16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca News

“Operai ex Ilva in cassa integrazione malgrado i riavvii”

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

La ripartenza dell’Acciaieria 1 e dell’Altoforno 2 farà risalire la produzione. I sindacati metalmeccanici sono ottimisti dopo l’annuncio di ArcelorMittal ma sperano che questo contribuisca a ridimensionare presto i numeri dei dipendenti in cassa integrazione.

“L’azienda ha annunciato la ripartenza dell’altoforno 2 – dichiara Antonio Talò, segretario provinciale della Uilm quindi è il secondo impianto che viene rimesso in marcia a gennaio dopo l’Acciaeria 1 che è stata riavviata la scorsa settimana, seppure ad un passo ridotto, con un solo convertitore sui tre installati. Entrambi gli impianti erano stati fermati a marzo dello scorso anno. Per crisi di domanda di acciaio, a seguito dell’emergenza Covid, e l’altoforno 2 anche per la necessità di adeguarlo alle prescrizioni di sicurezza chieste dalla magistratura dopo un infortunio mortale a giugno del 2015. I lavori all’altoforno – prosegue Talò – sono stati effettuati da Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto società proprietaria degli impianti (dati per ora in fitto ad ArcelorMittal Italia), con un costo complessivo di circa 10 milioni di euro.

La rimessa in marcia di Acciaieria 1 e Altoforno 2 servono a sostenere la risalita della produzione di acciaio: dai 3,4 milioni di tonnellate del 2020, ai 5 milioni previsti nell’anno appena iniziato”. Talò, in considerazione delle previsioni ottimistiche e della ripartenza di alcuni reparti, auspica tempi migliori per i numeri relativi ai dipendenti in cassa integrazione: “ArcelorMittal Italia – spiega ancora Talò – ci ha convocato perché volevano parlare di numeri. I numeri della cassa integrazione connessa al nuovo piano industriale e alla ristrutturazione. Non ci hanno riproposto il numero dei 3mila cassintegrati in quest’anno, indicato invece nelle scorse settimane dall’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri”.

I numeri attuali, evidenzia Talò, sono eccessivi: “All’azienda che voleva parlare di numeri – aggiunge Taló -, noi abbiamo detto: ma di quali numeri dobbiamo parlare se l’orizzonte non è ancora chiaro e se le quantità produttive non sono determinate? Eppoi, i 3mila cassintegrati che ci sono stati indicati, li riteniamo eccessivi, tanto più se c’è, come sta avvenendo, una ripartenza degli impianti”. Il segretario provinciale della Uilm torna anche sul tema dell’integrazione salariale: “Abbiamo chiesto inoltre ad ArcelorMittal – prosegue Taló – di assicurare l’integrazione economica alla cassa integrazione dei dipendenti perché non possiamo ancora tenere le persone, come è accaduto in tutti questi mesi, a 8-900 euro al mese. La risposta di ArcelorMittal è stata: non possiamo dire niente perché manca il nostro socio. Intendendo per questo, l’azionista pubblico Invitalia. E allora, abbiamo risposto noi – conclude Talò -, ne riparliamo quando sarete una società a tutti gli effetti”.

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