04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 20:35:00

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Il Cristo di Silone, dai testi di Kazan a Fontamara

foto di Lo scrittore Ignazio Silone
Lo scrittore Ignazio Silone

Sulla rivista ‘Information’ dell’editore Oprecht di Zurigo, Silone pubblicò in lingua tedesca dal 1932 al 1934 una serie di articoli, quasi tutti riguardanti il fascismo e la Chiesa cattolica. Questa tematica sarà ripresa in forma organica e teorica in ‘Der Fascismus. Seine Entstehung und seine Entwicklung’ (1934) (Il fascismo. Origini e sviluppo, pubblicato in italiano da SugarCo Edizioni,Varese 1992, intr. di Domenico Sini) e farà da sfondo nei veri romanzi e racconti a partire da Fontamara (1933) e da ‘Die Reise nach Paris’ (1934) ( Il viaggio a Parigi).

Nel n° 6 di ‘Information’ (Dicembre 1932) apparve il più sorprendente e inatteso dei saggi ‘Der Christus von Kazan’ (Il Cristo di Kazan), dove Silone parla per la prima volta non della Chiesa, ma di Cristianesimo. E’ un’indagine condotta, come negli altri saggi, con criteri marxisti. Basti pensare alla frase:”…i cristiani produssero Cristo”, dove chiaramente la religione viene intesa come una sovrastruttura. Dopo aver fatto rilevare che molto difficilmente nuovi testi potranno mettere in forse la nostra interpretazione delle origini del Cristianesimo, Silone osserva che sull’attività dei primi cristiani abbiamo solo poche frasi di Tacito e di Svetonio, i quali, però, “…di Cristo stesso non danno […] alcuna certezza e che gli stessi Vangeli sono prodotti postumi o apocrifi, […]. Gli apocrifi possono aver un immenso valore se contribuiscono a spiegarci come i cristiani produssero Cristo, come comunità religiose si crearono il loro fondatore […], sia che egli sia esistito realmente o meno”.

I frammenti slavi della ‘Guerra giudaica’ di Giuseppe Flavio rinvenuti a Kazan, che Robert Eisler studiò nel suo lavoro in chiave sociologica e che Silone accoglie, contengono alcuni frammenti che si riferiscono all’arresto e alla condanna di Cristo da parte dei Romani, con una nota – quasi una scheda segnaletica – sul suo aspetto fisico (piccolo di figura, curvo, naso lungo, con sopraciglia attaccati, con capelli radi con la riga nel centro secondo l’usanza dei Nazareni e con piccola barba, sofferente, triste, curvo, ingobbito, deriso dai compagni) e sui suoi atteggiamenti. Questa descrizione trova riscontro nelle parole di Isaia 53,2 (“Non ha apparenza, né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere.”) e di Luca XIX, 1-4 (“ Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura […]”). Sono autentici i testi di Kazan? – si chiede Silone.

“Alcuni lo affermano, per altri sono interpolazioni ebraiche, per altri ancora interpolazioni cristiane. Il Cristo di Kazan sarebbe allora solo una creazione fantastica del vecchio traduttore slavo di Giuseppe Flavio, una creazione fantastica del secondo secolo dopo Cristo, che si aggiungerebbe alle numerose figure di Cristo che furono create dalle comunità cristiane e di cui si sono conservate molte leggende. […]. Non corrisponde il Cristo di Kazan a quel Cristo sconosciuto che visse realmente? Se ne può dubitare, ma questo dubbio ha scarsa importanza, perché ‘quel Cristo’ è vissuto, forse non in Palestina ma in ogni modo a Kazan.[…]. E’ un testimone storico, come lo sono anche l’asino crocifisso, che si scoprì in una catacomba romana, come il Cristo-Imperatore dei Bizantini, il Cristo-artigiano della corporazioni medievali, come il Cristo-giudice dell’anno mille, il Cristo-carnefice dell’Inquisizione , […], il Cristo-cittadino di Voltaire, […], il Cristo anarchico di Tolstoi e il Cristo sovietico della ‘chiesa vivente’. Non tutti questi riflessi di Cristo corrispondono palesemente al Cristo sconosciuto che forse è vissuto realmente? Ma essi tutti sono anche vissuti. Sono il Cristianesimo.”

Silone parla con partecipazione di questo Cristianesimo primitivo, vissuto a livello di comunità fuori dai crismi ufficiali, perché lo ritiene più genuino e più spontaneo. Per lui la “verità vissuta” si realizza anche in quelle forme e figure non accettate dalla Chiesa. Proprio nelle ultime frasi che abbiamo riportato, nella forza con cui sono state scritte, ci pare di poter cogliere implicitamente il rifiuto ad accettare la “veneranda struttura” della Chiesa. Trentasei anni dopo, in ‘L’avventura di un povero cristiano’ ( Milano 1976, I° ed. 1968 ) sarà molto più chiaro. I dogmi, affermerà “presto o tardi finiscono col manifestarsi quello che sono: le verità proprie ed esclusive della Chiesa, il suo patrimonio spirituale, quello che la distingue dalle altre chiese anche cristiane: in una parola la sua ideologia.

Non più, dunque, messaggio del Padre ai figli […], ma prodotto di una determinata cultura […], elaborazione millenaria di una comunità chiusa […]. Ma che diventa il povero Cristo in una sovrastruttura? […]. Fortunatamente Cristo è più grande della Chiesa” (pp.40-41). Forse Silone si sentì molto vicino a quel Cristo, allorché parlò di se stesso come “ transfuga” di un partito “che ha una struttura somigliante a quello di una Chiesa” (p.41) Collegando il primo scritto di Silone con l’ultimo suo romanzo pubblicato in vita ‘L’avventura di un povero cristiano’, ci pare che emergano due linee del pensiero di Silone, una chiara, la celebrazione della spontaneità del sentimento religioso che ci porterà fino alla figura di Celestino V, un papa che dopo un mese rinunciò, per vivere in solitudine, e una implicita la condanna della Chiesa ufficiale – si pensi alla figura di Bonifacio VIII, un papa dedito più alla politica che alla religione, condanna che sarà costante in tutte le opere dello scrittore. Si possono leggere oltre a “ Il Cristo di Kazan”, di cui ho riportato alcuni brani dalla mia traduzione, apparsa nella rivista ‘Persefone’, Taranto, anno 1994, pp.38- 43, anche i miei lavori:’Silone in Svizzera’ (1929-1944) in ‘Beiträge zur Romanischen Philologie’, XXVII/1988, Heft I, pp.101-109; e ‘Die Reise nach Paris’ in ‘La civiltà dei Licei, Anno I, n° 9 1993, pp. 38-43. Robert Eisler, Die messianiche Unabhängigkeitsbewegung vom Auftreten Joh. des Täufers bis zum Untergang Jak. des Gerechten. Heidelberg 1929. I brani di Isaia e Luca sono tratti da La Sacra Bibbia, Edizione ufficiale della CEI, Roma 1974, p. 768 e p. 1076. Silone li riporta nel suo scritto in tedesco.

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