27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 21:24:00

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Il calendario della vita: le cerimonie dell’inverno

foto di Santo Stefano
Santo Stefano

Per riprendere il nostro discorso iniziato a dicembre, vogliamo collegare alcune altre cerimonie calendariali, che si svolgono da dicembre a gennaio, nel pieno dell’inverno e che sono inserite nel periodo natalizio, ma che preludono alle cerimonie dei mesi successivi.

SANTO STEFANO
La celebrazione liturgica di S. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “Comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così al 26 dicembre c’è S. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di s. Pietro e s. Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 giugno. Di questo primo martire si ignora la provenienza; si pensa che fosse greco, anche perché il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”. Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e a seguire gli Apostoli, divenendo anche il primo dei diaconi di Gerusalemme, anche per la sua cultura, saggezza e fede genuina. Nell’espletamento di questo compito, Stefano compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo, ma dimostrandosi attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto.

Nel 33 o 34 circa d.C., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di aver pronunciato espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio. Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato di proferire parole contro quel luogo sacro e contro la legge. E quando il Sommo Sacerdote gli chiese di discolparsi, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, riportato negli Atti degli Apostoli, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che Dio aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento di Gesù Salvatore, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.

La reazione fu, ovviamente, violenta: i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre. In realtà non fu un’esecuzione, ma si trattò di un linciaggio incontrollato. Ma c’è anche una bella e suggestiva leggenda sulla sua nascita: tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c’erano anche delle donne. Esse avevano portato con sé i loro bambini perché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato. Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna. Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò:” Tecla, che cosa porti in braccio?” Sentendosi scoperta, la donna rispose: “Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: “ Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio è stato esaudito. La tua pietra è diventata un bel bambino”. La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio.

“Ricordati però” le disse ancora Maria “ che egli è nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio, come precedentemente affermato.

L’EPIFANIA
Il periodo ciclico dei dodici giorni si conclude il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania, ricorrenza con la quale, dal II secolo in poi, si festeggiava, a seconda dei luoghi, l’adorazione dei re Magi, il battesimo di Gesù nelle acque del fiume Giordano o anche il suo primo miracolo, quello delle nozze di Cana. La molteplicità di significati è soltanto apparente, poiché deriva da una diversa interpretazione del significato etimologico del termine greco “epiphàneia “, che vuol dire manifestazione, apparizione della divinità di Gesù. L’Epifania nasce, dunque, come la festa più solenne dell’anno, poiché è coincidente con la commemorazione della nascita e della prima manifestazione della natura divina di Gesù Cri sto. Le più importanti e caratteristiche tradizioni che si svolgono in questa giornata si basano sul carattere di propiziazione delle feste di inizio dell’anno: sulle alture si accendono i fuochi, “per scaldare Gesù Bambino “ ed intorno ad essi si riuniscono i giovani in gruppo, per annunziare pubblicamente eventuali fidanzamenti, per eseguire canti augurali e di questua, per scambiarsi strenne e fare doni ai bambini. L’uso delle strenne ha provocato la nascita di fiere, tra le quali rimangono famose quelle romane di Trastevere e di Piazza Navona e per questo si è identificata la festa con la ben nota Befana, personaggio mitico, una sorta di strega benefica, brutta, vecchia, vestita di stracci, che scende dal cielo, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, portando ai bambini buoni tanti regali e a quelli cattivi cenere e carbone spenti.

In alcune località della Toscana e della Romagna sussiste ancora l’usanza di portare in giro la vecchina su un carretto e di bruciare un fantoccio con le sue sembianze, sulla piazza del paese tra l’allegria di tutti, così come avviene per la Quaresima, della quale riprende lo stesso duplice ruolo di eliminazione del male e di propiziazione per un nuovo ciclo fecondo e felice. “La rievocazione del viaggio dei Re Magi sotto la guida della stella divina – afferma il Bronzini in “Lineamenti di Storia e Analisi della Cultura tradizionale” – e l’offerta dei doni al bambino Gesù danno luogo a rappresentazioni popolari, dette in Toscana befanate, che sono di due tipi: le profane svolgono un motivo centrale – contesa fra due o più pretendenti alla mano di una ragazza -analogo a quello dei ruscelli – mogliazzi e collegato a quello dei finanziamenti simbolici; le sacre, invece, riproducono il viaggio di tre Re a Bethlem. In queste ultime la Befana si presenta nella figura di una profetessa e indovina.

Il metro è sempre fisso, ed è la quartina di ottonari a rime incrociate “. Dall’Epifania si usa trarre anche vari presagi ed uno dei più usuali e l’oroscopo amoroso che le ragazze traggono dalle foglie di ulivo. Una canzone marchigiana recita così: “Nella sera de Pasqua Epifania/Volsi vedé se il bello mio m’amava: buttai sul fuoco ‘na brancia d’ulìa,/ tutta verso di me s’arrivoltava”. Se la circostanza riprodotta nella canzone si realizzava, il fatto che rappresentava un felicissimo presagio per la vicenda amorosa della giovane. Nelle Marche tali canzoni si chiamavano “Pasquelle “ ed in questi stessi versi appena riportati si parla di Pasqua, dato che per il popolo l’Epifania, segnando la data di inizio di un nuovo anno, di un nuovo ciclo della natura e dei lavori agricoli, rappresentava la prima Pasqua dell’anno. Ma anche le manifestazioni folkloristiche di altri popoli e di altre fedi religiose sono significative e meritano qualche momento di attenzione. Ad esempio raccontiamo qualche notizia sul Natale russo.

