02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00


Un’immagine antica della Città Vecchia di Taranto

Se uno dei mali del nostro tempo è la rimozione della storia, questo saggio di Guglielmo Matichecchia, “Nella storia del regime. Domenico Mastronuzzi e gli anni del fascismo tarantino” (Scorpione, Taranto 2020), è invece un prezioso contributo alla riscoperta della storia della nostra città e del nostro Paese.

Partendo da un episodio particolare, vorrei dire circoscritto nel tempo e nello spazio, l’assassinio del diciottenne Domenico Mastronuzzi, impegnato attivamente nelle file fasciste, nel maggio del 1921 ad opera degli avversari politici in circostanze mai del tutto chiarite (anche se rientra in quella dinamica di azione/reazione tipica di questi eventi);, Matichecchia affronta la materia in maniera efficace e documentata. Il suo è un interessante viaggio dal particolare al generale, in quanto l’episodio locale non solo non è fine a se stesso ma lo sprona ad allargare lo sguardo alla realtà nazionale, servendosi egregiamente dei mezzi che la storiografia gli mette a disposizione: saggi, documenti, giornali, fonti d’archivio. Matichecchia aveva già dato buona prova di sé qualche anno fa con il saggio assai interessante su Federico Di Palma (Scorpione, Taranto 2016) e su quella linea si è mosso per approfondire le vicende del fascismo in terra jonica e in campo nazionale.

Del resto, la microstoria avrebbe un significato limitato se non si radicasse nel più vasto scenario della storia. Un altro aspetto importante che mi piace sottolineare e che del resto l’autore evidenzia è che questo studente liceale, legionario fiumano, come un po’ accadde alla gioventù coeva, si lasciò trasportare dal clima di entusiasmo che accompagnò le nuove idee che andavano maturando nel Paese e che stavano preparando il terreno all’ avvento del movimento fascista, ma in lui non va ricercato, a mio avviso, uno spessore ideologico e culturale che un ragazzo della sua età non poteva avere. L’assassinio di Mastronuzzi si inscrive in quel clima di accese tensioni, scontri e sospetti tra opposte fazioni, rossi e neri (diciamo così per comodità di linguaggio), che avvelenò il Paese nell’immediato primo dopoguerra e che acuì la situazione politico-sociale rendendola turbolenta. Sta di fatto che la morte di Mastronuzzi ebbe una grande risonanza anche a livello nazionale e i fascisti tarantini non mancarono di esaltare per molti anni la sua figura, celebrando in occasione dell’anniversario la vita e le opere, certi di accrescere il consenso e di lucrare vantaggi sul piano propagandistico ed elettorale. Ma, è giusto chiedersi : si trattò di eroismo (una parola grossa) e di vera gloria?

La risposta ci viene data da uno storico rigoroso, Mario Isnenghi, uno dei migliori storici del periodo, il quale, facendo una rassegna dei morti registrati da ambedue le parti, parla di eroismo ‘involontario’, una morte su cui si è costituita da subito una vera e propria leggenda, un mito (l’autore dedica al tema pagine molto acute ed interessanti). Ebbene, Guglielmo Matichecchia affronta la materia con piglio di storico, cioè lontano da precostituiti schemi ideologici e politici, e si attiene rigorosamente ai fatti e ai documenti, che dovrebbero essere per ogni storico che si rispetti la sola base su cui sviluppare le proprie idee e la propria narrazione.

In questa ottica ed in sintonia con la interpretazione di Renzo De Felice, attraversa l’intera parabola del fascismo, dalla fase nascente come movimento fino al suo costituirsi come regime (voglio dire alle inevitabili concrezioni di potere) e infine al suo inevitabile crollo, con gli immancabili riflessi sulla realtà tarantina. E riesce con lucidità di impianto ad innestare i fatti locali, studiati con rigorosa disamina e nella loro concatenazione, in quelli nazionali, creando un felice raccordo tra centro e periferia, senza sottacere che ad essere chiamati in causa sono diverse centinaia di personaggi che hanno giocato un loro ruolo ora più ora meno importante a livello locale e/o nazionale. Ed ecco che ai personaggi di livello nazionale (da Mussolini a Farinacci, da Croce e Gentile a D’Annunzio, da Badoglio a Graziani) si affiancano quelli locali, tra i quali Magnini, Russi, Carucci, mons. Mazzella, mons. Bernardi, Mandragora, Criscuolo, Voccoli e molti altri che segnarono la storia della città. Il volume si avvale del contributo di tre studiosi di vaglia che, lungi dallo scrivere parole di circostanza, hanno indagato in maniera egregia il carattere dell’opera ed illustrato il modus operandi di Guglielmo Matichecchia, uno studioso dedito sempre più alla ricerca storica: Vittorio De Marco, Giovangualberto Carducci e Piero Massafra.

Aggiungo inoltre che l’ editrice Scorpione arricchisce senz’altro con questa opera il suo carnet e si conferma un importante punto di riferimento culturale.

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