19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

Ritardi nel riavvio dell’altoforno 2 e timori per i rischi di stop dell’altoforno 4. Non c’è pace per gli operai del Siderurgico che ormai dal 2012 devono fare i conti con paure e incertezze sul futuro. L’amministratore delegato Lucia Morselli e il direttore delle risorse umane Arturo Ferrucci hanno incontrato ieri le organizzazioni sindacali per spiegare i motivi del ritardo, di 24-48 ore, della ripartenza di Afo/2 e per fornire comunicazioni sulle problematiche relative alla proroga dei termini chiesta al Ministero dell’Ambiente per la chiusura dei nastri trasportatori. In un comunicato unitario Fim, Fiom, Uilm e Usb riferiscono che, da quanto appreso nell’incontro, lo slittamento della ripartenza dell’Altoforno 2, prevista per il 26 gennaio, “è scaturita da una problematica tecnica della macchina a forare”.

Tuttavia, “è stata avviata la procedura di preriscaldo del forno e si attende un riscontro dai commissari straordinari che hanno gestito le opere di riammodernamento previste dalla magistratura”. La macchina a forare è una delle tre nuove macchine fatte installare da Ilva in as per adeguare l’altoforno 2 alle prescrizioni di sicurezza stabilite dalla Magistratura dopo l’incidente mortale di giugno 2015. Mentre, sulla proroga dei termini per la copertura dei nastri trasportatori, “la direzione generale del Ministero dell’Ambiente ha inviato una comunicazione ad ArcelorMittal all’interno della quale sono contenuti i motivi che ostano la domanda di proroga della suddetta prescrizione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e che potrebbe determinare il fermo dell’Altoforno 4. Le procedure della fermata di AFO/4, secondo quanto riferito da ArcelorMittal, potrebbero essere avviate dal 31 gennaio, data ultima prevista per l’attuazione dello stesso Dpcm del 29 settembre 2017”.

Alla luce della possibile fermata dell’Altoforno 4, Fim, Fiom, Uilm e Usb “esprimono forti perplessità per le tanti incognite che continuano ad emergere rispetto alla questione ambientale, al futuro assetto societario di ArcelorMIttal e al piano industriale e occupazionale” e chiamano in causa ancora una volta il Governo: “E’ del tutto imbarazzante – si legge nella nota – il silenzio del governo che in questi mesi ha evitato qualsiasi tipo di confronto sul futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto. La vertenza ex Ilva continua ad avere continui stop and go ed è indubbiamente una conseguenza dovuta all’assenza di chiarezza e trasparenza, da parte del Governo, che ha prodotto uno stallo che dura ormai da troppi anni. Le organizzazioni sindacali hanno in più occasioni denunciato l’assenza di programmazione di interventi manutentivi degli impianti e ritardi in merito all’applicazione delle prescrizioni previste dall’Aia che necessitano di un approfondimento anche con Invitalia, futuro azionista al 50% di ArcelorMittal. Riteniamo inammissibile – concludono – continuare a rincorrere notizie e soprattutto continuare a far vivere una fase di incertezza a migliaia di lavoratori e alla città di Taranto che attende, ormai da troppo tempo, la fine dei lavori previsti per il risanamento ambientale”.

Secondo alcune fonti sindacali, in assenza della proroga da parte del Ministero dell’Ambiente, l’altoforno 4 da lunedì prossimo potrebbe entrare nelle mire del custode giudiziario del Siderurgico e quindi potrebbe anche essere eventualmente fermato per non incorrere nell’inosservanza delle prescrizioni ambientali. I nastri trasportatori servono l’altoforno 4 per la carica dei materiali necessari alla produzione. L’adeguamento è stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale al fine di contenere la diffusione delle polveri. L’azienda avrebbe spiegato ai sindacati di aver ottenuto la proroga circa il completamento della misura di intervento, ma, a distanza di circa un mese dalla relativa conferenza dei servizi, e nonostante le sollecitazioni, non è ancora arrivato il decreto del Ministero dell’Ambiente. Da qui, dunque, per ArcelorMittal, i potenziali rischi di stop cui potrebbe incorrere l’altoforno 4, uno dei due attualmente operativi sui tre disponibili. Buone notizie, invece, per il lavoratore inizialmente escluso dalle graduatorie dell’azienda. Torna in fabbrica, nel reparto Trattamento fossile coke. Lo ha deciso la Sezione Lavoro del Tribunale di Taranto.

Come stabilito dal giudice Lorenzo De Napoli, l’azienda dovrà risarcire il lavoratore delle mensilità non percepite sin dal giorno in cui avrebbe dovuto essere assunto. Si tratta di una vittoria dell’Usb Taranto assistita dall’avvocato Mario Soggia. Il coordinatore Franco Rizzo esprime la sua “soddisfazione per il risultato raggiunto”, frutto di “una lunga battaglia iniziata nel 2019 che ha portato alla condanna di ArcelorMittal per condotta antisindacale”. Infine, nessuna irregolarità sull’utilizzo della cassa integrazione ordinaria per Covid-19. Questa è la conclusione a cui è giunto l’Ispettorato del Lavoro in seguito agli accertamenti svolti nello stabilimento dopo le segnalazioni di alcune organizzazioni sindacali. Una nota di Am Italia chiarisce i termini della questione: “Gli accertamenti hanno interessato il personale impegnato nei reparti Produzione Lamiere e Laminazione a freddo, considerati dall’Inps idonei come campione di riferimento e rilevamento. L’ispezione si è conclusa venerdì 22” e l’altro ieri è giunto all’azienda “il verbale di notifica con cui l’Ispettorato del Lavoro comunica di non aver adottato provvedimenti sanzionatori di natura amministrativa o penale nei confronti di ArcelorMittal Italia”.

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