12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Cronaca News

Villa dei Principi, l’ultima battaglia contro il fallimento


Aveva prenotazioni per duecento matrimoni che in tre anni avrebbero assicurato un incasso di oltre 4 milioni di euro. Malgrado ciò la nota sala ricevimenti e albergo di Laterza, Villa dei Principi, dopo la chiusura, adesso rischia il fallimento. A conclusione di due procedimenti, uno penale e uno civile, mercoledì 27 gennaio, in Tribunale a Taranto, si giocherà la partita decisiva.

La vicenda è iniziata nel lontano 2009 quando quattro soci, Giuseppe Lomagistro, Ignazio Nettis, Nicola Tucci e Vincenzo Giacoia, titolari del 49% del capitale sociale della società che lo gestiva, la Excelsior srl con sede a Laterza, hanno presentato denuncia nei confronti del socio di maggioranza (col 51% delle quote), Carmelo Ricciardi. Il pm dell’epoca, della Procura di Taranto, Matteo Di Giorgio, ha disposto il sequestro delle quote e dell’azienda. Sequestro confermato anche dalla Corte di Cassazione. Di conseguenza la struttura è stata affidata dal Tribunale di Taranto ad un custode e amministratore giudiziario. E’ iniziata così una storia senza fine di lungaggini, gare di aggiudicazione revocate e anche di dimissioni di due amministratori giudiziari che il Tribunale ha, di volta in volta, provveduto a rimpiazzare effettuando le nuove nomine.

Lo stesso Tribunale di Taranto, a febbraio 2014, tramite una gara di evidenza pubblica, ha concesso in fitto la struttura ad una società, con un canone di 410.000 euro più iva. L’amministratore unico e rappresentante legale della società aggiudicataria del bando, insieme ad altri cinque soggetti, è finito sotto accusa per reati ai danni del socio di maggioranza di Villa dei Principi (fatti in seguito ai quali ha rassegnato le dimissioni il secondo amministratore giudiziario nominato dal Tribunale). Le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Matera, con un filone d’inchiesta e un relativo processo instaurato anche a Taranto, riguardavano originariamente imputazioni che andavano dal tentato omicidio all’estorsione, alla turbativa d’asta. Reati dai quali gli imputati sono stati successivamente assolti. Inoltre, dopo la prima aggiudicazione del bando di gara che sarebbe stata viziata da turbativa, il Tribunale ha indetto una seconda gara ma anche l’ulteriore aggiudicazione non ha avuto esito positivo in quanto il gip dell’epoca, Martino Rosati, l’ha revocata ravvisando la mancanza delle necessarie garanzie da parte del titolare della società.

La sala ricevimenti di Laterza, quindi, è stata consegnata all’amministratore giudiziario e non ha più riaperto i battenti. Nonostante la battaglia giudiziaria di Lomagistro, Nettis, Tucci e Giacoia e le diverse istanze presentate al palazzo di giustizia, nel tentativo di salvaguardare il valore dei beni sequestrati, la struttura (del valore di 6 milioni di euro) è rimasta chiusa e in stato di abbandono. Ma soprattutto ha perso gli oltre 4 milioni di euro che avrebbe incassato dalle 200 feste di matrimonio prenotate in tre anni. “L’immobile e l’area di 25.000 metri quadrati, che necessitano di interventi quotidiani, sono andate in progressivo degrado.

Ma soprattutto la chiusura ha comportato, di fatto, la rinuncia a tutti i contratti stipulati”. Ed è stato questo il danno maggiore, lamentano i soci: “Di conseguenza – hanno spiegato i soci di minoranza – quaranta dipendenti hanno perso il posto, senza considerare le difficoltà provocate alle numerose attività che gravitavano intorno alla struttura, per forniture e manutenzione degli impianti e del giardino. Ma non è tutto – come hanno evidenziato in questi anni – perché la struttura ha ormai perso tutto l’avviamento maturato negli anni e accumulato in oltre vent’anni di attività”. Una lunga storia interrotta della quale i soci stanno tentando di riallacciare i fili, per questo non si sono arresi e sperano nell’accoglimento delle loro ragioni riponendo fiducia nella Giustizia nell’udienza civile in programma mercoledì 27 gennaio. Conclusi i procedimenti penali, uno avviato Matera e l’altro a Taranto (la sentenza della Cassazione è di novembre dello scorso anno), di quest’ultimo resta la richiesta di fallimento del pm della Procura tarantina, Daniela Putignano.

I quattro soci di minoranza, assistiti dagli avvocati Carlo Petrone, Daniele D’Elia e Quirino Iorio, e il socio di maggioranza hanno presentato opposizione alla richiesta di fallimento della Procura. Sperano che la sezione fallimentare del Tribunale—– rigetti l’istanza di fallimento e restituisca loro la struttura perché al danno già subito non si aggiunga anche la beffa. “Anni di lavoro, di sacrifici di lavoratori e famiglie… Tutto rischia di andare in fumo perché lo Stato non fa impresa ci siamo sentiti dire”. Sarebbe una beffa ancora più grande per loro, dopo aver constatato come lo Stato in alcuni casi si attivi per salvare le grandi aziende, mentre lascia morire quelle di minori dimensioni. Per questo sperano che ci sia un giudice a Berlino.

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