21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, l’accusa: La gestione Riva sciagurata e criminale


Processo Ambiente Svenduto

“Quando il gruppo industriale dei Riva l’ha acquistata dall’Iri, l’Ilva era un colabrodo che riversava polveri e veleni inquinanti sulla città. Era in condizioni pessime sotto il profilo ambientale. Il gruppo, senza procedere ad alcun intervento di risanamento, lo ha sfruttato al massimo, consapevole dello stato degli impianti”. Non usa mezzi termini il pm Mariano Buccoliero nella sua requisitoria per indicare ai giudici quello che definisce “il filo di Arianna che la Corte d’Assise dovrà seguire in camera di consiglio”, il filo conduttore che lega le imputazioni dei reati ambientali: “Questo processo deve stabilire un unico fatto: nel corso della gestione dei Riva, l’Ilva ha inquinato o non ha inquinato? Ha contaminato aria, acqua e terreni avvelenando il territorio? La Corte deve stabilire se l’Ilva dal 1995 al 2012 ha inquinato oppure no, non deve esprimersi sugli interventi sbandierati nel corso del processo”. Buccoliero è il pubblico ministero che ha condotto la quasi totalità delle udienze, per questo prende la parola per primo fra i rappresentanti dell’accusa, incentrando il suo j’accuse sulle emissioni inquinanti e sulla presunta consapevolezza degli imputati della pericolosità degli impianti.

“Tutti gli interventi sbandierati come di alto profilo ambientale in realtà – è la tesi del pm – servivano solo a rendere gli impianti efficienti per la produzione non per migliorare le prestazioni ambientali. Hanno inquinato – dice riferendosi agli ex vertici dell’Ilva – ingannando i controllori con falsificazione delle analisi ambientali. Le polveri entravano nelle stanze e nei cassetti delle stanze di bambini che non ci sono più. La Corte è chiamata a spiegare alle famiglie in cui quei bambini non ci sono più cosa è successo a Taranto dal 1995 al 2012. Ma questo processo deve essere un punto di partenza e dare anche un elemento di speranza per proseguire verso un futuro migliore. La sentenza deve spiegare se quell’impianto era compatibile con la salute della città. Può una sentenza cambiare il mondo?”.

Domanda a cui è lo stesso magistrato che dà una risposta per spiegarne il senso: “Da una sentenza altri possono capire cosa occorre fare a Taranto”. Il pm definisce la gestione dei Riva “sciagurata e criminale”. Liquida le testimonianze dei consulenti della difesa come “alchimie e formule magiche” e avvalora la ricostruzione scaturita dall’incidente probatorio. Ricostruzione, sottolinea, basata sulle relazioni dei “periti del gip, non del pm, perché l’accusa non ha prodotto nessuna consulenza di parte” e dei “custodi, anch’essi nominati dal gip”. Il magistrato inquirente contesta le perizie della difesa sull’assenza di diossina prodotta dallo stabilimento, indicando “200 miliardi di nanogrammi all’anno emessi da Ilva” e punta ancora il dito contro la contestata consapevolezza della pericolosità degli impianti da parte dei Riva e dei vertici del Siderurgico.

“Quando l’Ilva prende l’impianto dall’Iri, l’area a caldo aveva effetti devastanti per l’ambiente. Ogni parte dell’impianto emetteva fumi, polveri e altre sostanze inquinanti. Lo dicono gli studi degli stessi Riva che da abili imprenditori, quando prendono l’Ilva, vogliono capire quali sono le sue condizioni”. Secondo l’accusa, sono i primi atti d’intesa la principale dimostrazione della contestata consapevolezza degli imputati: “I Riva sono consapevoli del problema delle polveri e si impegnano a risolverlo con i primi atti d’intesa che risalgono al 1997. Ma sono serviti a prendere tempo, anzi, a prendere in giro le istituzioni perché gli impegni presi non sono stati rispettati; infatti gli stessi impegni si ritrovano anche negli atti d’intesa successivi”.

Segno, secondo la pubblica accusa che quegli impegni sono stati disattesi: “L’Ilva possiamo definirla l’impianto di carta, perché tutti gli impegni e gli interventi sono rimasti sulla carta”. A pagare le conseguenze dell’inquinamento è stata soprattutto la parte della città più vicina alla fabbrica, il quartiere Tamburi:”La contaminazione maggiore riguardava i siti nelle vicinanze dei parchi e fra questi c’è anche la scuola Deledda dei Tamburi, un quartiere disgraziato”. La Deledda era chiamata la scuola della morte”. Il pm elenca i nomi di alcuni morti di cancro, lavoratori o dipendenti di aziende del quartiere Tamburi dove “i filtri e le zanzariere erano intasati dalle polveri minerali” e dove, secondo le perizie, la situazione, col trascorrere degli anni è peggiorata: “Dal confronto fra il 1999 e il 2010 emerge che l’emissione delle polveri è aumentata”. Buccoliero elenca gli interventi non effettuati, non solo con la privatizzazione del 1995: “Con i Riva c’è stata la continuazione di una gestione all’insegna del menefreghismo che ha accomunato pubblico e privato. La filmatura dei cumuli di minerali doveva avvenire nel 1999 e invece nel 2004 si sta ancora parlando delle modalità operative. I treni nastri ancoraoggi aspettano la copertura. Ci volevano le Mtd, le migliori tecniche disponibili, ci voleva una Bat? No, ci volevano il buon senso e i soldi ma l’Ilva li ha spesi ma per incrementare la produzione”.

Interventi non effettuati, è l’accusa del pm, con conseguenze per la popolazione dei Tamburi. Buccoliero ricorda la testimonianza della pediatra Grazia Parisi che in aula, ricorda il pm, “ha riferito di aver visistato bambini trovando la polvere fra le dita dei piedi e nelle pieghe dei passeggini“. Uno dei regali natalizi più frequenti “nelle famiglie del quartiere Tamburi era l’aerosol perchè tanti genitori vivevano con l’angoscia dell’asma per i loro piccoli“. Il pm Buccoliero proseguirà la sua requisitoria oggi e domani. Da lunedì sarà la volta degli altri componenti del pool, nell’ordine Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannarile, ieri tutti presenti in aula col procuratore facente funzioni Maurizio Carbone. A formulare le richiestesarà Buccoliero. Il presidente della Corte, Stefania D’Errico, ha stilato il calendario. La sentenza è prevista entro maggio. Ma i tempi potrebbero allungarsi.

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