ferragni
Fedez e Chiara Ferragni

Alcuni giorni fa Mario Guadagnolo, su queste pagine, lancia in resta, tuonava contro l’iniziativa presa dalla direttrice del MARTA che, per incrementare l’affluenza al Museo, aveva contattato la nota influencer Ferragni, immagino previo prestabilito cachet. Un fatto che aveva indignato Guadagnolo che essendosi formato in un contesto socio culturale in cui la visita al Museo veniva indotta da un progressivo sviluppo della conoscenza della storia, della sensibilità al bello e dalle molteplici curiosità, in sintesi da una autonomia intellettuale, mal digeriva che tutto questo venisse ignorato a favore di una ben più sbrigativa spinta, di tipo, spero, involontariamente mercantile, a visitare il Museo.

E fin qui uno se la può cavare, con una alzata di spalle, con l’espressione “è un altro segno dei tempi” considerandolo uno dei tanti (mis)fatti che hanno sovvertito le azioni frutto di una faticosa attività del pensare a favore di una meno faticosa adesione passiva al messaggio di una signora che come lavoro “influenza” gli altri. E consolando il corrusco Mario facendogli osservare che la ricezione di altri tipi di messaggi richiede orecchie sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda. Ma se queste orecchie non ci sono la comunicazione diventa molto problematica. Il fatto, però, ancora più singolare, dal mio punto di vista, è avvenuto con la premiazione della Ferragni e del suo compagno Fedez, Ferragnez come vengono usualmente apostrofati sempre per essere molto sbrigativi, con l’Ambrogino d’oro da parte del Comune di Milano per aver “influenzato, la prima, i suoi followers a trovare fondi per le Terapie Intensive dell’Ospedale S. Raffaele e il secondo per aver “convinto” i suoi followers, ad usare la mascherina. Enorme lavoro concettuale! Ambrogino d’oro che, ricordo, è stato attribuito, in altre occasioni, a persone del calibro di Luigi Cavalli Sforza noto per i suoi fondamentali studi sulla Genetica di popolazioni e Alberto Mantovani, noto immunolgo dell’Humanitas di Milano.

Cosa sta a dimostrare questa “equiparazione”? Sta a dimostrare il riconoscimento di una tecnica, quella dell’influencer, meritevole della approvazione della comunità che è esemplificativo del noto aforisma “il fine giustifica i mezzi”, salvo poi il dover accettare con gli stessi mezzi altre finalità “non utili” alla comunità. Questa approvazione fa il pari con quella che ottiene, ad esempio, Bill Gates che con la sua Fondazione a sostegno della Organizzazione Mondiale della Sanità o dello sviluppo delle popolazioni africane. Guadagni, quelli di Gates, realizzati anche grazie, e qui sta il paradosso, a colossali evasioni fiscali con la scelta di sedi legali nei cosiddetti paradisi fiscali. Negli ultimi anni è stato fatto un calcolo di 16 miliardi di dollari circa di evasione. Ovviamente in buona compagnia di altri colossi del Web. E quindi finalità eticamente apprezzabili ottenute con mezzi eticamente condannabili. Conclusione. Se non si discute il modo per il raggiungimento di un obbiettivo e si guarda solo al risultato che si vuole ottenere non si deve poi sacramentare su quali conseguenze ci saranno. Nel caso della Ferragni la moltiplicazione di coscienze ormai inebetite. Con buona pace, purtroppo, di Mario Guadagnolo.

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