17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

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Il libro di don Agresta

“Io sono Giuseppe il vostro fratello” è il titolo dell’ultimo libro di don Carmine Agresta (per le Edizioni Vivere In, pp.98, € 10.00) che raccoglie spunti di meditazione sulla figura del Patriarca Giuseppe, argomento della scuola della Parola tenuta nella parrocchia tarantina intitolata a Sant’Antonio da Padova nel corso dell’anno pastorale 2015-2016. L’attualità del testo è apparsa evidente specialmente dopo la presentazione dell’enciclica di Papa Francesco intitolata “Fratelli tutti”. Guidati dalla figura da Giuseppe, il cammino proposto da don Carmine mira a rendere ciascuno consapevole del fatto che riconoscersi e vivere da figli e fratelli non è affatto scontato.

“Che cerchi?” Egli rispose: “Cerco i miei fratelli” (Genesi 37, 15-16). Questa è la domanda forte che muove il protagonista in tutto il suo percorso. Tutta la sua storia occupa ben tredici capitoli del Libro della Genesi, trattando anche delle vicende della sua famiglia, che presenta problematiche simili a quelle di tante altre, di ieri e di oggi. Vi si narra infatti di conflitti e di riconciliazioni ma soprattutto di un cammino di conversione “del cuore dei padri verso i figli e del cuore dei figli verso i padri” (Mal 3, 24). Attraverso la vicenda di Giuseppe e quella dei suoi fratelli siamo invitati a riflettere sui vari rapporti (di amicizia, parentela e il lavoro) che strutturano la nostra vita. Sono rapporti di amore (come quello che lega Giuseppe al padre Giacobbe), di rispetto (come quello vissuto da Ruben), di correttezza e di lealtà (come quello tra Giuseppe e Potifar), ma anche relazioni di odio e di rifiuto (come quello dei fratelli nei suoi confronti) e di inganno (come quello he vive la moglie di Potifar).

La meditazione sulla figura del protagonista sul suo modo di leggere la realtà e di vivere i rapporti umani può costituire per noi uno stimolo a riflettere sull’autenticità delle nostre relazioni. Ma è soprattutto un’occasione per riconoscere che la fraternità è un cammino che, anche quando passa attraverso la negazione, può essere vissuta e sanata, se veramente voluta e desiderata. E alla fine la storia di Giuseppe ci ricorda che fratelli non si nasce ma si diventa. Apparentemente sembra un testo molto laico, dove Dio non parla, non fa miracoli, non interviene. Ma è Lui il protagonista nascosto che agisce e conduce la storia, non oltre la nostra libertà e le nostre scelte, ma dentro di esse. Solo uno sguardo di fede (quello che a un certo punto Giuseppe manifesterà) porta a riconoscere la presenza di Dio, facendo risultare evidente che è Lui a guidare le vicende umane, anche se segnate dal male e dal peccato, con la Sua provvidenza che emerge in totale tenerezza e misericordia.

 

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