05 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 06:54:46


TARANTO – Le prime copie del volume, fresche di stampa, sono arrivate nelle librerie tarantine – autorizzate a rimanere aperte nonostante l’Italia fosse tutta in “zona rossa”- proprio la vigilia di Natale e la sua copertina, che ritrae una giovane seduta vicina ai fumaioli sui tetti di Parigi, ci richiama alla mente immagini di un complicato 2020. È il nuovo lavoro a fumetti di Gianfranco Vitti, l’autore tarantino di Andrè Dupin, l’investigatore privato italo-francese che si muove nella Taranto pre-industria siderurgica degli anni ‘50. Questa volta è coadiuvato ai testi da Gaia Favaro, tarantina con la passione per la letteratura, con una predilezione per quella …disegnata. Stiamo parlando di “Montmartre”, il volume edito da Lavieri in una elegantissima edizione cartonata. Lucille, giovane aspirate illustratrice, si trasferisce dalla provincia francese nel famosissimo quartiere parigino, dove incontra Gogol, clochard, e Pierre, artista di strada: storia di solitudini e di come, eliminate le connotazioni negative di simili condizioni, ci si possa rendere conto – citando una frase di Lucille – «di non essere più soli e di esserlo sempre, anche nello stesso giorno». Gaia e Gianfranco ci hanno concesso un’intervista.

“Montmartre” è una sorta di incontro di solitudini. Sulla copertina c’è l’immagine di una ragazza sui tetti che ci riporta inevitabilmente a qualcosa che tutti abbiamo vissuto di recente e ad una parola che non avremmo mai voluto pronunciare: lockdown. Ma qual è stato lo spunto, il punto di partenza, che vi ha portato a voler raccontare la storia di Lucille?
Gaia: «Lo spunto di partenza è un’idea di Gianfranco, nata dopo un suo breve viaggio a Parigi. Partendo da quell’idea, insieme abbiamo dato vita a un soggetto in cui, a poco a poco, le nostre necessità creative si sono intrecciate». Gianfranco: «Sì, successivamente, dopo aver scritto una bozza di soggetto, ho ritenuto fondamentale per la riuscita della storia l’apporto di una sensibilità prettamente femminile, per questo è stato naturale pensare a Gaia. Il risultato finale dimostra che ci avevo visto giusto».

Vitti è stato davvero bravo a rappresentare nelle sue tavole ad acquarello palazzi istituzionali e monumenti parigini: la Sorbona, la scalinata di Montmartre, la Basilica del Sacro Cuore… Gli hai dato istruzioni precise o ci ha messo molto di suo?
Gaia: «Non essendo mai stata in Francia mi sono affidata completamente a lui. In sceneggiatura ho lavorato più sull’atmosfera che volevo, su come i luoghi dovessero accogliere i personaggi e quello che stavano vivendo in quel momento. Solo una cosa ho chiesto esplicitamente, il quartiere di Belleville perché legato a un film di animazione del 2003 che amo particolarmente: “Appuntamento a Belleville”».

Come sei riuscito a riprodurle così fedelmente?
Foto, filmati o… dal vero? Gianfranco: «Dal vero sarebbe stato l’approccio ottimale – nel disegno lo è sempre – ma purtroppo non era possibile, pertanto ho optato per una documentazione fotografica, aiutandomi anche con una serie di volumi di illustratori francesi». C’è anche la cattedrale di NotreDame in fiamme – evento realmente accaduto, ahimè – che potrebbe incutere nel lettore un ulteriore senso di smarrimento… Gaia: «Tanto quanto non considero la solitudine solo nei suoi aspetti negativi, così vedo nello smarrimento un’opportunità immensa di ricerca e spero che queste sensazioni abbiano accompagnato i lettori. Perdersi per molti di noi è l’incipit, un camminare dentro se stessi senza la pretesa di trovare esattamente ciò che ci aspettavamo».

In “Montmartre” ci sono anche molti riferimenti musicali, a partire dalla petulante padrona di casa di Lucille che la accoglie – paradossalmente – con indosso una felpa con la celeberrima illustrazione presente sulla copertina del celebratissimo album “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd. Ce ne parli?
Gaia: «La musica è un aspetto fondamentale della mia vita, mi accompagna costantemente mentre scrivo, tanto che adesso ho anche il piacere di collaborare con dei musicisti a un progetto davvero molto bello; così, quando ho visto che Gianfranco aveva disegnato la famosa felpa ho deciso che il viaggio sarebbe stato anche musicale. Passaggio successivo, quasi di generazione in generazione, è stato il tempo che la stessa Lucille dedica all’ascolto di un brano dei Pink Floyd (“If” – ndr). Quanto agli altri brani (Piero Ciampi “Adius”; Counting Crows “Colorblind” – ndr) hanno un sottile filo che li lega, ma lasciamo che i lettori lo trovino da soli o ne seguano uno tutto loro».

State facendo una sorta di minitour delle librerie cittadine, con i dovuti accorgimenti e nel rispetto delle normative anticovid, naturalmente. Qual è stata la risposta del pubblico?
Gianfranco: «La risposta del pubblico è stata incredibile, quasi inaspettata. Quando finisci un libro non puoi mai sapere quale possa essere la reazione del pubblico. Da parte nostra credevamo nel progetto e lo abbiamo portato avanti tra mille difficoltà sostenuti dal nostro editore che ovviamente per primo ha deciso di investire e rischiare, pubblicandoci; cosa per nulla scontata in un periodo così difficile per l’editoria e per il mondo del lavoro in generale».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche