27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

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L’antisemitismo nel libro di Luigi Lo Papa

foto di Luigi Lo Papa
Luigi Lo Papa

Di interrogarci sul senso di immani tragedie come la Shoah non dovremmo stancarci mai. Per farlo compiutamente abbiamo bisogno di sempre nuovi strumenti di indagine, capaci di rafforzare la nostra appartenenza al genere umano. Sotto questo profilo, il saggio di Luigi Lo Papa, intitolato Antisemitismo – Dal pregiudizio all’odio razziale (Radici Future, 2020) – è un ottimo strumento di conoscenza che si contraddistingue per la chiarezza e lo stile divulgativo.

L’autore, laureato in Filosofia e con una lunga e prestigiosa militanza nella Cisl ed in particolare nella rappresentanza ai più alti livelli del mondo scolastico, propone un’analisi dettagliata dell’inquietante fenomeno che ha fatto degli ebrei il bersaglio privilegiato di persecuzioni e violenze, fino all’agghiacciante piano di annientamento voluto e attuato dal nazismo. Punto di partenza del ragionamento è l’approccio di Jean-Paul Sartre al tema della questione ebraica. È il 1947, l’Europa è ancora scossa dagli orrori della guerra e da tutto ciò che emerge dai racconti di chi è riuscito a sopravvivere alla follia dei campi di concentramento. Il filosofo francese inquadra la vicenda del popolo ebraico prospettando una soluzione politica, precisamente marxista, al tema dell’antisemitismo. È da qui che l’autore, prendendo spunto proprio dall’interpretazione sartriana, inizia la sua disamina dell’antisemitismo come fenomeno religioso, storico e culturale.

La sua analisi, ricca di riferimenti bibliografici e di rimandi ai testi sacri, fa i conti innanzitutto con il ruolo e la funzione delle religioni monoteiste le quali, nel corso della storia, non sono state esenti da errori e colpevoli omissioni. Abbondano infatti, nel corso dei secoli, i libelli e la predicazione di varia derivazione e natura Adversos Judaeos. Dunque nessuno può chiamarsi completamente fuori, sebbene nel testo non si manchi di rilevare che non pochi sono stati i gesti di coraggio e di umana solidarietà che hanno consentito a molti ebrei di sfuggire alle persecuzioni razziali. Tuttavia il problema di fondo, cioè l’attitudine alla violenza e alla negazione delle altrui culture, rimane irrisolto: in Italia, per ci tare un dato riportato nel libro, il 15% della popolazione si dichiara antisemita. È evidente, se così stanno le cose, che non abbiamo fatto tesoro degli insegnamenti della storia. Di qui l’importanza della riflessione di Lo Papa che a buon diritto va ad irrobustire la già copiosa produzione letteraria, storica e filosofica sul tema del razzismo e dell’antisemitismo.

Un patrimonio di idee e di approfondimenti da mettere al servizio degli studenti e delle nuove generazioni. Perché non dobbiamo mai dimenticarci che nel 1933, in Germania, con le cosiddette Bücherverbrennungen fu pianificato e realizzato il più grande rogo di libri della storia contemporanea. Questo per ribadire, qualora ce ne fosse bisogno, che le dittature e i totalitarismi temono il libero pensiero e la cultura, considerati alla stregua di nemici da abbattere. Lo Papa, con il suo bel saggio, ci ricorda invece che della cultura non possiamo fare a meno, tanto più in un periodo storico come quello attuale in cui, per dirla con il saggista israeliano Yuval Noah Harari, la censura non opera bloccando il flusso di informazioni, ma inondando le persone di disinformazione e distrazioni. Per provare a schivare questi rischi, i libri sono l’antidoto migliore. Il Giorno della Memoria si avvicina e per gli insegnanti che ritroveranno in classe (si spera) i propri studenti un testo come quello di Luigi Lo Papa potrebbe rivelarsi assai prezioso.

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