19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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L’iniziativa del Lions Club Taranto Aragonese

La pandemia sta riscrivendo l’elenco delle priorità, In Italia e nel mondo. Nel nostro Paese, in particolare, ha smantellato luoghi comuni che avevano pervaso le opinioni politiche a sinistra come al centro ed a destra in materia di salute: lo smantellamento della sanità pubblica, il taglio selvaggio di ospedali e presidi sanitari spacciato per razionalizzazione e addirittura per miglioramento qualitativo delle prestazioni, le riduzioni di personale anche per mancato turn over, la suicida politica del numero chiuso a Medicina e, soprattutto, il ridottissimo numero di posti nelle scuole di specializzazione… Almeno a parole, nessuno predica più la bellezza di una sanità “privata” o privatizzata (che è lo stesso) e per di più “minima”.

Anche se i provvedimenti concreti tardano ad arrivare. Insieme col ripristino della sanità pubblica ed estesa sul territorio, altri temi sono balzati in testa all’agenda. Anche qui, provvedimenti pochi, ma almeno una dichiarata presa in carico dell’importanza di tutto il comparto dell’istruzione e ricerca. Anche qui rivalutando il ruolo pubblico. E cominciando, timidamente, a considerare il comparto come un sistema integrato che, per esempio, vede nel trasporto pubblico (anch’esso strozzato e massacrato negli anni, anch’esso devastato da una ventata “privatistica” che, come si è visto, è servita a massimizzare profitti di pochi oligopolisti ed a privare le popolazioni di servizi essenziali, dagli autobus ai treni alle autostrade) una componente essenziale, tanto quanto l’edilizia, la dotazione di attrezzature e forniture, la politica di reclutamento e formazione continua del personale (non solo docente, ma essenzialmente docente). E poi c’è il telelavoro, componente essenziale dello “smart working”.

Insieme con sanità, trasporti, istruzione & ricerca, un’altra questione – molto connessa soprattutto con quest’ultimo comparto – è balzata prepotente in cima alle priorità: il cosiddetto “digital divide”. Ovvero l’abisso che separa non solo nella dotazione ma anche nella possibilità di accesso all’informazione a distanza, alle telecomunicazioni veloci ed efficienti, le zone più ricche e quelle più abbandonate. Una mappa a pelle di leopardo, ma con una devastante concentrazione di vuoti nel Mezzogiorno. Imponendo alla scuola, fra le altre cose, la didattica a distanza (nota anche con l’acronimo dad), la pandemia ha messo a nudo quanto sia drammatico il “digital divide”.

Così come (ma questo è un altro segmento del discorso; ne riparleremo) ha inquadrato sotto potenti riflettori la inadeguatezza di un modello di istruzione che per certi versi è addirittura pregutenberghiano, se non addirittura legato all’oralità primaria (il tempo in cui la scrittura non era stata ancora inventata). La dad presenta, insieme con altri di natura prettamente didattica e ad altri legati al rapporto interpersonale, delle criticità di natura tecnica, tecnico-economica e sociale. Problema tecnico numero uno: connessioni assenti, lente o inadeguate. Problema affrontabile solo a livello governativo. Problema tecnico-economico numero due: mancanza di personal computer (o comunque di apparati con schermi abbastanza grandi: solo un deficiente può credere che attraverso lo schermo di un telefonino si possano seguire, interagendo per di più, cinque/sei ore continuative di lezioni, interrogazioni, esercitazioni) nel 33% circa dei nuclei familiari italiani (percentuale che nel Sud supera il 40%).

Problema che può essere affrontato, insieme con lo Stato, beninteso, tanto dalle Regioni e dagli enti locali quanto, in una logica di sussidiarietà, dall’associazionismo, dal volontariato sociale, dai club service. Problema tecnico-economico e sociale numero tre. Molte famiglie, anche numerose, abitano in appartamenti piccoli e, quando ce l’hanno, hanno un solo computer (o apparato assimilato): solo il 22% delle famiglie possiede più di un computer o tablet. Immaginate due genitori che lavorano, in smart working, e due figli, che seguono le lezioni in dad: occorrerebbero, oltre ad una potente connessione, quattro personal computer e quattro stanze dotate di una almeno elementare scrivania (tanto lo smart working quanto la dad in cucina o nel bagno presentano qualche difficoltà…). E ci fermiamo per ora qui. Sul piano della sussidiarietà, una bella iniziativa – intitolata “Accorciamo la… distanza” (la locandina è di Grazia Vietri) – è quella assunta dal Lions club Taranto Aragonese (presidente Angela Matera), insieme con il Leo club Taranto Aragonese (presidente Nicla Chialà) e l’associazione Pane e Pc (presidente Francesco Settembre), in adesione ad un appello del Comune di Taranto, assessorato ai Servizi sociali: una raccolta di materiale informatico e personal computer usati, ormai non più adoperati, che Pane e Pc ha rigenerato riassemblato ed aggiornato, messi a disposizione di studenti e famiglie in condizione disagiate.

Ai pc che ne erano sprovvisti sono stati poi aggiunti microfoni e webcam, acquistati dall’Aragonese, per consentire di fruire della dad. Una prima consegna di 40 pc riassemblati è stata effettuata alla parrocchia della Sacra Famiglia; buona parte donata dall’Inail della Puglia (direttore Giuseppe Gigante). Altri 25 pc sono in fase di riassemblaggio. Nella foto, il vicedirettore della sede di Taranto dell’Inail, Guglielmo Leo, il presidente di Pane e Pc, Francesco Settembre, ed i soci del Lions Aragonese Piero Dell’Anno e Loris D’Andria, durante la consegna dei pc. La raccolta, peraltro, continua.

 

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