22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca News

Ambiente Svenduto, l’ultimo testimone

foto di Processo Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

Con l’interrogatorio dell’ultimo testimone il maxiprocesso “Ambiente svenduto” si avvia verso la fase finale. Nell’udienza in calendario lunedì è prevista l’ultima parte dell’esame dei difensori e del controesame da parte del pm del professor Giuseppe Pompa. Ordinario di tossicologia veterinaria dell’Università degli Studi di Milano, Pompa è un teste chiave della difesa in quanto si è occupato, nella sua maxi perizia, della presenza di sostanze inquinanti rintracciate dai periti dell’accusa nei mitili di Mar Piccolo, nella carne e nel latte degli allevamenti ovicaprini che negli anni 2008- 2010 si trovavano nelle vicinanze dello stabilimento siderurgico.

Una delle imputazioni più pesanti che gravano su Fabio Riva e gli ex vertici dell’Ilva, con quella di disastro ambientale, è avvelenamento di sostanze alimentari poiché, secondo la tesi accusatoria, diossine, idrocarburi policiclici aromatici, pcb e metalli pesanti, hanno contaminato terreni e foraggi dei quali gli animali si cibavano e, di conseguenza, anche il latte che producevano. Nelle tre precedenti udienze in cui è stato ascoltato, il perito ha fornito una lettura diversa da quella dell’accusa, illustrando la sua ricerca e spiegando per quali ragioni è giunto alla conclusione che le diossine e le altre sostanze nocive trovate nelle cozze non sono quelle prodotte dalle emissioni del Siderurgico. Da diversi mesi il processo ruota intorno a temi di carattere scientifico con le perizie di medici, ingegneri chimici e altri esperti in materia, sulle quali i difensori fanno leva per confutare i testi dell’accusa e, soprattutto, le perizie chimiche ed epidemiologiche. Dopo gli ingegneri chimici Giancarlo Fruttuoso e Dino Musmarra, nelle ultime udienze sono stati esaminati il professor Marco Novelli, docente di scienze statistiche e il professor Francesco Violante, docente di medicina del lavoro dell’Università di Bologna e direttore dell’unità operativa di medicina del lavoro delle aziende sanitarie di Bologna.

Entrambe le testimonianze hanno puntato l’attenzione su diversi aspetti delle indagini epidemiologiche mettendone sollevando una serie di dubbi. Rispondendo alle domande poste in aula, i testi hanno spiegato le ragioni tecniche sulla scorta delle quali non ritengono “scientificamente valide le conclusioni delle perizie” dell’accusa sugli effetti dell’esposizione a breve e a lungo termine agli inquinanti e sulla correlazione di malattie e morti con l’inquinamento atmosferico. Gli esiti, sempre secondo le conclusioni delle perizie della difesa, sarebbero “gravati da alto tasso di errore” e conterrebbero “forzature” nell’interpretazione dei dati, fra cui quelli relativi all’incidenza di tumori e ai decessi. In sintesi, secondo il professor Violante, “l’analisi dei periti è gravata da molti fattori” che ne dimostrerebbero “l’inaffidabilità sotto il profilo scientifico” e sui risultati “emergono numerose perplessità e criticità”. Mentre il professor Novelli, oltre ad approfondire gli aspetti statistici, contestando il metodo di analisi utilizzato dai periti dell’accusa, ha spiegato che “uno studio epidemiologico non è in grado di costituire una prova in un procedimento penale”.

Saranno i giudici della Corte, il presidente Stefania D’Errico, il giudice togato a latere Fulvia Misserini e i giudici popolari, a valutare le perizie di accusa e difesa e a trarre le loro conclusioni quando entreranno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Un momento ancora lontano considerando che terminata l’attività istruttoria, le diverse parti processuali potranno chiedere un’integrazione delle prove documentali o testimoniali avvalendosi di quanto previsto dall’articolo 507 del Codice di procedura penale. Quindi potranno avanzare richieste di produrre altra documentazione, di ascoltare nuovi testi o di riascoltare alcuni di essi se sono emerse nel corso del dibattimento circostanze nuove o da chiarire. Richieste che, non è difficile prevederlo, sicuramente saranno avanzate.

Sull’ammissione deciderà la Corte che valuterà se ulteriori attività istruttorie sono assolutamente necessarie ai fini della decisione. Non è da escludere, inoltre, che alcuni dei 44 imputati (più tre società) possano rendere dichiarazioni spontanee. Chiusa l’attività istruttoria si aprirà la discussione. La parola passerà all’accusa, alle parti civili e infine alla difesa.

 

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