06 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “Prove sull’inquinamento inutilizzabili”

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Processo Ambiente Svenduto

Una serie di richieste di inutilizzabilità delle prove e una camera di consiglio di diverse ore per la decisione. Quella che sembrava un’udienza, l’ultima, dedicata alla stesura del calendario della discussione, ma è stata impegnata prevalentemente da altre richieste da parte dei difensori degli imputati e soprattutto dai tempi necessari per la decisione.

Gli avvocati Carlo Petrone e Laura Palomba, difensori, rispettivamente, dell’ex presidente della Provincia Gianni Florido e dell’ex assessore all’Ambiente Michele Conserva, hanno chiesto la non utilizzabilità delle intercettazioni e degli atti relativi ad un’indagine archiviata dal gip riguardante la Provincia nei primi anni Duemila. Sulle richieste di entrambi i difensori il pubblico ministero Mariano Buccoliero non ha fatto alcuna opposizione. Non sono state le uniche richieste. Il collegio difensivo dei Riva e degli ex dirigenti dello stabilimento siderurgico ha chiesto l’inutilizzabilità dell’incidente probatorio e delle perizie chimiche ed epidemiologiche sull’inquinamento e sulle patologie e i decessi che, secondo i periti, ha provocato. In buona sostanza, i legali hanno chiesto l’inutilizzabilità della “prova regina” dell’accusa. In particolare, l’avvocato di Fabio Riva, Luca Perrone, ha chiesto l’inutilizzabilità degli atti dell’incidente probatorio nei confronti degli imputati che in quel periodo (da novembre 2010 a marzo 2012, quando si sono tenute le udienze) non avendo ricevuto l’avviso di garanzia come indagati non hanno partecipato. Quindi non hanno potuto esercitare il diritto di difesa.

Analoga la richiesta degi altri legali. Il pm Buccoliero ha chiesto il rigetto delle istanze. Il collegio difensivo degli imputati ha chiesto tre mesi di tempo prima della discussione ma con la sospensione dei termini della prescrizione. Per il pubblico ministero Buccoliero, invece, sono sufficienti venti giorni. Le sorti del processo riguardano 47 imputati, di cui 44 persone fisiche e tre società. Coloro che hanno ricoperto incarichi al vertice dell’Ilva della gestione Riva rispondono, fra l’altro, di disastro ambientale doloso e di avvelenamento delle sostanze alimentari. Numerosi gli esponenti politici coinvolti che rispondono di reati contro la Pubblica Amministrazione fra i quali anche l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, l’ex assessore Nicola Fratoianni, l’ex sindaco di Taranto Ezio Stefàno. Diversi capi d’imputazione rischiano di essere spazzati via dalla prescrizione considerando che si tratta di fatti datati, alcuni risalgono addirittura agli anni 2009 e 2010. Il procedimento è approdato in aula, con l’udienza preliminare, nel 2014. A dicembre 2015 è cominciato il dibattimento con una falsa partenza, per alcune eccezioni su alcuni verbali di udienza. Dopo lo stop e il ritorno del fascicolo davanti al gup, la vicenda, nel 2016, è approdato al dibattimento. A distanza di cinque anni, dopo 270 udienze tenute a ritmo serrato (fino a tre a settimana), il processo si avvia verso la fase finale, con la discussione della pubblica accusa e del nutrito collegio difensivo delle parti civili prima e degli imputati dopo. La sentenza, secondo alcune ipotesi, potrebbe arrivare in primavera.

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