21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

Covid-19, L’Istituto di Sanità lancia l’allarme: Rt sopra l’1

foto di Il vaccino anti-covid
Il vaccino anti-covid

L’indice Rt aumenta e sale a 1.09. Aumenta il “rischio di una epidemia non controllata”. E’ il quadro sull’emergenza coronavirus contenuto nella bozza del report di monitoraggio di Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Italia. L’indice Rt è superiore a 1 in 9 regioni, con un peggioramento generale della situazione. In 12, tra regioni e province autonome, il tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche sopra la soglia critica. Lo riporta l’agenzia AdnKronos.

“Nel periodo 23 dicembre 2020-5 gennaio 2020 l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1.09 (range 1.04-1.13), in aumento da 5 settimane. Questo si realizza in un contesto caratterizzato da un aumento nel numero di casi in molti Paesi europei e dalla circolazione di varianti virali con una potenziale maggiore capacità di trasmissione”, si legge. “Si osserva un aumento complessivo del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese, dovuto a un aumento diffuso della probabilità di trasmissione di Sars-Cov-2 in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni e province autonome”, scrive ancora l’Iss, che aggiunge: In Italia “11 Regioni/Province autonome sono classificate a rischio alto (contro 12 della settimana precedente), 10 a rischio moderato (di cui 4 ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e nessuna a rischio basso”.

“Due Regioni e province autonome (Bolzano e Lombardia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1,25 compatibile quindi con uno scenario di tipo”, riporta la bozza.

RT SOPRA 1
“Sono 9 le Regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta) che hanno un Rt puntuale maggiore a uno nel limite inferiore, compatibili con uno scenario tipo 2. Altre 10 hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno ma sono tutte, tranne una, con un Rt medio sopra uno o appena sotto”.

L’INCIDENZA
Cresce l’incidenza di Covid-19 in Italia. “Si osserva, per la seconda settimana consecutiva, un aumento dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (368,75 per 100.000 abitanti nel periodo 28 dicembre 2020-10 gennaio 2021, contro 313,28/100.000 nel periodo 21 dicembre-3 gennaio). Si evidenzia, in particolare, il valore elevato di incidenza nella settimana di monitoraggio (4-10 gennaio) nella Regione Veneto (365,61 per 100.000), nella Provincia autonoma di Bolzano (320,82), in Emilia Romagna (284,64) e in Friuli Venezia Giulia (270,77)”. “L’incidenza su tutto il territorio – sottolineano gli esperti – è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in 7 giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate”.

IL PEGGIORAMENTO
“Questa settimana si osserva un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese. L’incremento dell’incidenza è stato comunque contenuto grazie alle misure di mitigazione adottate nel periodo festivo”. L’incidenza è pari a “183,36 per 100.000 abitanti, in ulteriore lieve aumento”. “L’incidenza nazionale a 14 giorni continua a crescere e aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali, e questo si traduce in un aumento generale del rischio”, si legge. “L’epidemia resta in una fase delicata – avvertono gli esperti – e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive”.

TERAPIE INTENSIVE
“Sono 12 le Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche sopra la soglia critica (era 13 la settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua a essere sopra la soglia critica (30%)”. “Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve aumento da 2.579 (al 4 gennaio) a 2.636 (12 gennaio); il numero di persone ricoverate in aree mediche aumenta anche lievemente, passando da 23.317 (04 gennaio) a 23.712 (12 gennaio) – evidenzia il documento – Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive”.

foto di Il coronavirus
Il coronavirus

«MISURE RIGOROSE»
“L’epidemia resta in una fase delicata e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale”, il monito contenuto nella bozza. Gli esperti confermano “la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. E’ fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”.

RICCIARDI: BATTAGLIA LUNGA
Zona rossa con misure e regole rigide per 4 settimane. E’ la ricetta che Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, propone per arginare la diffusione del coronavirus. “Dobbiamo essere molto chiari: questa è una battaglia lunga, in questo momento ci vorrebbero misure più forti per tre o 4 settimane”, ha detto a ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio 1. Per Ricciardi bisognerebbe consentire, per circa un mese, a tutti, di muoversi “solo per le attività essenziali: fare la spesa, per esigenze sanitarie, per emergenze, per lavoro. Questo bloccherebbe la circolazione del virus”. Senza misure più drastiche per tutti, “non riusciremo a invertire la curva epidemica”. Quindi quanto tutto questo durerà “dipende da noi. Serve riportare questa epidemia a numeri controllabili, a 50 casi per 100mila persone.

Oggi abbiamo numeri 5 volte superiori”. Per questo “sono necessarie misure energiche subito”, che consentano anche “di avviare la campagna vaccinale in tranquillità”, ha sottolineato. Dilazionare le misure “non paga né in termini numerici né psicologici – ha avvertito l’esperto – Dobbiamo dire la verità: è una guerra lunga, la vinceremo però sostanzialmente dobbiamo fare ciò che è necessario”. Se facciamo le cose per bene, “nel 2021 potremmo arrivare a una situazione di paranormalità, vivendo con cautela, ma faremo tutto”. Non basta il vaccino, “ci vuole una drastica riduzione dei contagi”, ha aggiunto Ricciardi confessando che “non fa piacere avere ragione a posteriori, come è successo anche ad altri colleghi. C’è un po’ di frustrazione. Ma è utile continuare a dire la verità”.

LA VARIANTE INGLESE
“Noi siamo molto preoccupati della variante inglese” che “in Italia è arrivata, ma non sapiamo quanto stia circolando. Per capirlo bisognerebbe sequenziare”, ha detto ancora. “Non credo che sia diffusa tanto – ha rassicurato Ricciardi – perché altrimenti ce ne accorgeremmo: la curva epidemica diventa rapidissima perché si diffonde del 70% in più”. Oggi questa variante entra nel nostro Paese attraverso le persone che arrivano dalla Gran Bretagna. “Nel momento in cui dovesse diffondersi con provenienza non solo inglese, ma anche da altri Paesi, dovremmo star attenti”, ha concluso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche