23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:58:51

Cronaca News

Le zone oscure della sanità, l’attacco dei sindacati

Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

L’emergenza Covid a Taranto sembra avvolta da una spessa coltre nebulosa. Da provincia virtuosa nella prima ondata siamo finiti ad allungare ogni giorno una catena di contagi che sembra inarrestabile con la scia di morti che, solo per limitarci al periodo dall’1 gennaio ad oggi, ha sfondato quota 120. Un disastro, al quale è persino difficile dare una spiegazione. Un disastro che si sta consumando in un inspiegabile silenzio istituzionale. Un silenzio che Cgil, Cisl e Uil hanno provato a squarciare con una conferenza nella quale i rispettivi segretari Paolo Peluso, Francesco Solazzo e Giancarlo Turi hanno puntato l’indice su assenza di informazioni e fallimenti organizzativi. Un indice accusatorio che poi si è allargato anche su alcune vertenze, come Agromed e Isolaverde, simbolo di una certa incapacità politica di disincagliare situazioni che si trascinano stucchevolmente da anni, troppi anni. Ma torniamo al Covid. Solazzo ha parlato di «opacità informativa» e di una generale mancanza di chiarezza sulla gestione della pandemia.

Con una sottilineatura complessiva sui mali del sistema sanitario: «La visione ospedalocentrica ha mortificato il pezzo più importante del sistema sanitario, cioè la medicina territoriale». Peluso ha affondato il dito nella piaga: «Ormai siamo a 17mila contagiati e tanti morti e davanti a noi abbiamo ancora mesi freddi che possono contribuire a peggiorare la situazione». E vista l’attuale esplosione dei contagi e dei decessi si guarda con legittina preoccupazione anche alla possibilità che forse già la prossima settimana la Puglia possa diventare zona gialla. «Bisogna ripensare gli aspetti organizzativi – ha detto ancora Peluso – visto che molti contagi si sono sviluppati proprio nelle strutture ospedaliere anche non destinate ai pazienti Covid. Forse aver messo insieme reparti Covid e no Covid ha creato qualche problema. Bisognerebbe discutere di questi aspetti invece di perseverare negli errori. Senza dimenticare che le conseguenze di questa situazione si stanno abattendo sia sul sistema economico e sociale che sul piano psicologico individuale».

Ma quali sono le «opacità» che renderebbero poco chiara la gestione della pandemia a Taranto? «Il sistema di tracciamento non è mai partito, dobbiamo ringraziare i call center che si sono offerti ma ad oggi non sappiamo quali sono i risultati e quali indicazioni sono state eventualmente tratte da quei risultati. Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare non abbiamo alcuna idea di come stiano funzionando le Usca (le unità di continuità assistenziale, ndr) ammesso che stiano funzionando. Chi ha problemi diversi dal Covid preferisce non andare in ospedale a curarsi per il timore di ammalarsi e morire di Covid». Altra nota dolente: la scuola. Dice Peluso: «Le famiglie sono spaventate e hanno preferito non mandare i figli a scuola. Tutto ciò che era stato chiesto per garantire le lezioni non è partito, come i team degli operatori sanitari: non se ne sa nulla. Così come non è stato fatto nulla per il sistema dei trasporti. La scelta di migliaia di studenti di non fare lezione in presenza ha fatto tirare un sospiro di sollievo a chi ha responsabilità di assumere decisioni. Non si può andare avanti così. Bisogna uscire dalla dimensione del “governo individuale” per stabilire momenti decisionali collettivi. Speriamo che i livelli istituzionali non si siano rassegnati ad attendere la vaccinazione per chiudere l’emergenza, perché se così fosse saremmo costretti a contare chissà quanti altri contagi e morti.

Abbiamo bisogno delle informazioni per trovare soluzioni, ridiscutere l’organizzazione dei servizi e delle risorse. Invece vediamo un arretramento di tutti i soggetti che hanno responsabilità: c’è un atteggiamento di chiusura individuale con rimpallo delle responsabilità nel campo dell’altro». Dal Covid alle vertenze. La premessa di Solazzo: «Non possiamo perdere neppure un posto di lavoro e invece se viene meno il divieto di licenziamento rischiamo di perdere centinaia di posti». Turi ha ricostruito la storia recente di Isolaverde: «Era stato compiuto un percorso positivo nel Cis grazie al commissario straordinario dell’epoca e al progetto Verde Amico per le bonifiche nel Mar Piccolo. Ma ora, alla data del 24 febbraio, in assenza di una nuova programmazione, si prospetta il rischio disoccupazione per 130 lavoratori nonostante gli investimenti previsti per Taranto. Le soluzioni esistono ma assistiamo ad atteggiamenti conflittuali e registriamo l’assenza della Provincia negli ultimi tavoli». Ancora più surreale la vicenda di Agromed, che prevedeva il rilancio degli ex stabilimenti Miroglio, a Castellaneta. Una storia che si è ancora più ingarbugliata per vicende giudiziarie. «Siamo sconcertati» ha detto ancora Turi. L’appello finale a chi ha ruoli di responsabilità: «Ci aspettiamo che il sindaco Melucci, il presidente della Provincia, Gugliotti, e il presidente della Regione, Emiliano, diano seguito agli accordi già raggiunti».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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