04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 18:58:00

Cronaca News

Verde Amico, appello dei sindacati al prefetto


La sede della Prefettura e della Provincia

«Riprogrammare le attività del progetto Verde Amico». È quanto chiedono Cgil, Cisl e Uil di Taranto in una lettera indirizzata al prefetto di Taranto Demetrio Martino. «Il prossimo 24 febbraio si conclude il progetto che ha visto impegnati in interventi di bonifica leggera, per la durata di 24 mesi, poco più di 130 di lavoratori della Società Partecipata del Comune di Taranto Infrataras. Un’attività, quella svolta, che si è sviluppata ungo le coste del Mar Piccolo conseguendo risultati positivi. Si pone, conseguentemente, l’esigenza di una riprogrammazione delle attività che abbia la finalità sia di procedere all’individuazione di un percorso di maggiore durevolezza, che sia suscettibile di dare risposte definitive in termini di stabilità occupazionale, che di presidiare in maniera continuativa l’ambito degli interventi di bonifica del territorio che devono poter soggiacere ad interventi strutturali. In tale ottica necessiterebbe una preliminare azione di ulteriore qualificazione dei lavoratori in modo da poter individuare nuovi ambiti di intervento che si incentrino anche su una maggiore disponibilità di risorse finanziarie.

Si tratterebbe, in sostanza – osservano Cgil, Cisl e Uil di Taranto – di dare piena e totale applicazione al disposto dell’art.9 del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) che previde l‘individuazione di una clausola di salvaguardia proprio per l’effettuazione di interventi di bonifica a favore di lavoratori provenienti dal bacino di crisi delle aziende dei complessi industriali di Taranto, già coinvolti in programmi di integrazione al reddito e di sospensione dei processi lavorativi. In tale attività, abbiamo già posto l’esigenza di ridefinire il perimetro di intervento dei lavori di bonifica estendendolo ai comuni dell’area di crisi complessa (Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte), individuando il Tavolo Istituzionale Permanente quale sede idonea per una trattazione ampia e qualificata delle problematiche evidenziate. Per tali motivazioni siamo a chiederle l’immediata convocazione, valutando l’esiguità dei tempi a disposizione». Intanto oggi, dalle ore 8.30, tornano in presidio presso la Prefettura i lavoratori.

I Cobas del Lavoro Privato/ Confederazione Cobas ricordano «tale vertenza non è ancora terminata, ed anzi potrebbe concludersi in modo disastroso ed inaccettabile con il licenziamento definitivo di 130 lavoratori. Infatti, grazie al finanziamento dal proprio bilancio della Regione Puglia, i lavoratori hanno avuto una proroga di due mesi per poter concludere i 24 mesi del progetto di stabilizzazione originario, proroga che scadrà il 24 febbraio, dopo di che, senza prosecuzione del progetto, finiranno definitivamente in disoccupazione e dunque questo territorio assisterà all’ennesima macelleria sociale. Ciò nonostante – evidenzia Salvatore Stasi dei Cobas – questo progetto è stato elogiato da tutti per come si è svolto, per cui sarebbe assurdo che in una situazione nella quale si preannunciano interventi, progetti e risorse per le bonifiche e, più in generale, per l’ambientalizzazione di questo martoriato territorio, non si prenda minimamente in considerazione un pacchetto già pronto, esperto e formato.

Del resto l’intervento della Regione Puglia per garantire economicamente la proroga di due mesi non era certamente finalizzata ad allungare l’agonia dei lavoratori e del servizio, ma piuttosto a dare una definitiva stabilizzazione ai lavoratori ed al servizio». «Per questi saremo, insieme ai lavoratori, in presidio presso la Prefettura. Abbiamo già in cantiere un’altra serie di iniziative di lotta e sindacali finalizzate all positiva soluzione di questa pluriennale vertenza: questo territorio non si può permettere che 130 famiglie finiscano sul lastrico, nonostante ci siano le condizioni per la prosecuzione del progetto, e questa organizzazione sindacale non lo permetterà».

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