21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12


Unione Europea

Tra i semplici assiomi di una attività di pianificazione c’è la definizione di un contesto di riferimento. Il contesto di riferimento, cioè il punto da cui si parte è condizionante per le evoluzioni future dal sistema di obiettivi, dai vincoli esistenti, dagli strumenti che si mettono in moto per raggiungere quegli obiettivi. Me è necessario sottolineare come alcune affermazioni siano degli assiomi quasi insuperabili per qualsiasi atto di pianificazione e programmazione.

Di seguito alcuni di questi:

  • È difficile per un piano modificare l’esistente perché esiste la continuità delle scelte attuate nel passato
  • Le ideologie sono dannose perché danneggiano un processo fisiologico dele attività ordinate di programmazione, pianificazione economia e finanziaria
  • In pochi rarissimi casi è possibile creare un contesto di riferimento programmatico totalmente nuovo e normalmente è una nuova tecnologia che fa fare il salto paradigmatico perché modifica le modalità di produzione delle economie di scala fino ad allora conseguite e ne redistribuisce i percettori delle relative rendite
  • In ogni caso da una lista di interventi tutti considerati prioritari è necessario identificarne l’ordine di priorità.
  • Dal progetto numero 1, 2 e 3 … è necessario passare al primo, secondo progetto, terzo progetto, cioè all’ordine di attuazione e realizzazione di una serie di progetti, allo scopo soprattutto di rendere pianificabili ed immediatamente gestibili i servizi che ne derivano Questi assiomi non significano che le realtà sono immutabili ma che sono necessari strumenti specifici e molto puntuali per attuarle. E fino a quando divideremo il modo in partigianerie del tipo il recovery fund è un regalo fatto all’Italia e non una scelta di politica economica di impronta europea, allora non capiremo che le risorse del Next Generation possono farci fare un salto paradigmatico del nostro sistema produttivo. Ad oggi in questo momento abbiamo necessità di avere
  • Una definizione cardinale delle priorità di intervento: questa selezione non può essere fatta solo con la minaccia di revoca degli investimenti o dividendo il mondo in un tempo di disponibilità dei progetti che vedono nel 2026 la data topica entro la quale esiste il finanziamento ed oltre la quale esiste il dimenticatoio. Esistono progetti articolati per lotti funzionali già nel 2021 che avranno necessità di lavorazione e di pagamento anche nei periodi successivi al 2026. Per i progetti che scavallano il 2026 non è al momento prevista alcuna continuità;
  • una precisa definizione di avvio dei lavori: gli obblighi di disporre delle infrastrutture entro il 2026 deve essere riferita al progetto entrato nella sua interezza nella definizione del recovery plan. Bisogna rendere equivalenti e non cannibalizzabili i progetti il cui avvio e consumo di risorse avviene per lotti funzionali ed altri che non sono articolabili per lotti funzionali già oggi: esempio Roma Pescara e AV sud;
  • di abbandonare gli attuali strumenti di valutazione un sistema di indicatori di misurazione dei costi e dei benefici e della convenienza a fare che deve superare gli strumenti attuali e disponibili come il decreto legislativo 228 e 229 del 2011, quelli cioè che sono stati pensati e strutturati per inibire la spesa pubblica, sottoponendola ad un controllo di valutazione ex ante ed ex post. Se come pensiamo soprattutto per le opere che sono presenti al Sud lo scenario più ottimistico rimane quello inerziale, allora dobbiamo prendere atto che il recovery plan o meglio le proposte del recovery plan non possono che essere al momento la continuità logica e razionale che hanno governato nell’ultimo ventennio le scelte di politica economica. Sono cioè il frutto della disponibilità dei progetti ma anche della disponibilità dei finanziamenti, del numero di variazioni delle norme come il codice appalti e della deresponsabilizzazione delle amministrazioni centrali a vantaggio di un sistema di regole dominate dalle scelte regionali e locali.

Ad oggi complessivamente si stima che il RFF nella componente infrastrutture terrestri strade e ferrovie valga circa valga circa 85 mld di euro, circa 8 per le strade e più o meno 77 mld per le ferrovie. Nel sud tra strade e ferrovie si stima che il valore del parco progetti sia più o meno di scarsi 30 mld di cui quasi 5 mld strade. Su richiesta delle autorità politiche il parco progetti è stato scomposto in progetti al 2026 con fondi a disposizione e progetti con necessità di integrazione finanziaria e progetti oltre il 2026 con risorse disponibili e necessità di risorse nuove. la Napoli Bari, per esempio è quasi tutta nel primo gruppo. La Battipaglia Potenza Taranto Metaponto è tutta nel secondo gruppo B la nuova AV SUD è parte nel gruppo B e parte nel gruppo C.

Il 42% dei progetti ferroviari nel sud è realizzabile entro il 2026 con fondi disponibili mentre poco meno del 20% totale dei progetti del sud hanno necessità di ulteriori risorse. La pianificazione delle strade invece risente ancora oggi di una forte frammentazione, di una scomposizione e frammentazione dei bandi di gara, di una atomizzazione, dovuta alla difficoltà di reperire risorse e di spenderle e di un elemento che è croce e delizia per chi pianifica investimenti nelle strade: sono un ottimo strumento per avviare lavori ed in molti casi hanno spiccate capacità anticicliche per ovviare a problemi economici ma proprio questa caratteristica espone questi progetti ad una feroce pratica quella del definanziamento avvenuta negli anni scorsi per evitare deficit di bilancio eccessivi.

Di conseguenza la quota dei progetti stradali finanziabili con il RFF con tutte le limitazioni imposte dalla UE che privilegerebbe sistemi di trasporto green, vive in questo momento il paradosso di aver consumato le scarse risorse disponibili al dicembre 2020 e di avere una alta percentuale di quote di progetti fattibili per il 2026 ma non finanziate. Questo è un vuoto di programmazione e pianificazione che al momento non ha una presa d’atto né della Ue e tantomeno della politica nazionale. Si aggiunga a questo che il RFF organizzato con ben 6 missioni all’interno delle quali sono riconducibili i programmi, a loro volta costituiti di progetti singoli, non fanno chiarezza sul sistema di obiettivi che la politica nazionale, non quella europea, si deve porre. Quali siano le funzionalità attese dei territori e come quelle funzionalità possano tradursi in impatti economici sui territori e sui microterritori interessati e come quelle funzioni tutte insieme possano significare sviluppo industriale, turistico, manifatturiero, mercantile, questi rimangono ad oggi frontiere ancora completamente ignorati dalla politica che si ferma ai bandi di gara lavori, alla indicazione dei commissari e non guarda ai cali demografici di ampie porzioni del nostri territorio, alle aree interne, alle politiche di prossimità dell’erogazione dei servizi, ai livelli di prestazione essenziale in alcuni territori, alle crisi grandi medie e piccole dell’industria del mezzogiorno. Dalle colonne di questo giornale provocatoriamente è stato proposto che il Ponte sullo stretto sia dato in attuazione ad Amazon. Per la migliore attuazione del RFF nel Mezzogiorno proponiamo che si preveda tra i commissari dei progetti uno ulteriore: cerchiamo un Visionario Unico.

Abbiamo bisogno nel Sud di progetti integrati, di nuovi progetti integrati con il territorio, di nuovi tracciati per portare sviluppo nelle aree interne, di modificare i criteri di convenienza a fare che oggi governano con freddi numeri la fattibilità o l’infattibilità dei progetti. Il RFF sarà un piano di vero sviluppo solo se saremo in grado di superare barriere culturali ed ideologie e se questo superamento consentirà una modifica paradigmatica del contesto in cui viviamo.

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