19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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Marche Polle, il “mito” dei tarantini

foto di Marche Polle, il "mito" dei tarantini
Marche Polle, il "mito" dei tarantini

L’approfondimento del prof. Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, questa settimana riguarda la figura di Amedeo Orlolla, detto “Marche Polle”(foto archivio Nicola Cardelicchio) e la verità storica su questo soprannome.

Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di: Nostra Signora della Stella, Nostra Signora della Catena, Madonna della Misericordia, Nostra Signora della Virtù, Nostra Signora della Consolazione, Nostra Signora de Poveri e Regina dell’Universo. Questi i detti della settimana: “Matrimoni e maccheroni se non sono caldi non sono buoni per nessuno” “Una coperta d’oro non copre la vergogna”, “Dove uno arriva pianta il seme”, “Il grecale fa cadere la gente come pere”, “A gennaio brontola la tramontana”, “Gennaio secco, massaro ricco, ma se piove sono spine e rovi”. Queste le effemeridi della settimana di Giuseppe Cravero e Antonio Fornaro. Il 16 gennaio 1406 muore Raimondello Orsini, principe di Taranto.

Il 12 gennaio 1815 una grande mareggiata, nei pressi della masseria Battaglia, scopre fosse di scheletri, alcuni giganteschi e con armature corrose. Il 13 gennaio 1859 giungono a Taranto Re Ferdinando di Borbone con la Regina ed i Principi. Il 14 gennaio 1884 l’archeologo Luigi Viola scopre il dolmen della Gravina di Leucaspide di Statte. Il 15 gennaio 1663 muore l’Arcivescovo Caracciolo che viene sepolto nella cripta della Cattedrale di Taranto. Il 16 gennaio 1915 iniziano i lavori per la costruzione dei Cantieri Navali Tosi nei pressi del Galeso. Il 10 gennaio 1911 viene fondata la prima cooperativa fra ostricoltori con il nome di “Emancipazione”.

Il 14 gennaio 1578 viene fondata la Confraternita dell’Immacolata. Il 15 gennaio 1917 a Taranto arriva la luce elettrica ma molte strade della Città Antica e del Borgo Umbertino sono ancora poco illuminate. Questo l’approfondimento di Fornaro. Di Amedeo Orlolla, detto “Marche Polle” hanno scritto Domenico Di Saverio, Angelo Fanelli, Gigi Mellucci, ma il merito di aver fatto chiarezza storica sull’attribuzione al nostro Amedeo del soprannome “Marche Polle” spetta allo storico ricercatore tarantino Cataldo Sferra che nel suo libro “Indr’ a le mure” dedica un intero capitolo al nostro personaggio. Pertanto Fornaro fa sapere che ciò che scriverà in questa nota è quello che è presente nel citato libro di Sferra, l’unico che da oggi fa storia perché l’autore ha attinto notizie vere dalla pronipote di Amedeo, Daria Luigia Palumbo, e dal marito Francesco Taurino, quest’ultimo cugino della moglie di Sferra. Amedeo Orlolla nacque il 27 agosto 1895, in via Di Mezzo 55, da Giovanni e Angela Raffaella Portulano, donna molto religiosa che filava la bambagia e la lana e lavorava il bisso.

Amedeo morì l’11 gennaio 1982, cioè 39 anni fa nella casa di riposo per anziani comunale di Taranto in via Delle Ceramiche. La sua morte fu causata da una imprevista caduta dalle scale. L’indomani, 12 gennaio, i funerali si svolsero nella gremitissima Chiesa di San Francesco di Paola e furono migliaia i tarantini che vollero stringersi attorno alla bara bianca di Amedeo che lui stesso volle fosse tale perché morì da celibe. I tarantini formarono un lungo corteo funebre fino a Piazza Maria Immacolata portando a turno a spalla il suo feretro. È sepolto nel Cimitero di Taranto. Amedeo era piccolo di statura e mingherlino. Portava sul capo un berretto alla ‘ferroviere’ con la scritta “Sisal”, indossava abiti che gli venivano regalati, unitamente alle scarpe che erano di una misura superiore alla sua. Egli aveva sempre la sigaretta fra le dita e la classica risata a viso aperto. Fu sempre onesto, rispettoso e lavoratore. Inizialmente fu uomo di fatica presso fornai e carbonai.

Poi incominciò a vendere il giornale “ ‘U Panarijedde” che veniva stampato nella Tipografia Leggieri ed era lo stesso tipografo che lo informava sulle notizie del giornale perché Amedeo era analfabeta. Per un periodo di tempo fece parte delle bande cittadine portando le campane. Fu venditore di bandierine e girandole ma soprattutto delle schedine della Sisal, del Totip e del Totocalcio. La gente gli offriva caffè e panzerotti e veniva invitato come portafortuna ai matrimoni. Il suo motto era: “ ‘A vuè mò” con riferimento alla schedina che vendeva. Era buono e allegro con tutti e non negava a nessuno la sua risata. Ebbe due sorelle e due fratelli e lui fu il terzogenito della famiglia che da Via Di Mezzo si trasferì in Vico Stanzione e, durante la guerra, a Massafra. Il padre Giovanni morì a 70 anni e in vita fece sempre e solo l’uomo di fatica. Fu un trovatello e fu lasciato in vico Innocentini e raccolto dalla signora Anna Acclavio che era la responsabile della ruota. Fu costei che gli diede il cognome di Orlolla e, poiché fu battezzato il 24 giugno, fu chiamato Giovanni.

Oggi a Taranto il cognome di Orlolla non esiste più perchè si è estinto con la morte di Amedeo che non si sposò mai. Amedeo visse, prima di entrare nella casa di riposo, con la sorella Vincenza e con la nipote. Sferra fa sapere che non è vero che il papà di Amedeo, Giovanni, detto “Marche Polle”, fu imbarcato sulla nave Marco Polo perché questa nave entrò solo in funzione nel 1894 quando Giovanni aveva 35 anni tre figli e soffriva di ernia. La Marco Polo venne a Taranto 3 volte, nel 1904, nel 1907 e nel 1912 quando Giovanni aveva già 53 anni. Inoltre lo stesso era analfabeta. Egli fu soltanto trasportatore fiduciario delle merci sulla stessa nave quando questa era alla fonda a Taranto. Soltanto negli ultimi decenni della vita di Amedeo Orlolla gli fu messo il soprannome di “Marche Polle” trasferito dal padre al figlio.

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