18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, dal primo febbraio la parola passa all’accusa

La Corte del processo Ambiente Svenduto
La Corte del processo Ambiente Svenduto

Rigettate in blocco le richieste di inutilizzabilità di perizie e intercettazioni presentate dai difensori. Dopo una lunghissima camera di consiglio, martedì sera intorno alle 20, la Corte d’Assise di Taranto ha emesso l’ordinanza in cui spiega le motivazioni del rigetto e perché ritiene utilizzabili le perizie sul disastro ambientale provocato dall’inquinamento acquisite nel corso dell’incidente probatorio anche nei confronti di coloro che non erano indagati, quindi non hanno partecipato attraverso un legale o un perito all’acquisizione delle prove sull’inquinamento ora utilizzate contro di loro.

Si tratta di due dei principali imputati, Fabio Riva e il capo area altiforni dell’epoca De Felice, non ravvisando una violazione del diritto di difesa e delle norme del Codice di procedura penale. Rigettate anche le richieste di inutilizzabilità delle intercettazioni e di altri atti dell’accusa nei confronti dell’ex presidente della Provincia Gianni Florido e dell’ex assessore all’Ambiente Michele Conserva. Inoltre, la Corte ha fissato l’inizio della discussione. Come ha stabilito il collegio presieduto dal giudice Stefania D’Errico, il 1° febbraio la parola passerà all’accusa, al pm Mariano Buccoliero. La requisitoria richiederà alcune udienze, almeno due o tre, anche perché a discutere ci saranno anche gli altri pubblici ministeri, Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannarile.

Poi la parola passerà ai legali delle parti civili e, infine, a quelli degli imputati. La Corte si è riservata di stilare il calendario. Rigettate, quindi, le richieste di inizio della discussione fra tre mesi (con sospensione dei tempi di prescrizione dei reati), come chiedevano i legali degli imputati e di venti giorni secondo la richiesta del pm. Come ha evidenziato la Corte nell’ordinanza, si tratta di un processo che “ha assunto carattere straordinario” per numero di imputati (47 di cui 44 persone fisiche e tre società) e quindi anche di difensori (l’appello anche se fatto con la massima rapidità richiede quasi venti minuti), capi d’accusa e complessità della vicenda e dei reati contestati ma “soprattutto per entità e qualità dell’istruttoria“.

Protrarre ulteriormente il dibattimento significherebbe andare contro il principio della ragionevole durata del processo, si legge nell’ordinanza. A febbraio il processo riprenderà in un’altra sede (la quarta dopo l’Aula Alessandrini del Tribunale e le aule delle sedi della Corte d’appello) più adeguata alle norme anti Covid e ad ospitare un maggior numero di persone. L’aula bunker della vecchia sede della Corte d’Appello, al quartiere Paolo VI, che in passato ospitava i maxi processi antimafia con centinaia di persone attualmente, con le misure anti contagio e la necessità di assicurare il distanziamento, ha una capienza limitata a circa ottanta unità. Si terrà, come indicato nell’ordinanza emessa l’altra sera, nell’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina Militare a San Vito. Inizio alle ore 9.

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