20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, il pm: “Nelle relazioni Arpa polveri e veleni riversati sulla città”


Processo Ambiente Svenduto

Emissioni diffuse e convogliate di polveri, diossina e pcb provenienti da diversi impianti, soprattutto dall’agglomerato e sugli altiforni. Anche ieri il pm Mariano Buccoliero ha puntato il dito contro la gestione dello stabilimento che l’altro giorno ha definito “sciagurata e criminale“. Nella sua seconda giornata di requisitoria, il pubblico ministero ha ripercorso altre fasi cruciali dell’indagine e del dibattimento, puntando il dito ancora una volta contro la gestione dello stabilimento da parte dei Riva. Sulle emissioni diffuse e convogliate di sostanze nocive che inquinavano l’aria, il magistrato ha citato alcune relazioni dell’Arpa, evidenziando il lavoro svolto dall’organo di controllo con un atteggiamento “terzo e autonomo” rispetto al colosso siderurgico e alla proprietà.

Buccoliero ha elogiato il lavoro dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale diretta dal 2005 agli anni dell’inchiesta dal professor Giorgio Assennato, soffermandosi sugli aspetti tecnici delle relazioni che evidenziavano situazioni di criticità e livelli di inquinamento elevati. Nel corso della mattinata, alcuni difensori degli imputati hanno chiesto la sospensione del processo a causa delle condizioni di salute di un avvocato, con la febbre e in attesa di tampone per escludere il contagio da Covid. Ma il presidente della Corte d’Assise Stefania D’Errico ha rigettato la richiesta, disponendo la prosecuzione dell’udienza. Oggi terza e forse ultima giornata per la requisitoria di Buccoliero. Lunedì discuterà il pm Remo Epifani. In attesa di conoscere la loro sorte processuale ci sono 44 persone fisiche e 3 società, Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici.

Sul processo giunto alla sua fase finale dopo 280 udienze (compresa quella della falsa partenza) sono puntati in questi giorni gli occhi degli ambientalisti alcuni dei quali come singoli o come associazione sono parte civile nel processo. C’è anche l’associazione Peacelink, il cui presidente Alessandro Marescotti è presente in aula durante le udienze. Stiamo ascoltando la requisitoria del pm Buccoliero e siamo impressionati dalla mole delle argomentazioni. Una requisitoria dettagliata che lascia senza fiato per la dovizia dei particolari e della gravità dei fatti elencati, delle omissioni e delle inadempienza poste in essere per il solo profitto industriale”. Marescotti ha spiegato che sta seguendo il processo “con un misto di attenzione e di angoscia” dopo aver ascoltato i dettagli della scuola Deledda, descritta dal pm come “scuola della morte” per la presenza delle polveri. “Siamo qui – prosegue Marescotti per testimoniare la volontà di verità e il desiderio di giustizia. Abbiamo seguito personalmente, passo dopo passo, questa vicenda assolutamente rilevante per la salute e la vita dei cittadini, testimoniando nel processo. Sono giornate importanti per andare verso una nuova prospettiva. Siamo orgogliosi di vedere avviarsi a conclusione un processo a cui abbiamo contribuito con un impegno civile costante, anche per il benessere presente e futuro dei cittadini”.

Sul processo “Ambiente Svenduto” interviene anche il gruppo consiliare “Una città per cambiare Taranto”. I consiglieri Massimo Battista e Rita Corvace sostengono che nulla è cambiato rispetto al 2012: “E’ così ancora oggi, il minerale e i fumi continuano ad entrare nelle case dei tarantini e al quartiere Tamburi la scuola Deledda è sempre sotto i camini inquinanti. Parole che dovrebbero far tremare chi, in questi anni, con 13 decreti ha permesso che tutto questo continuasse ma anche chi, ricoprendo la carica di primo cittadino, avrebbe potuto e dovuto porre in atto azioni concrete a difesa della salute dei cittadini di Taranto. Non solo non si è voluto difendere la salute di cittadini e lavoratori ma nemmeno i posti di lavoro, visto che ai 2700 esuberi del 2018 si aggiungeranno nei prossimi mesi altri 3000 cassaintegrati”.

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