23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:58:51

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Epifania 2021: anche la Befana mortificata dal pericolo covid-19

foto di La Befana
La Befana

“Sarà una Befana mortificata quella targata 2021. E non poteva essere diversamente, visti i nuovi capricci e relativi pericoli del covid 19”. Con queste parole il prof. Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, apre la prima puntata del nuovo anno solare. Questi i santi della settimana: Genoveffa, Elisabetta Setòn, Amelia, Virginia, Severino Abate, Marcellino di Ancona, il SS. Nome di Gesù (festeggiano il loro onomastico coloro che si chiamano Emanuele), Angela da Foligno, Edoardo Re ed Alessia. Santa Genoveffa protegge Parigi, i pastori, i tappezzieri e i giardinieri.

Santa Elisabetta Setòn nacque a New York nel 1774, si sposò ed ebbe 4 figli. Rimasta vedova, si dedicò ai poveri e ai sofferenti. Nel 1809 fondò la prima Congregazione femminile americana chiamata “Congregazione delle Suore della Carità di San Giuseppe”. Morì a 46 anni ed è stata canonizzata da Paolo VI. Sant’Amelia fu zia paterna del futuro Papa San Gregorio Magno. Fu uccisa in Spagna nel IV secolo durante la persecuzione di Diocleziano. Santa Virginia le cui reliquie furono disperse durante la Rivoluzione Francese. San Severino Abate è patrono di San Severino delle Marche, dei vignaioli, dei tessitori e dei prigionieri, San Marcellino di Ancona è sepolto nella cripta della Cattedrale di Ancona. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di: Madonna del Buon Soccorso, Nostra Signora dei Magi e Madonna di Trastevere.

Questi i detti della settimana: “L’uccello che uccide l’altro, muore sempre magro”, “Se soffia il vento di Levante, è pronta la pioggia”, “Vanno in giro molti cristiani che non hanno giudizio”, “Chi non pensa prima, sospira dopo”, “Chi non sa molto è meglio che senta ciò che dicono gli altri”, “I soldi che si vincono al gioco durano poco”, “Quando soffia la tramontana non andare alla Dogana”, “A gennaio ci vogliono sette coppole e sette bracieri”. Queste le effemeridi della settimana: il 4 gennaio 1883 viene inaugurato il tronco ferroviario Taranto-Brindisi. Il 4 gennaio 1640 muore Fabio Carducci detto “Il guercio di Puglia”. Il 4 gennaio 1890 l’archeologo Luigi Viola viene nominato sindaco di Taranto. Il 5 gennaio 1912 si inaugura il Teatro Eden a Taranto. L’8 gennaio 1821 si svolge il primo sciopero degli arsenalotti tarantini. Il 9 gennaio 1913 apre il teatro Fusco per opera di Gennaro Fusco e funzionerà anche come sala cinematografica. Questo il commento di Fornaro per l’Epifania. In apertura tiene a precisare che non si devono confondere i termini di “Befana” e quello di “Epifania”.

Con il termine di Befana si indica la vecchiarella che porta doni e dolciumi ai bimbi. L’Epifania del Signore, invece, è la memoria della rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio e in greco la parola Epifania significa rivelazione. Si tratta di una festa antichissima celebrata dalle prime comunità cristiane di Alessandria d’Egitto, formate dallo gnostico Basilide. Verso il IV secolo la Festa dell’Epifania si diffuse in Occidente e fu adottata anche dalla Chiesa di Roma nel V secolo. Oggi l’Epifania, insieme al Natale, alla Pasqua, all’Ascensione e alla Pentecoste è una delle solennità più importanti dell’anno liturgico ed è quindi istituita come festa di precetto. Fornaro fa sapere che il detto che recita: “L’Epifania ogni festa porta via” non si riferisce al solo periodo natalizio, infatti il Presepe delle case private viene disfatto, in linea di massima, la sera del 6 gennaio, ma i presepi delle chiese restano fino al 2 febbraio, festa della Candelora, quando i tarantini friggono per l’ultima volta le pettole.

Quest’anno non ci sarà dalla Chiesa di San Domenico la Processione con la statua del Bambino in piedi, opera in cartapesta del 1916, a cura della Confraternita del SS. Nome di Dio, ma a causa del covid 19 sono eliminate tutte le altre manifestazioni compresa la storica Calata dei Magi dei Magi. Per tradizione la mattina del 6 gennaio si tolgono dal presepe i Magi con i cammelli e si mettono le statuine degli stessi in adorazione. Nel passato il giorno dell’Epifania le ragazze in cerca di marito recitavano una filastrocca per conoscere la condizione del futuro sposo.

Le nostre nonne dicevano nel dialetto tarantino l’espressione: “Santa Pasqua Epifania che non debba mai venire” perché erano tristi in quanto le anime del Paradiso, che erano scese in terra il giorno dei Defunti, dovevano rientrare in Paradiso proprio il 6 gennaio. Nacque da questa credenza il detto che una volta l’anno Dio comanda alle anime del Paradiso di scendere in terra per festeggiare insieme il Natale di Cristo. La sera del 5 gennaio i bambini andavano a letto presto e lasciavano ai piedi dello stesso la calza e su un vassoio mettevano la cenere, un’arancia e un bicchiere di vino per la Befana. Erano semplici, ma belli, i giocattoli di ieri e le nostre madri li acquistavano ai mercatini della Befana della Città Antica e di via Principe Amedeo, invece le nonne raccontavano ai nipoti che a mezzanotte le pareti della cucina si sarebbero ricoperte di ricotta e dal soffitto sarebbero calate salsicce. Fornaro ricorda, infine, la bella Befana esposta nelle vetrine della Sem e la tradizionale Befana fatta ai Vigili Urbani. Per concludere Fornaro ricorda le magie della notte della Befana quando gli alberi si credeva si rivestissero di frutta, che gli oggetti si trasformassero in oro e che finanche gli animali parlassero. Dolci ricordi di un tempo passato. Buona Epifania a tutti!

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