27 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Febbraio 2021 alle 16:29:51


Dalla caduta dell’Impero Romano (476) fino agli Angioini la Puglia è stata, come sempre, un crocevia di genti. Si sono incontrati e scontrati Latini, Goti, Longobardi, Bizantini e Arabi, Cristiani cattolici e ortodossi, Ebrei e Musulmani.

In questo breve excursus ci occuperemo di Goti e soprattutto di Longobardi, perché – come dice JeanMarie Martin – “il Mezzogiorno fu una delle regioni più longobarde d’Italia”. I primi invasori, come gli Eruli di Odoacre (476-493) e gli Ostrogoti di Teodorico (493- 526) non sconvolsero le condizioni sociali ed economiche della regione. Fu dopo la morte di Teodorico che l’equilibrio si ruppe. Giustiniano decise di riconquistare la parte occidentale dell’Impero. Inviò in Italia il generale Belisario che attaccando in Sicilia il re goto Teodato (534-536) diede origine alla guerra ‘greco – gotica’ (535 – 553). La Puglia fu più volte devastata. Dopo la sconfitta dei Goti di Totila la regione ridotta alla fame, passò sotto il governo bizantino.

Anche Taranto e dintorni fu coinvolta nello scontro bellico. Procopio da Cesarea riferisce che Totila, durante una delle fasi della guerra, espugnò Taranto. Il presidio di Taranto fu posto sotto il comando di Ragnaris, che tentò di salvare se stesso e i suoi soldati, accordandosi con i Bizantini. L’accordo non andò a buon fine, tentò una sortita, ma fu sconfitto e non rientrò più a Taranto. Le conseguenze della guerra ‘greco-gotica’ furono tremende: devastazioni di campi, soprusi, uccisioni di cittadini, fame…. chi poteva fuggire, fuggiva per mettersi al sicuro e se aveva con sé del denaro, lo nascondeva con la speranza di poterlo riprendere in tempi più sereni e sicuri. E al 1973-74 risale un ritrovamento di monete, il “Thesaurus Massafrensis”, in un uliveto sulla strada da Taranto a Massafra a circa 2 km da Taranto. Il ‘Thesaurus’ risale in gran parte al VI secolo.

Sono monete di Teodorico, Trasamundo, Zenone, coniate fino al 523. All’inizio del 568 i Longobardi decisero di partire con mogli, figli e vecchi dalla Pannonia per l’Italia. Erano 100.000 e con loro si mossero Sassoni (circa 20.000), Svevi, Sarmati, Bulgari e altri gruppi. Giunsero nel maggio del 568, percorrendo lo stesso itinerario fatto dai Goti. Occuparono la Lombardia che da loro prese il nome, l’Emilia, la Toscana, l’Umbria (Ducato di Spoleto), la Campania (Ducato di Benevento).. Il loro potere si basava su una serie di ducati. Veniva eletto un re che risiedeva a Pavia e amministrava le proprie terre tramite i gastaldi. Solo i ducati di Spoleto e Benevento restarono autonomi. Sotto Agilulfo (591-616) si convertirono al cristianesimo, grazie anche all’opera della regina Teodolinda.

Con Rotari (632-652) misero per iscritto nell’anno 643 le norme di diritto (Editto di Rotari, E.R.), che prima venivano tramandate oralmente. Liutprando (712- 744) portò al massimo splendore il regno che, però, nel 774 crollò per opera dei Franchi di Carlo Magno. Il Ducato di Benevento non volle sottomettersi, divenne il baluardo della longobardicità e tentò di estendersi al Sud. L’imperatore bizantino Costante nel 663 giunse a Taranto cercando di ostacolare le infiltrazioni dei Longobardi. Fu sconfitto e i Longobardi ripresero la loro avanzata verso il Sud e tra il 674 e il 678 conquistarono Taranto e Brindisi, che occuparono per circa 200 anni, anche se non con continuità, e assoggettarono tutta la Puglia meno Otranto e Gallipoli che restarono ai Bizantini. Dopo la spartizione del principato (849) in quelli di Benevento e di Salerno, il gastaldato di Taranto fu attribuito a Salerno. Siconolfo (839-851) fu il primo principe di Salerno, era fratello di Sicardo, principe di Benevento, che esiliò il fratello a Taranto e lo costrinse al sacerdozio. Rocambolesca fu la fuga di Siconolfo da Taranto – se ne parla nel cap.79 del “Chronicon Salenitanum”, una cronaca anonima del X secolo, che riguarda i principati di Benevento e Salerno. Fu proclamato principe dal popolo salernitano. Nel 1076 ai Longobardi subentrarono i Normanni.

