17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 14:59:00

MarTa
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Se qualcuno ha vinto la gara per la città capitale della cultura 2022 è la cultura in sé, o meglio la parola cultura dichiarata in rima e in prosa se non acclamata come una dea, una Musa ispiratrice. Parola piena o vuota di contenuti a considerare quanto poco sia stata tenuta concretamente presente in Italia, tra le ultime nazioni europee a ratificare la Convenzione di Faro. Quella cultura appunto che ha ispirato e suggerito i vari progetti delle 28 città partecipanti. Il ministro Franceschini nella cerimonia a distanza ha tenuto col fiato sospeso ed il batticuore tantissimi tarantini tifosi per la loro città candidata. Dopo un messaggio di speranza sul futuro degli operatori turisti e della cultura che “torneranno forti”, dice lui, nonostante il deserto del turismo causato dal Covid 19. Una notizia subito tirata fuori: la capitale della cultura del 2023 saranno Bergamo e Brescia – ha detto Franceschini – come un premio per quanto han patito. Il Presidente della giuria ha ringraziato il ministro che ha dato fiducia perché si è trovato di fronte ad una severa e dolorosa selezione.

“Sfigati” nella scelta, per usare il termine del Presidente, a causa della qualità delle proposte tra le migliori in Europa e dei bellissimi territori proponenti da cui è emerso un denominatore comune: le candidate grandi o piccole (e Taranto maggiormente) si sono affidate alla cultura per la resilienza. Commoventi sono stati definiti i video dato che le corde del sentimento sono state toccate nei progetti. Chi pensava che avrebbe potuto vincere con una realtà ben solida, per aggiungere altro grasso alle iniziative ed alle casse, è partito col piede sbagliato nel progettare. Per questo Taranto meritava, perché si è proposta come è realmente oggi come oggi: una città in cui le lacrime grondano spesso dagli occhi di chi non ce la fa e si mescolano al salato del mare. Proposte in linea con l’idea ministeriale di ascoltare e premiare le fragilità.

Tanto che dalla visione dei vari progetti tarantini, e non, è emersa una propulsione comune, definita come una buona notizia, la Buona Novella: che occorre affidarsi alla cultura per la resilienza nei tessuti socio urbani fragili, che dalla fragilità si deve partire per costruire il futuro, e che oggi è diventata pratica progettuale delle amministrazioni progettare lo sviluppo sociale su base culturale. Mi sembrano queste frasi talmente ovvie nelle linee di comportamento, talmente normali come dovrebbero essere per amministrazioni con la A maiuscola, che francamente la notizia mi sembra cotta e mangiata da anni ed anni. Solo che questo tipo di piatto non tutte le amministrazioni pubbliche lo hanno voluto manco assaggiare. Ora invece anche a Taranto si comincia a capire che la cultura serve, che i progetti culturali servono, che bisogna guardare con occhi nuovi i paesaggi tenendo bene presente la Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia con un tremendo ritardo ma ora presente come il Vangelo per lanciare nuove sfide culturali ed aprirsi a nuove specialità.

Insomma, la cultura va pensata come quando vai dal fornaio per comprare il tuo pane quotidiano. I dieci progetti candidati hanno fatto riflettere il ministro che male non sarebbe finanziarli tutti, monitorarli tutti come un investimento ad alto ritorno, per usare le parole ufficiali. Di più: le regioni potrebbero emularsi, collaborare. Pensare per esempio ad Etruria e Puglia insieme e le ragioni culturali ci sono eccome! Troppo forte! Tra i criteri di scelta che hanno fatto indirizzare la giuria? Lo slancio vitale, la mente ed il cuore. A Taranto non sono mancati. Il “messaggio poetico” è stato apprezzato in generale e non solo quello espresso da Taranto, ben adatto alle condizioni difficili e non solo di quest’anno. E nulla da dire su come sia stato toccato il cuore dei Tarantini col video lagrime ed acqua salata di mare. Ma la giuria non si è commossa. Il video sintetico su tutte le dieci città ha lasciato ancora fino all’ ultimo col fiato sospeso a leggere i vari slogan concentrati: Ancona La cultura tra l’ Altro, Bari La cultura vien dal mare, Cerveteri Alle origini del futuro, l’Aquila La cultura lascia il segno, E le Terre alte della Marca Trevigiana Pieve di Soligo, Procida La cultura non isola, La cultura cambia il clima Taranto, Trapani Crocevia di Popoli e culture, di approdi e policromie, Verbania La cultura riflette, Volterra Rigenerazione umana.

Da pensare-ha detto Franceschini-un meccanismo che premi in futuro tutte le nove città finaliste come i finalisti del Premio Oscar. Il messaggio ufficiale con cui è stata proclamata Procida esalta la realtà di un’isola simbolica del Mediterraneo e non dimentichiamo che proprio a Procida come ad Ischia ha preso il via la precoce colonizzazione magnogreca, quella euboica, dell’Italia meridionale prima che a Taranto. Questo aspetto forse è un sottofondo così ben radicato nei millenni tra la gente di quell’isola che è stata capace anche di ignorarlo puntando ad un messaggio vincente molto breve e poetico come un breve verso: la cultura non isola. Dice la motivazione a proposito di Procida vincitrice: Il progetto culturale presenta elementi di attrattività di qualità culturale eccellente; il contesto dei sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato, la dimensione patrimoniale e paesistica straordinaria come quella laboratoriale che presenta aspetti di inclusione sociale e dimensione tecnologica rilevanti. Può determinare un modello per lo sviluppo delle piccole città isolane del Paese.

Parole che ci potrebbero far riflettere riguardo, ad esempio, la strutturazione dei sostegni nel territorio regionale, il supporto dei privati (banche, imprenditori ecc), il Patrimonio che in bocca al ministro è da intendersi come Culturale, che ancora qui da noi stenta a diventare propulsivo, il paesaggio estremamente violato, l’inclusione, la tecnologia. Procida in buona sostanza ci ha…fregato anzi spiazzato col suo mare (che abbiamo anche noi) col fruscio delle onde (noi abbiamo anche i delfini), con un testo di presentazione molto indicativo che dice cosa non è e cosa è cultura. Tra tutte le parole a giustifica della vincitrice scelgo l’ultima che è diventata la prima: cultura è costruire insieme una nuova identità. Cosa che i Tarantini, nonostante millenni di storia con la S maiuscola, non sono stati sinora in grado di fare?

 

1 Commento
  1. Lucia 9 mesi ago
    Reply

    Per me Procida e un isola per le vacanze molto Bella….. Ma di Taranto c’e n’e uno solo posto cosi. Vivendo in Francia, portata via della mia terra dai miei genitori per scapare la miseria sono tarantina nel cuore. Anche a me e stato toccato il cuore col video ” Lagrime ed acqua salata di mare”.
    La giuria ha fatto una scelta classica… Non ha capito niente di Taranto.

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