15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 13:32:53


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Il nostro progetto parte dal Nord, nostro core business ma il brand “portante” è quello di Alleanza Civica, un civismo federalista, pragmatico. L’avvio di tutto si ebbe con lo straordinario momento di impegno civico che fu la Milano degli “arancioni” di Pisapia, proseguendo con quella del successo internazionale della sindacatura di Beppe Sala, quel “modello ambrosiano” che in realtà altro non è che un metodo, un sistema di impegno e partecipazione civica, di azione collettiva e comunitaria, “municipale” ma che non si ferma di fronte alle mura fisiche o virtuali della città. La nostra scelta è stata quella di avere come bussola comune il tema dell’Autonomia intesa come governo delle funzioni e dei territori.

Le parole che fecero da titolo ad uno dei nostri più importanti incontri a Verbania, “Autonomia Semplificazione Competenza” sono state allo stesso tempo obiettivi e strumenti con cui analizzare i problemi e formulare proposte concrete anche nel breve periodo, a partire da questioni epocali come la salvaguardia dell’Ambiente. Si è cercato di declinare il tema dell’autonomia non più in termini di contrattazione territoriale più o meno campanilista e fra livelli gerarchici, ma per indicare una strada per affrontare problemi che si collocano su di una scala diversa, la cui soluzione non passa più prevalentemente per le dimensioni territoriali, bensì per le funzioni. Ragionare di infrastrutture, che siano Tav, strade o porti – e oggi di realizzazione del Recovery Plan – significa infatti cercare di governare un processo, un combinato di interessi, appunto una funzione che non ha confini segnati sulla cartina politica: per evitare la trappola del “not in my backyard” del conservatorismo che si maschera spesso dietro il civismo localista o il comitatismo da uscio di casa ed il collegato gregariato politico che troppo spesso i civici si autoassegnano rispetto alla politica partitica, il salto di qualità politico e culturale, difficile ma necessario, sarà sancito dalla capacità di garantire la rappresentanza ed il bilanciamento degli interessi territoriali nella dimensione della funzione, nel caso in esempio quella della mobilità di uomini e merci. Governare per funzioni necessita di una profonda ridefinizione degli attuali assetti istituzionali.

La nostra proposta ha come orizzonte la riorganizzazione dello stato per macroregioni determinate dalle funzioni – l’esperienza della collaborazione transfrontaliera alpina ne è una fondamentale anticipazione – valorizzando nel mentre le autonomie a partire da quella dei Comuni. Chi sostiene che si tratta di proposte che dividerebbero il Paese, dimentica che l’Italia è già fortemente divisa economicamente, culturalmente e organizzativamente tra Nord e Sud. Lo stato centrale nei 160 anni dell’unità nazionale, anche nel momento in cui disponeva di una maggior capacità di controllo delle funzioni determinanti, non è riuscito a trovare soluzioni al problema. Da Verbania a Verbania, passando per gli arricchimenti di Genova, Milano, Torino, grazie ai contributi di esponenti di numerose liste civiche ed esperti del Nord Ovest il percorso culturale e programmatico ha incontrato tanti amici del Sud che autonomamente e forse non casualmente avevano iniziato ragionamenti ed intrapreso percorsi straordinariamente simili e convergenti con quelli del gruppo di Verbania.

In particolare “Mezzogiorno Federato” con il manifesto sul Civismo federativo, faceva affermazioni che sono rapidamente entrate a far parte del ragionamento comune con l’esperienza civica del Nord: “… Non si deve accettare, come la sinistra sciaguratamente ha fatto nel passato, la leaderizzazione del confronto; non si pu puntare, almeno nel medio periodo, sulla rinascita dei partiti e degli schieramenti; si deve ripartire dalle comunità e dal territorio, dai suoi interessi, dalle sue identità. Il nuovo sistema politico si ricostruisce con il civismo federativo. Civismo, perché nei valori civici la comunità trova il senso concreto della democrazia governante, definisce i suoi interessi, non li fa condizionare da scelte ideologizzate e da convenienze di parte. Federativo, perché più comunità si uniscono per comuni interessi, funzioni, identità, bisogni, ed attraverso le istituzioni riformate, esprimono quella strategia di Governo e quelle funzioni amministrative che rispondono alle esigenze locali e globali di una entità storicamente compiuta e definita, come Città, Regione, Stato”.

