27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

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Martina vs Grottaglie, la sfida per il primato

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Martina vs Grottaglie, la sfida per il primato

Quando si parla di campanilismo e di rivalità tra cittadine e comunità, ai nostri giorni il pensiero va soprattutto al calcio: elemento identitario residuale per le nostre città che, per il resto, vivono oggi un interscambio continuo essendo comunità aperte: si alleano spesso in enti consortili e si rapportano in genere ai capoluoghi.

Forse ai nostri lettori sembrerà strano che città come Martina Franca e di Grottaglie fossero contrapposte per molti secoli da una rivalità di ben altro livello che riguardò soprattutto il primato e i privilegi delle loro rispettive Chiese. Eppure, per circa tre secoli, dalla metà del XVI e la metà del XVIII vi fu un’aspra contesa, che ebbe interminabili risvolti giudiziari, tra i “capitoli”, cioè le foltissime assemblee ecclesiastiche alla guida delle Chiese locali. L’aspra controversia, che approdò persino alla curia romana, si chiuse soltanto nel 1843, dopo che alla Basilica di San Martino era stato riconosciuto il titolo di “insigne collegiata”, ma per tre secoli la città di Grottaglie difese con tutte le forze il privilegio da sempre detenuto di Chiesa primogenita con diritto di precedenza.

Ma perché le due città ci tenevano tanto a risultato “prime” in questa sorta di competizione che le garantiva la “primazia”? Era solo una questione di campanile? Evidentemente no. Vi era certo una questione di principio, che prevedeva il diritto a comparire al primo posto nelle occasioni rituali e anche nel consessi diocesani, come il sinodi, le visite pastorali e così via, ma vi erano anche risvolti economici che da questo primato derivavano. Del resto non possiamo neanche dimenticare che vi era già stata una contesa “territoriale” tra le due città e una relativa al possesso del Santuario di Santa Maria in Silvia che venne chiamato “della Mutata” proprio in seguito alla scelta che la Madonna avrebbe compiuto, secondo una storia che affonda nella leggenda, trasferendo la propria immagine affrescata sui muri della chiesa in modo da guardare in direzione di Grottaglie.

Ebbene, la disputa tra Grottaglie e Martina era stato oggetto di un libello scritto dal giovane arciprete e uomo di cultura grottagliese Francesco Antonio Caraglio: Clypeus adversus martinensium praetentiones, ovvero: Scudo contro le pretese dei martinesi. Si tratta di uno scritto che ha grane importanza storica, al pari almeno dell’altro scritto di Caraglio: Lo stato dell’insigne chiesa collegiata di Grottaglie, per la ricostruzione delle vicende storiche della città delle ceramiche, e non solo. Nessuno dei due importanti scritti era stato dato alle stampe all’epoca, e la spiegazione del perché ci introduzione in un affascinante e inquietante giallo storico che affonda le radici nella divisione dei poteri sulla città di Grottaglie, tra il principe di Cursi, Cicinelli, che aveva acquistato il feudo criminale, e il vescovo, cui il feudo di Grottaglie apparteneva da secoli.

Il Caraglio, che si era opposto sempre fermamente a varie prete se del Cicinelli, venne ammazzato da sicari del principe, mentre si trovava a Francavilla Fontana, e lo stesso principe proibì poi la pubblicazione delle sue opere. Ora il Clypeus, a 370 anni di distanza dalla sua compilazione, viene pubblicato in un’edizione densissima di apparati storici a cura di Rosario Quaranta, lo storico locale che anni fa curò anche la pubblicazione dello Status. A promuovere la pubblicazione è stata la Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo, con l’intendimento, come spiega il suo presidente Ciro De Vincentis, “di far conoscere la storia di Grottaglie principalmente ai giovani”. Il volume, apparso nei quaderni della sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia, con la premessa del parroco della Chiesa Madre, don Eligio Grimaldi e l’introduzione dello storico Vittorio De Marco, reca come sottotitolo: “Grottaglie e la primazia della sua Chiesa nella celebre controversia di precedenza con la Collegiata di Martina Franca”.

“Sulla questione della precedenza tra corpi capitolari oggi forse non si riempirebbe nemmeno un foglio intero per una causa che si volesse agitare nel foro ecclesiastico, ma nell’età moderna e fino a tutto l’Ottocento, sul problema della precedenza si mettevano in piedi processi canonici che duravano anche secoli, – scrive De Marco, in quale precisa anche – Sia dalle riflessioni del Curatore, sia da tutto lo svolgimento della difesa approntata dal Caraglio, così come da altri documenti presentati in appendice, si deducono ragioni a favore del capitolo di Grottaglie rispetto a quello di Martina che caparbiamente portò avanti la questione per tutta l’età moderna, trovando una soluzione definitiva solo nel 1843”. Ma perché ci tenevano tanto, i due capitoli, a questo primato? Spiega Rosario Quaranta: il motivo di tale accanimento non era soltanto il riconoscimento giuridico di una effettiva preminenza e superiorità, ma era più che altro l’orgoglio e il prestigio nel sapere il proprio capitolo (e quindi anche il proprio paese) più antico ed importante. Le occasioni in cui i due capitoli venivano in contatto erano diverse e sufficienti per far divampare il problema della precedenza tra loro: i sinodi diocesani, le visite pastorali, le processioni e l’annuale festa patronale di S. Cataldo a Taranto con relativa “ubbidienza” al vescovo… Il capitolo grottagliese aveva sempre avuto in queste occasioni il primo posto, subito dopo il capitolo metropolitano; ma nel 1568 questa prassi venne attentata e in parte sovvertita; infatti nel sinodo provinciale di quell’anno presieduto dall’arcivescovo Cardinale Marco Antonio Colonna74 “essendo sorta una controversia tra i preti delle due Chiese, il Cardinale stesso dichiarò infine che essi procedessero insieme a doppia fila, ma che i martinesi si tenessero sulla parte destra”.

Questo precedente fornisce l’occasione alla Chiesa martinese di avviare così la “gara interminabile” per il primato tra le città della diocesi. Tra le motivazioni che il giovane arciprete riassume, circa l’infondatezza delle pretese martinesi, ci sono: l’origine più antica di Grottaglie; la maggiore antichità della Collegiata di Grottaglie sulla scorta di un documento del 1540 del cardinale Antonio Sanseverino, mentre quella martinese non era mai stata “collegiata” ma solo parrocchiale. il Caraglio riporta poi la sentenza definitiva della Congregazione dei Vescovi e Regolari del 22 maggio 1596, favorevole a Grottaglie. Sentenza che Clemente VIII confermò con clausole amplissime con Breve del 15 luglio che venne inserito nel Processo romano al fol. 376, e che si conserva tuttora in copia autentica pergamenacea nell’Archivio capitolare grottagliese. Ma non è tutto: lo stesso Quaranta aggiunge una serie di documenti, nella ricchissima appendice, a sostegno delle tesi che già il Caraglio aveva sostenuto con tanta decisione. Insomma: una questione storica affascinate che resta attuale nella sua dimensione storico-culturale, e contribuisce alla conoscenza della storia del territorio.

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