19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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“Il giardino dei bisbigli”: seducono le ombre fluttuanti di Ezia Mitolo


Si resta sulla soglia. Sulla stessa soglia del dormiveglia, quando si “è” tra ciò che si ha dentro e ciò che non si sa tradurre in parole. Porta Napoli, quartiere un tempo già solitario – non un passante o un’auto – per secoli crocevia di merci e di idee, tra Mar Grande, Mar Piccolo e la via verso la capitale del Regno. Oggi, architetture di primo Novecento, aggrinzite dall’incuria, tra binari e ciminiere sfilacciate di fumi. Il grande portone a monofora di un antico magazzino merci, in silenzio, si apre. Una luce rossastra illumina la via del Mercato Nuovo.

La luce ha l’intensità variabile del vino rosso che macchia una tovaglia candida. Il Giardino dei Bisbigli si mostra in tutta la sua intimità: esili ombre fluttuano lievi oltre l’arco di ingresso, velature via via più tenui allorché si allontano, scosse da refoli fugaci che si intuiscono al di là. È il giardino segreto di ciascuno, metafora delle profonde contraddizioni che si agitano indisturbate nei giorni del ritorno ai tempi e modi della Natura. È il sogno di assembramenti possibili, quelli tra sculture pensate e realizzate in funzione delle ombre che avrebbero dovuto proiettare; è il palcoscenico dei desideri trasformati per essere illimitati e andare oltre il confine a cui il corpo ci costringe. Il vento accarezza gentilmente ogni ombra, come un sorriso, nel corso di una svolta dolorosa o necessaria, orienta la decisione e fa cambiare direzione. Un leggiadro cavalluccio marino si trasforma in un omino con cappellino e visiera, curvo ad osservarsi le mani; Kermit la rana conversa con una sua amica in abito da sposa; corolle di fiori e tuberose oscillano tra rami spogli e caprette agghindate come dame del Ghirlandaio; un agile colibrì è sospeso a mezz’aria prima di mutare in un angioletto; un fasto di sete è sospeso nel cielo.

È la rappresentazione del fragile ecosistema dell’essere e del percepirsi. La visione di se stessi mediata dal sogno e dall’illusione di poter acchiappare, al risveglio, le proprie intuizioni, farle dialogare e renderle risposte ai tanti dubbi. Il sottile velo tra sogno e realtà affascina e accoglie, poi bisbiglia di avvicinarsi, nella lingua onirica che si comprende solo isolandola dai suoni dei sonni più lisergici. Ma come quando ci si addentra nella comprensione di ciò che è evanescente, il Giardino dei Bisbigli, si confonde al tocco e sfuma le immagini. Occorre allontanarsi, mantenere di nuovo le distanze e prendersi cura di ciò che – di sé – si riconosce dal proprio interno. Si torna ad E-vocare, a chiamare dal di dentro le sensazioni di pace o di tempesta che il vento agita al di là del portone. L’evanescente immagine che ognuno ha della propria essenza si S-chiude nel giardino segreto dei privati desideri ed urgenze. Il Giardino dei Bisbigli ha la voce seducente della Fata Turchina, ma le intenzioni del Grillo Parlante che sonnecchia nei livelli più esili della coscienza, mai del tutto sopraffatta dai pensieri grossolani. Il rosso avviluppa e ipnotizza. Non ci si annoia, intenti a giocare con le ombre cangianti delle esili sculture fatte di materiali di uso comune e quotidiano, reinventati per la seconda vita fatta dell’algida bellezza degli interventi di arte urbana, a Taranto, di Ezia Mitolo.

La strada inizia a popolarsi. Un pubblico ordinato si sofferma di fronte al progetto inedito di un’artista sempre coerente nella sua grafia creativa che incide materiali, superfici o vuoti con i sentimenti e gli umori reconditi di chi ha il coraggio di guardarsi dentro. Mai ferma nella stessa goccia di dolore o gioia o stupore o incanto, Ezia Mitolo ha il potere rigoglioso dell’eudaimonia, come nel suo Giardino dei Bisbigli: il saper fermare in esperienza dei sensi l’idea sovversiva di celarsi agli altri per aprirsi finalmente a se stessi e alla privata felicità.

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