22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 06:51:32

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Dodi Battaglia e le sue “60 compagne di viaggio”

foto di Dodi Battaglia e le sue “60 compagne di viaggio”
Dodi Battaglia e le sue “60 compagne di viaggio” - foto di Domenico Fuggiano

BOLOGNA – «Sono le mie compagne di viaggio, 60 chitarre in più di 50 anni di carriera che tributo con questo libro per una soddisfazione personale, ma spero anche per tutti gli appassionati e che, per tutto questo tempo, mi hanno seguito in sala d’incisione e sul palco, in un viaggio che ha fatto la differenza nei brani dei Pooh». Dodi Battaglia, storico chitarrista dei Pooh, ha sintetizzato così il libro “Le mie 60 compagne di viaggio” di grande formato (32×24) di ben 290 pagine per Azzurra Music, con copertina cartonata e sovra copertina, un’opera importante non solo per tutti i fan, ma anche per tutti gli appassionati di chitarre.

«La prima fornitura di copie sta per esaurirsi e l’editore sta già lavorando a una ristampa – ha accennato – Con l’amico Domenico Fuggiano, il fotografo che ha saputo catturare la bellezza delle mie chitarre, ho realizzato un’opera completa come non mi succedeva da tempo». La prima chitarra di Dodi non è contenuta in questo libro. «Purtroppo, sì, non fa parte di questo libro – ha apostrofato – Me la regalò mio padre e ricordo che costava 3 mila lire. Il mio primo approccio con la musica fu una fisarmonica quando avevo 5 anni con il grande desiderio di suonarla». Nel 1968 Dodi entrò nei Pooh grazie a Valerio Negrini e Roby Facchinetti. «A quei tempi suonavo con un gruppo a Bologna – ha ricordato – Avevo 16 anni e loro vennero a trovare il cantante, mi videro suonare e, grazie alla loro lungimiranza, entrai a far parte dei Pooh: allora suonavo abbastanza male perché avevo iniziato con la fisarmonica molto presto ma poi ho bruciato le tappe con la chitarra».

Gli anni trascorsi con lo strumento lo hanno portato ad arrivare a un suo suono riconoscibile. «Ho una maniera di suonare molto nervosa, d’impatto, energica e grintosa – ha confessato – La chitarra elettrica risponde al tocco amplificato del chitarrista: sono arrivato a un suono familiare presso il pubblico grazie agli studi che ho fatto dagli anni settanta, ascoltando Al Di Meola e Paco De Lucia, alla tecnica per incrementare questa particolarità del tocco, di un suono non troppo sofisticato, attaccando la spina e suonando subito. In “Una canzone per te” di Vasco Rossi suonai la chitarra in diretta nel banco di missaggio».

Dodi Battaglia ha suonato tutte le chitarre del libro durante la sua carriera. «A seconda del brano prendo la chitarra che mi può dare il suono dei sentimenti – ha sottolineato – Sono un ‘fenderiano’ convinto e per me è irrinunciabile la Fender Stratocaster 1960 sia in sala d’incisione che quando affronto la vita ricca di esperienze delle tournée: Non rinuncio però anche alla Stratocaster 1957 di colore nero e alla Stratocaster 1958 di colore sunburst». In “Tanta voglia di lei”, uno dei più grandi successi dei Pooh, Dodi non suonava una Fender.

«Sì, è vero, suonavo una Gibson Les Paul ma era secondaria nel pezzo perché lì cantavo – ha osservato – Quel brano fu il primo posto in classifica dei Pooh e la chitarra aveva il ruolo di accompagnamento». Per ogni chitarra, il musicista bolognese ha indicato le caratteristiche principali, la marca, il modello e il materiale con cui è stata costruita, arricchendo poi il tutto con dettagli e aneddoti, come l’utilizzo in un determinato album o la presenza in un tour; oltre ad essere stato componente fondamentale dei Pooh, Dodi Battaglia è anche un grandissimo appassionato, esperto e collezionista della chitarra. «È mia convinzione che un uomo viene definito dalle azioni che compie nel corso della sua vita – ha ammesso – Ho cercato di creare bellezza e l’hp donata a chi era disposto ad accoglierla. Il ragazzo che nel 1968 partì per un viaggio del quale non conosceva la meta, oggi è ancora un uomo nel pieno del suo cammino, carico di esperienze e con il desiderio sempre acceso di fare musica per condividerla, di abbracciare una chitarra per ricavarne il suono più bello che possa esistere». Sono passati ormai tantissimi anni da quando Dodi cominciò a muoversi nella sua Bologna.

«Fui folgorato dalle note di “Atlantis” degli Shadows che uscivano dalle casse di un juke-box quando avevo 14 anni – ha confidato – Il suono della chitarra suonata da Hank Marvin, leader della band, era completamente nuovo per me, una Fender Stratocaster: capii che la chitarra sarebbe stato lo strumento con il quale avrei esplorato il mondo che le sette note offriva. Se la vita è fatta di treni che vanno presi a volo, è indispensabile avere pronto il biglietto che permette di salirvi sopra». Dodi sta lavorando al nuovo album. «La chitarra del primo brano l’ho incisa nei giorni scorsi – ha precisato – Questo singolo esce fra un paio di settimane, mentre tutto l’album di inediti a marzo con il brano “One sky” inciso insieme al leggendario chitarrista americano Al Di Meola».Il video di “One sky” è online al link: https://youtu.be/4IST7m492qo.

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