20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

foto di Il primo vaccinato anti-covid a Taranto
Il primo vaccinato anti-covid a Taranto (foto Francesco Manfuso)

«Dottore, adesso pensate a mia figlia ottantunenne…». Una donna di novantasette anni, domenica dopo aver fatto la vaccinazione anticovid, si è subito preoccupata della sicurezza della sua primogenita, dieci figli in tutto. E’ uno dei tanti aspetti, singolare e per certi versi divertenti, raccolti durante la domenica dedicata al “Vax day”. Ce lo racconta direttamente Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto. Ma prima di arrivare a quanto accaduto sul filo di lana in una domenica vissuta dal punto di vista sanitario, qualche domanda.

La prima, da uomo della strada, forse insidiosa proprio per questo: privilegio o atto dovuto il fatto che personale medico e paramedico si sottopongano al vaccino?
«Insieme agli anziani ospiti di istituti di ricovero, gli operatori sanitari sono in cima alla lista delle persone da vaccinare. Quella di domenica scorsa è stata una vaccinazione simbolica fatta sul personale che si troverà a stretto contatto con quanti si sottoporranno al vaccino nei prossimi giorni».

Vaccino e produzione. Quante le dosi arrivate, quante ne arriveranno a breve?
«E’ della “Pfizer”, vaccino americano partito per l’Italia dagli stabilimenti belgi: 505 dosi per la nostra regione, 80 di queste destinate alla nostra provincia; a giorni comincerà ad arrivare un carico di 24mila dosi settimanali, facendo entrare nel vivo la campagna vaccinale, con le priorità ormai note a tutti, dunque anziani e ricoverati, operatori sanitari e, a seguire, rappresentanti delle forze dell’ordine, insegnanti e farmacisti, A 97 anni chiede il vaccino per la figlia di 81 L’INTERVISTA. Il dottor Conversano racconta il vax-day La vaccinazione del dottor Conversano (foto Francesco Manfuso) fra le categorie che per motivi di lavoro sono più esposte al contagio; in prima istanza, tocca a persone che per età o patologie croniche, hanno diabete, cardiopatie e broncopatie: questi soggetti, più di altri, possono accusare gli effetti più dannosi provocati dal Covid-19».

Vaccinazione obbligatoria?
«Nel nostro Paese questa vaccinazione non è obbligatoria, dunque è su base volontaria; subito un distinguo: quando parliamo di operatori sanitari, dunque di medici, che hanno nel codice deontologico il “fare tutto il possibile per evitare contagi e il diffondersi di malattie”, esiste l’obbligo del vaccinarsi; come sottolineato da molti presidenti degli Ordini dei medici, per noi operatori sanitari la vaccinazione diventa obbligo deontologico ed etico prima che un obbligo di legge».

Perché i cittadini devono sottoporsi alla vaccinazione, direttore?
«Intanto perché credo che sulla pericolosità di questa pandemia non ci siano più dubbi; forse solo qualche matto può pensare che il Covid non esista; è una malattia grave che produce centinaia di morti al giorno: qualcuno dice “tanto sono anziani” – ed è bene ricordare che, fra questi, potrebbero esserci congiunti di chiunque, miei e suoi, i nostri affetti più cari che non meritano di morire così soltanto perché lo abbiamo deciso noi – ma non è vero, perché si ammalano persone con sintomatologie gravi, muoiono persone che non hanno novant’anni ma che sono più giovani, quindi è pericoloso; finora io e i colleghi abbiamo combattuto a mani nude contro questo virus, bloccando in casa, in isolamento, in quarantena tanta gente: adesso, finalmente, abbiamo un’arma e non utilizzarla sarebbe da folli».

Direttore, volessimo dare numeri: la percentuale dei contagi: stazionaria, in aumento, in diminuzione?
«Pensiamo a questo dato: nonostante la prima e la seconda ondata, il 90% della popolazione italiana non ha mai avuto contatto con il virus, pertanto non ha ancora il sistema immunitario per combatterlo; ecco, perché, non appena abbassiamo la guardia aumentano i contagi e, con questi, i morti; a seguire, intervengono lockdown più o meno decisi per cercare di evitare il contagio specie in queste giornate di festa: in questo momento tutto dipende dai nostri comportamenti; mano a mano che aumenterà la copertura vaccinale potremo riappropriarci di una vita più serena e tornare alle vecchie abitudini».

Stiamo rispettando i tempi e di quanto ancora abbiamo bisogno per assicurare una copertura locale e nazionale?
«Difficile fare una stima. Di questo vaccino ancora non conosciamo una cosa importante: sappiamo che questo è sicuro, efficace al punto che permette al 90-95% dei vaccinati di evitare che si manifesti la malattia: solo con il passare dei mesi comprenderemo quanto questa vaccinazione riuscirà ad impedire anche l’infezione; quindi, sapere che un vaccinato non solo non si ammala, ma non potendosi infettare non è contagioso per gli altri; è questo l’aspetto decisivo per capire di che percentuale di vaccinati avremo bisogno per avere la famosa “immunità di gregge”: in sostanza, se riusciamo ad impedire l’infezione, sarà sufficiente una copertura più bassa e debellare la malattia più rapidamente».

In caso contrario, direttore?
«Se invece, e speriamo di no, la vaccinazione evita solo la malattia – anche questo, però, sarebbe da considerare un passo avanti… – vuol dire che dobbiamo attendere ancora per assistere a una ulteriore modifica della curva del contagio».

Se permette, direttore, una domanda al cittadino più che al tecnico: che sciagura è stato il Covid? Cosa ha provocato e cosa può insegnarci il dolore? «Ci ha insegnato tante cose, fra queste almeno un paio. Lo dico con il cuore: innanzitutto, dobbiamo vivere e godere di ogni minuto della nostra vita; eventi simili al contagio da Covid possono metterci in difficoltà in qualsiasi momento; seconda considerazione: ogni euro investito in prevenzione è fondamentale per vivere meglio, prevenire sulle malattie infettive, ma anche sullo stile di vita, è fondamentale».

Un episodio significativo, direttore.
Semplifica il tema sul quale abbiamo appena dibattuto. «Domenica, in una RSA, Residenza sanitaria assistenziale. Una volta vaccinata una donna di 97 anni, classe ’23, le ho chiesto se non fosse stata contenta per la copertura assicurata dal vaccino; bene, con estremo garbo e sorvolando qualsiasi convenevole, mi ha chiesto “Dottore, mi dice quando vaccinate mia figlia di 81 anni?”».

L’aspetto positivo dell’intera vicenda.
«Non solo voleva vaccinarsi per evitarsi problemi di salute, ma mentre le facevamo la vaccinazione si preoccupava della figlia ottantunenne, perché la somministrazione della vaccinazione avrebbe messo al sicuro anche la sua primogenita, prima di dieci figli e tutti viventi. Questo attaccamento alla vita è un insegnamento che deve valere per tutti noi». Strappiamo un sorriso al direttore. Quando tutto sarà passato, prossima missione: studiare il DNA della novantasettenne e dei suoi figli. «Questo è un segreto ancora troppo lontano dall’essere scoperto, una cosa per volta: per ora pensiamo a vaccinarci».

 

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