14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

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“Nah, nah! Stè avène Mazzòcchele!”

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“Nah, nah! Stè avène Mazzòcchele!”

“Apprìme scéve a ggìre p’’u Paise/ cu’ ‘a carrettèll’e cu’ nu chiàppe ‘m mane/’nu stuzzarììdde d’ome, curt’e ‘mbise/facéve de mestiire ‘u ‘ngiappacane”. Inizia così la poesia di Domenico Candelli (detto “’Aleng along”, cioè lingua lunga) dedicato a un personaggio alquanto noto nella Taranto degli anni venti-trenta: Nicola Mazzoccoli, più conosciuto come “Mazzòcchele”, accalappiacani comunale.

Agli studiosi di tarantinità tale nome è balzato subito alla mente per la vicenda delle scorse settimane che ha visto protagonista Max, il meticcio beniamino dei frequentatori del Centro, finito in canile dopo segnalazione fatta alla Asl e poi liberato dal sindaco Melucci quasi a furor di popolo. L’uomo, piccolo ma scaltro e vivace, così come descritto dal poeta, non era esattamente molto simpatico ai ragazzi i quali tentavano l’impossibile per far sfuggire la bestiola alla cattura, che veniva effettuata tramite un particolare cappio. Ad eccezione dei mesi invernali ( racconta lo scrittore Giacinto Peluso in “Taranto: dall’Isola al Borgo”) “Mazzòcchele” percorreva instancabilmente i vicoli della Città vecchia con “’a carrettelle”: un cassone abbastanza grande e massiccio munito di porta scorrevole e con ai lati un’apertura quadrata munita di una griglia per far prendere un po’ d’aria alla bestiole catturate. Egli entrava in azione alla vista degli animali smarriti e senza collare, impegnandosi in una doppia e faticosa lotta: contro il cane che, naturalmente, non intendeva perdere la libertà e contro i ragazzetti schierati in suo favore. “Mazzòchele”, inquadrata la “preda”, intimava al suo aiutante di rimanere indietro con “’a carrettelle” e si avvicinava a passo felpato con il cappio nascosto dietro la schiena.

Tutto il vicinato sospendeva ogni attività per godersi lo spettacolo, quasi trattenendo il respiro… per la suspence. Capitava anche che qualche “panarjidde” lanciasse una pietra per mettere in guardia il cane e farlo scappare, tra gli improperi dell’uomo. Ma se il cappio calava inesorabile, fischi e grida di protesta si levavano tutt’attorno. Qualche volta l’uomo non usciva incolune da questa operazione, specie quando si trattava di trascinare la bestiola nel carretto: le sue braccia, infatti, recavano numerosi segni di graffi e morsi collezionati negli anni. Col tempo, Nicola Mazzoccoli vide regolamentato il suo lavoro dal Comune: gli fu fornita una divisa consistente in una tuta di tela azzurra e un berretto con la visiera lucida mentre la carrettella venne ridipinta e decorata da un vistoso stemma municipale; gli venne affiancata anche una guardia municipale, intransigente nel far applicare la legge nei casi di irregolarità. Giunto alla pensione, prese il suo posto un certo Cosimo Pisani, che “ereditò” del predecessore il soprannome, che servì anche a indicare il giustiziere pronto a colpire, come il vigile urbano che interrompeva la partitella dei ragazzi con il sequestro del pallone. In anni più recenti si era soliti indicare in tal modo anche il sopraggiungere del carro attrezzi dei vigili urbani, pronto a prelevare l’auto in sosta vietata: “Nah, nah! Stè avène Mazzòcchele!”. Col tempo, anche questa espressione, come avvenuto per tante altre della nostra parlata, sparirà del tutto.

Vista la perdurante situazione di molti marciapiedi coperti da escrementi, ce n’è in abbondanza per rimpiangere e chiedere scusa alla memoria dell’inflessibile accalappiacani.

3 Commenti
  1. antonio melle 3 mesi ago
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    ricordatevi anche di GIUVANNI ACITO CHE SUL PONTE GIREVOLE S’INGINOCCHIO’ D’AVANTI AL SUO ASINO
    CHIEDENDO SCUSA PER LE FRUSTATA DOPO AVER RICEVUTO LA MULTA DAL VIGILE, E RICORDATE
    ANCHE LA GUARDIA MUNICIPALE ( FUMAROLA) CHE FECE LA MULTA ALLA MOGLIE PER AVER STESO
    I PANNI SUL BALCONE, PERCHE’ ERA VIETTATO, E POI ANCORA (GIUVANNI PARETE PARETE) PERCHE’ CAMMINAVA SEMPRE APPOGGIATO AL MURO. GRAZIE E ALLA PROSSIMA

  2. Vincenzo 3 mesi ago
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    Mi pare che negli anni ’50 venne sostituito, nell’attività di acclappiacani tale sig. Mario LA BUA, napoletano, il quale, quando il cane riusciva a farla franca, veniva raggiunto dallo stesso con: “l’anima è chi ttamurt” e noi, ragazzi, non aspettavamo altro che fargli un coro di pernacchie.
    cordiali saluti.
    Vincenzo

  3. Vincenzo 3 mesi ago
    Reply

    Mi pare che negli anni ’50 venne sostituito, nell’attività di acclappiacani tale sig. Mario LA BUA, napoletano, il quale, quando il cane riusciva a farla franca, veniva raggiunto dallo stesso con: “l’anima è chi ttamurt” e noi, ragazzi, non aspettavamo altro che fargli un coro di applausi (?).
    cordiali saluti.
    Vincenzo

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