Il Calendario festivo in Russia è cambiato notevolmente molte volte. Prima dell’avvento del cristianesimo, cioè prima del X secolo, il Capodanno è stato festeggiato alla fine dicembre ed è stato collegato con l’inizio dell’ aumento del giorno luminoso dopo il solstizio invernale. Successivamente il Capodanno è stato festeggiato il 1 Marzo. Questa usanza è durata fino al 1492, quando fu deciso di celebrare il Capodanno il 1 Settembre. Nel 1700 l’imperatore di Russia Pietro il Grande ancora una volta spostò la data della festa per l’inverno, nella notte dal dicembre 31 al 1 gennaio. Lo zar cambiò non solo la data dell’inizio di Capodanno, ma anche l’ordine del calendario. Prima gli anni si contavano dalla data della creazione del mondo; da quel momento si cominciò a contarli dal Natale. La differenza era di 5508 anni. L’ultimo cambiamento della data della ricorrenza di Capodanno avvenne nel 1918, quando la Russia sovietica ha smesso di usare il calendario Giuliano e ha adottato il calendario Gregoriano.

Quell’anno i cittadini russi andarono a letto il 1 Febbraio e si alzarono con il calendario che segnava la data del 14 febbraio. Anche in Russia Natale è la festa d’inverno più importante, che durava 12 giorni (dal 7 al 19 gennaio). Nel periodo precristiano la festa era dedicata al giorno di solstizio invernale e includeva i riti in onore del nuovo anno solare , cioè l’allungamento delle giornate, a causa dell’aumento del giorno luminoso. Con la diffusione del cristianesimo, nello stesso periodo sono state festeggiate altre tre ricorrenze: il Natale (7 Gennaio), il giorno della memoria di Vasily il Grande (14 Gennaio), l’Epifania (19 Gennaio). Ma anche i riti antichi si sono conservati con alcuni piccoli cambiamenti. Si cantavano le canzone rituali (le “koliadke”) in onore dei padroni della casa, con le quali si chiedeva di non far mancare il cibo; si facevano anche riti che ricordano il carnevale con le maschere, si traevano auspici. Durante questa festa, i giovani andavano di casa in casa, cantavano vicino alle finestre, alcune canzoni tipiche, dette ”kaliadki”. I giovani portavano un sacco, dove mettevano i regali, soprattutto chiedevano al padrone di casa i prodotti del maiale oppure biscotti, ecc.

Questo rito, denominato “Kaliadovanie” voleva essere un atto magico con il quale il popolo voleva migliorare il proprio tenore di vita. Le ragazze, dal canto loro, traevano gli auspici, poiché nell’anno nuovo volevano sposarsi. Durante la divinazione le ragazze, cantando canzoni rituali e simboliche, prendevano da un piatto diversi oggetti. Gettavano dietro la schiena le loro scarpe o gli stivali per sapere da quale parte avrebbero dovuto aspettare il fidanzato, vedendo dove girava la punta delle scarpe. Poi chiedevano al primo passante per la strada come si chiamasse e di lì conoscevano il nome del loro fidanzato. Ancora, prendevano dal pagliaio un filo di paglia e chi di loro riusciva a prendere il filo più lungo, avrebbe trovato il fidanzato prima delle altre. C’erano diversi altri tipi di divinazione: con il pollo, con candela, con lo specchio, con il pettine.

Addirittura si travestivano sotto forma di animali (il cavallo, il caprone, il bue, l’orso, la gru, l’oca), oppure sotto forma di morti, del diavolo, di un vecchio, di un soldato, di uno zingaro, ecc.; tutti questi travestimenti erano fatti sempre con il sorriso sulle labbra, per far paura a tutti i demoni. Nel periodo cristiano queste carnevalate e le divinazioni erano considerate come peccati, e per questo i partecipanti ai riti durante l’ Epifania cercano di purificarsi, facendo il bagno nel fiume ghiacciato. Superato, dunque, il periodo dei dodici giorni, nei primi mesi dell’anno, in numerose comunità d’Italia e del mondo a cultura occidentale, sono ancora presenti due importanti momenti festivi istituiti in epoca umanistico-rinascimentale, in una realtà economico-produttiva di tipo agricolo e mercantile: sono la festa di sant’Antonio abate con l’accensione di falò e il Carnevale, che si intende appunto, avere inizio proprio nel giorno della ricorrenza del santo, che si colloca nell’ambito dell’ascetismo anacoreta del primo Cristianesimo.

A tal proposito vogliamo ricordare che nella città di Massafra, famosa anche per il suo Carnevale, si usa un detto popolare specifico: «De Sant’Antuone, maschere e suòne». In questa giornata, i contadini, i massari e le donne di casa conducevano il proprio bestiame all’annuale cerimonia della benedizione degli animali domestici e da lavoro, che veniva impartita nello spiazzo antistante l’antica chiesa rupestre di Sant’Antonio abate, di proprietà del Capitolo, che prima della costruzione dell’Ospedale Pagliari, si trovava in aperta campagna, fuori le porte dell’abitato. Si tratta di feste che hanno differenti derivazioni storico-istitutive con risvolti sociali anch’essi differenti; la prima è connessa al vasto patrimonio delle culture popolari che si collocano nell’ambito religioso e che, in quanto tali, sono molto conservative e quindi seguono lente trasformazioni e oculati adeguamenti indotti dalla Chiesa.

Il Carnevale è sostanzialmente una festa laica, sebbene possa derivare da antichi culti precristiani. le tradizioni popolari si concentrano sul Carnevale, sul periodo della Quaresima, che prepara alla grande festa della Pasqua, la principale solennità del cristianesimo, che celebra la risurrezione di Gesù, ma anche la fine dell’inverno ed il risveglio della Natura in primavera. Ma ce ne occuperemo prossimamente.

Stefano Milda
Vice Presidente Società Dante Alighieri Comitato di Taranto

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