22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Lo Stato deve sottoscrivere l’intesa con le Regioni

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Le bandiere dei Paesi dell'Unione Europea

I n piena discussione sul Recovery Plan, le Regioni del Sud non hanno ricordato al Governo una sentenza della Corte Costituzionale sull’obbligo della “intesa” tra Stato e Regioni sugli atti programmatici che comportano il governo del territorio. Un giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 2, 4, 10-bis e 11, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, promosso dalla Regione Puglia e che dovrebbe essere materia id accordo fra le Regioni del mezzogiorno unite da una ben definita strategia di sviluppo. Trascriviamo questa sentenza:

Sentenza della Corte Costituzionale 7/2016 Giudizio Presidente CRISCUOLO – Redattore LATTANZI Udienza Pubblica del 01/12/2015 Decisione del 01/12/2015 Deposito del 21/01/2016 Pubblicazione in G. U. LA CORTE COSTITUZIONALE ha pronunciato la seguente SENTENZA

La Regione (Puglia) ricorrente afferma che l’intervento legislativo oggetto di censura attiene alle materie, di competenza legislativa concorrente, «governo del territorio» e «grandi reti di trasporto e di navigazione» (art. 117, terzo comma, Cost.), e, con riferimento al comma 11, alle materie «governo del territorio» e «porti e aeroporti civili». Secondo la Regione, sulla base della giurisprudenza di questa Corte a partire dalla sentenza n. 303 del 2003, nell’ambito di tali materie sarebbe preclusa allo Stato l’allocazione a livello centrale delle funzioni amministrative, se non mediante una chiamata in sussidiarietà e nel rispetto delle garanzie partecipative previste a tal fine a favore delle Regioni interessate. Nei commi 2 e 4 dell’art. 1 impugnato (art.1 comma 2 e 4 del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 133) tali garanzie non sarebbero osservate, perché la Regione può intervenire nella fase di approvazione e di esecuzione dei progetti solo in sede di conferenza di servizi, e, nel caso di un suo dissenso, l’art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, che è preordinato al raggiungimento di un’intesa tra Stato e Regione, troverebbe applicazione solo quando il dissenso concerne la tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico, ovvero la tutela della salute e della pubblica incolumità.

La Regione Puglia lamenta perciò che, in violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., i commi 2 e 4 dell’art. 1 del Decreto Legge. n. 133 del 2014 abbiano operato una chiamata in sussidiarietà di funzioni amministrative senza il necessario coinvolgimento delle Regioni interessate, nella forma dell’intesa. Una censura analoga è indirizzata verso l’art. 1, comma 10-bis, del Decreto Legge n. 133 del 2014, che ha affidato allo Stato la redazione del Piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria di interesse nazionale o europeo senza prevedere l’intesa con la Regione interessata. Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che il ricorso sia rigettato. L’Avvocatura generale sostiene che i commi 10-bis e 11 impugnati determinano una «attribuzione allo Stato di funzioni programmatorie necessariamente valide per tutto il territorio nazionale, con conseguente rispetto del principio dettato dall’art. 118 Cost.». I commi 2 e 4 impugnati, invece, assicurerebbero alla Regione un adeguato spazio partecipativo, perché prevedono la conferenza di servizi, alla quale, grazie al rinvio all’art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, si aggiunge «una serie di meccanismi di cooperazione».

LA CORTE COSTITUZIONALE
Riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale promosse con il ricorso indicato in epigrafe;

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, commi 2 e 4, del decretolegge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, nella parte in cui non prevede che l’approvazione dei relativi progetti avvenga d’intesa con la Regione interessata; 2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 10-bis, del Decreto Legge n. 133 del 2014, nella parte in cui non prevede che l’approvazione del Piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria avvenga d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni; 3) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 11, del Decreto Legge n. 133 del 2014, nella parte in cui, ai fini dell’approvazione, non prevede il parere della Regione sui contratti di programma tra l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1° dicembre 2015.

F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente

Però, chi legge questa sentenza, quanto meno si chiederà dove sono state finora le altre Regioni del Mezzogiorno, singolarmente o unite fra di loro, dove sono state dal mese di luglio 2020 (data in cui il Consiglio dei Presidenti della Unione Europea ha praticamente avviato il Recovery Fund dando mandato ai singoli Stati di redigere il Recovery Plan). Tra Stato e Regioni del Mezzogiorno, in particolare, c’è stato un pericoloso compromesso basato su una divisione di competenze e di ruoli: al Recovery Plan ci pensa lo Stato centrale e al Programma che definisce l’utilizzo del Fondo di Coesione e Sviluppo ci pensano le Regioni. Un compromesso del genere non avrebbe senso e se la ignoranza crassa che spesso alberga in alcuni schieramenti politici pensasse ad una ipotesi del genere va precisato che la Unione Europea ha, sin dal mese di luglio 2019, ribadito con atti formali una chiara e misurabile sintonia ed integrazione tra tutti, ripeto tutti, i fondi comunitari.