È stata la dimostrazione che il prendere atto che la dimensione statuale centrale non è più, se mai un tempo lo fosse stata (ed è molto discutibile) funzionale nemmeno sul piano pratico: il progetto di “Alleanza Civica” si è posto da subito l’ambizioso obiettivo di contribuire a ricostruire un sistema politico e sociale che partisse dagli interessi delle comunità locali per ritrovare una unità politica ed identitaria nell’Europa delle città e dei territori che deve prendere il posto dell’Europa degli Stati e della finanza. La crisi della democrazia rappresentativa, che riguarda tutto il mondo occidentale, a partire dalla Nazione-guida, gli USA, ha molto a che fare con la crisi degli Stati Nazionali che stanno diventando sempre di più inefficienti e inefficaci nel gestire questioni epocali come gli effetti della globalizzazione dell’economia o le conseguenze dei cambiamenti climatici e le diverse emergenze ambientali sia locali, sia sovranazionali. Tale crisi a nostro avviso può (o poteva?) essere superata solo riconducendo le articolate sovrastrutture istituzionali ad avere una propria “mission” di governo di una comunità che si riconosce come tale per comunanza di interessi, funzioni e cultura e non per sistemazione sulla cartina geografica.

Da quell’esigenza è andata crescendo la consapevolezza che solo attraverso un processo differenziato di Autonomia, in primo luogo decisionale prima ancora che economico-finanziaria, fosse possibile dare soluzioni a vecchi problemi e nuove sfide. Una consapevolezza irrobustita dall’elaborazione di Piero Bassetti sui mutati rapporti tra globalismo e localismo che rendono sempre più inefficace e spesso superflua la mediazione dello stato centrale. Di conseguenza qualsiasi nostra proposta politica è stata sempre ancorata alla scelta irreversibile dell’Europa come teatro politico principale e l’obiettivo costitutivo di una Unione Europea politica basata su città e territori senza la mediazione degli Stati nazionali attuali.

SIAMO REALISTI, VOGLIAMO L’IMPOSSIBILE.
Non vorrei che un involontario eccesso di millenarismo o tracce di autocritica troppo cruda in quanto ho detto fino ad ora possa far pensare a una diminuzione dell’impegno e dell’entusiasmo civico proprio nel momento nel quale diciamo che dobbiamo alzare il livello della sfida. Voglio ricordare che nel nostro primo incontro a Verbania, giocando sul fatto che si parlava di infrastrutture e valichi alpini, ci ricordammo di quanto Annibale disse al momento di decidere di sfidare l’ignoto per valicare le Alpi a chi dicevano essere impresa impossibile: “Noi troveremo una strada. Oppure ne apriremo una nuova”.

È quello che continuiamo, più che cominciamo, a fare anche con questo noncongresso. Anche un non-congresso serve a criticare, razionalizzare e consolidare quanto abbiamo fatto fino ad ora: è lo scopo principale della sessione di stasera, dedicata alla questione del Nord ed all’Europa, che viene introdotta dal “Documento non congressuale” frutto del lavoro e del dibattito fra tutte le realtà civiche e associative di questi due anni, della cui efficace sintesi siamo come sempre debitori verso Sergio Vicario. Ma naturalmente serve soprattutto a rilanciare ed allargare il dibattito ed il confronto, come faremo nelle due sessioni di domani sabato, partendo dagli stimoli sempre illuminanti del nostro Piero Bassetti. È una sfida non solo ambiziosa, ma forse temeraria ed al limite dell’impossibile, quella che lanciamo ancora una volta questa sera. Soprattutto, ne sono certo, farà alzare più di un sopracciglio a chi è abituato a guardare con ingiustificata sufficienza alle iniziative politiche lanciate da ragazzi del secolo scorso come in molti siamo, come era il nostro Emilio, come è il nostro insostituibile mentore Piero. Ma lasciateci dire che invece è proprio il tempo per rilanciare una frase bellissima del tempo nel quale milioni di allor giovani del movimento antiautoritario che si chiamavano anche allora Emilio, Sergio, Franco gridavano nelle piazze di tutta Europa, magari comprendendone solo adesso la potenza evocativa e mobilitante: “Siamo realisti, vogliamo l’impossibile”. Lo vogliamo ancora adesso, per noi e per i nostri figli.

Franco D’Alfonso
Presidente Alleanza Civica del Nord
(sintesi relazione non-congresso Allenza Civica del Nord)

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