La permanenza longobarda in Italia si è protratta per circa 508 anni (568-1076) e in questi secoli usi, costumi, tradizioni leggi e usanze matrimoniali, nonché antroponimi e voci nei dialetti si sono diffusi e radicati giungendo fino ai nostri giorni. Nel Salento e nel Tarantino in particolare, più che da fonti storiche e archeologiche, per altro scarse ma non inesistenti, la loro presenza può essere dedotta dallo studio dei toponimi, dei relitti linguistici presenti nei dialetti e dagli atti notarili, anche se posteriori all’epoca longobarda, che, però, evidenziano come fortemente e in profondità abbia operato questa “gens” con le sue usanze e le sue tradizioni. Cominciamo con una breve analisi dei toponimi. A volte non è semplice distinguere tra un tema gotico e uno longobardo,soprattutto nelle zone occupate prima dai Goti e successivamente dai Longobardi, perché spesso i toponimi gotici sono stati longobardizzati, come è il caso di quelli del tipo *skulka. Di queste ne troviamo 3 nel Tarantino. Le sculcae, costruite dai Goti durante la guerra contro i Bizantini, erano costruzioni militari di piccole dimensioni, dove alloggiavano gruppi di soldati impegnati nell’avvistamento e nella ricognizione delle truppe avversarie. Tali postazioni nelle carte medievali appaiono sempre nella forma diminutivale Sculcula.

Il termine passò anche in greco e latino (exculcator ‘esploratore’, sculcare ‘esplorare’) ed è presente nell’Editto di Rotari e nelle altre leggi longobarde col significato di ‘servizio di guardia’. I longobardi, però, quando giunsero in Italia, non conoscevano né la parola né ciò che designava, e non ebbero difficoltà ad appropriarsi sia del termine che delle postazioni, che i Goti avevano eretto durante la guerra greco-gotica. Nel Tarantino – trascrivo i termini come sono riportati nei Fogli dell’Istituto Geografico Militare – sono presenti la Mass. La Scorcola (F. 202, II, SO) vicino Statte, Mass. La Scòrcora (F.203, IV, NE), vicino Avetrana, e Mass. Scòrcora (F.202, II, SE) a sud di Pulsano, situate a nord della linea Taranto – Brindisi. Le ultime due lungo il litorale ionico a 2-3 km. dal mare. Tutte in posizione strategica per poter controllare l’eventuale avvicinamento di truppe o navi bizantine. Altri toponimi riguardano l’organizzazione economica e amministrativa dello stato longobardo.

Tra questi segnalo (Fermata) Cagioni (F. 202, IV, SE) e Bosco Caggione (F. 202, II, SE). Quest’ultima – in linea d’aria – a una distanza di circa 6 km dalla Masseria Scòrcora e a meno di 6 da Gandoli. I due toponimi derivano dalla forma latinizzata ‘gahagium’ (E.R, 320) dal germanico ‘*gahagia’ ‘recinto’, i cui esiti nel Sud sono gaggia, caggio, cafaggio, e anche gaio come appare in un diploma (a.774) di Arechi (758-787) riguardante Mottola. Ci sono anche microtoponimi che riguardano la toponomastica urbana. Nelle “Rationes Decimarum Italiane” è menzionata (a.1324) ‘Santa Maria dei Longobardi’ a Lizzano, e a Martina Franca è noto il ringh(e) (anello, circonvallazione), che forse è la Strada lombardese di cui parla lo storico martinese Chirulli, la quale segnava il confine tra il territorio di Taranto e di Monopoli. Numerosi sono i toponimi che derivano da nomi personali.

Tra questi il più noto è Gandoli, la cui base germanica è ‘*gando’ ‘incantesimo, magia’, a pochi km dalla Masseria Scòrcora e Bosco Caggione. Tanti microtoponimi (da nomi di persona) si trovano lungo la costa. Partendo da Porto Perone risalendo verso ovest, si incontrano Gandoli, Santomai, Tramuntone, Carelli fino a capo S. Vito del Pizzo. Quegli antroponimi diventati toponimi erano portati da individui che avevano proprietà in quelle zone o avevano fondate chiese o altro. L’insediamento in quei terreni sul mare, piacevole per l’amenità e il clima del luogo, era anche necessario e utile per controllare le coste o chi veniva dal mare. I Longobardi entrati in Italia nel 568 come conquistatori, poi con le generazioni successive, si erano trasformati in ‘possessores’. Restarono in Italia per mezzo millennio e nel territorio di Taranto, che conquistarono tra il 674 e il 678, per circa 200 anni. Altri aspetti della ‘gens’ longobarda saranno trattati, forse, in un prossimo ‘excursus.

 

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