Finalmente la Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, a cui i suoi colleghi Presidenti delle altre Regioni hanno affidato il compito di coordinare il lavoro sul Recovery Plan, ha fatto presente al Governo che “il tema ancora non risolto, posto alla unanimità dalle Regioni, è sul ruolo che dobbiamo ricoprire in questo percorso, vale per le Regioni così come per gli enti locali”. La Presidente Tesei ha inoltre ribadito che “il Governo finora si è limitato a chiedere una lista dei progetti disponibili che rispondessero alle missioni indicate dall’Europa”. La cosa che sconcerta è che nessuno dei Presidenti delle Regioni meridionali, proprio sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale generata da un ricorso formale di una Regione del Sud come la Puglia, non abbia finora sollevato, in modo formale, una simile grave tematica. Ad esempio il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci che non è stato per niente coinvolto nella redazione del Recovery Plan in particolare sull’inserimento o meno del collegamento stabile tra la Sicilia ed il continente cosa intende fare alla luce della sentenza riportata prima? O cosa intende fare il Presidente della Regione Sardegna che non ha trovato finora nelle proposte del Recovery Plan la realizzazione di una reinvenzione funzionale dell’asse viario 131 Carlo Felice o il Vice Presidente della Regione Calabria che non ha trovato il completamento dell’asse viario 106 Jonica? La notizia riportata in alcuni ambienti dei Ministeri competenti che nel Recovery Plan non possono essere inserite opere viarie non è assolutamente vera.

È utile ricordare che oltre alla sentenza prima riportata ce ne sono anche altre, ad esempio nel 2001 dopo l’approvazione della Legge 443 (Legge Obiettivo) alcune Regioni impugnarono la norma in quanto non contemplava proprio lo strumento della “intesa” con le Regioni propedeutica alla attuazione del Programma delle Infrastrutture Strategiche approvate dal Parlamento ed il Governo fu costretto a produrre un Decreto Legislativo (il Dlgs 190/2002) con cui si impose la istituzione della Intesa Generale Quadro tra Stato e singola Regione. E la “intesa” non è un atto che si apre e si conclude con un incontro con il Ministro Boccia; con un incontro a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio e con una conferenza stampa in cui il Presidente comunica l’avvenuta intesa.

La Intesa è un accordo formale tra le parti (Stato – Regione) supportata da atti formali e da scelte definite e controllabili nel tempo; in fondo come avvenuto per la Legge Obiettivo tra Stato e singola Regione va sottoscritto un vero rogito e non un gratuito annuncio mediatico, non certo un atto simile a quei 547 decreti attuativi annunciati dal Governo Conte due e non resi operativi.

È utile precisare che:

  • L’intesa non è l’elenco delle opere ma la certezza che le opere su realizzino davvero in un determinato arco temporale
  • L’intesa non è un impegno a fare determinate scelte ma è la elencazione dettagliata degli strumenti e delle riforme necessarie mirate a superare i vincoli che potrebbero bloccare la evoluzione naturale delle scelte
  • L’intesa contiene reciproche responsabilità ed il mancato rispetto degli impegni assunti produce automaticamente ben identificate penali La cosa strana ed incomprensibile, per un Paese ricco di una tradizione politica ed istituzionale consolidata, è che a sollevare questa esplosiva tematica non siano state, sin dal mese di luglio 2020, proprio le Regioni più penalizzate e meno coinvolte ed ora che la Presidente Tesei, su mandato della Conferenza Stato Regioni ha sollevato formalmente una simile problematica, deve prendere corpo una iniziativa unitaria organica proprio delle Regioni del Mezzogiorno per costruire da subito tutti i passaggi formali mirati alla sottoscrizione della “intesa”.

In almeno cinque riunioni formali la Commissione europea ha ricordato che “il Mezzogiorno d’Italia è un riferimento chiave della ripresa e ogni proposta del Recovery Plan deve perseguire direttamente o indirettamente tale finalità”. Nel lavoro di approfondimento e convinzione per portare le Regioni meridionali ad una comune iniziativa. Mezzogiorno Federato indica nello strumento costituzionale della Intesa fra le Regioni e con il Governo, la chiave politica di una nuova stagione di progettazione e di sviluppo ed il metodo con il quale può essere affrontata la gestione del Recovery Plan.

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