11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 17:10:34


CASTELLANETA – Con L’inchiesta ha scatenato la reazione di forze politiche e consiglieri comunali di Castellaneta che per alcuni giorni hanno chiesto anche le dimissioni del sindaco Giovanni Gugliotti. Ma la diatriba politica non ha fermato il primo cittadino il quale ha continuato la sua azione amministrativa con l’obiettivo di condurre in porto il progetto Agromed.

Il Comune dopo aver bonificato l’area (come riferito venerdì scorso) ha avanzato richiesta di dissequestro alla Procura della Repubblica di Taranto che ha rigettato l’istanza. A quel punto, il Comune ha presentato una nuova richiesta, questa volta per ottenere la facoltà d’uso e ora è in attesa di risposta. “Mi auguro che la facoltà d’uso venga concessa -ha detto il sindaco Gugliotti- per rifunzionalizzare l’impianto e per consentire la ricollocazione di 28 persone da tempo in attesa di lavoro. La facoltà d’uso consentirebbe di proseguire nell’attuazione del progetto di riconversione della struttura con l’investimento di Agromed. Il progetto garantirà un reddito ad altrettante famiglie, un aspetto importante in questo periodo particolarmente difficile. Per questo ci siamo attivati per la bonifica e per le iniziative tese ad ottenere la disponibilità dell’area”.

Nell’inchiesta sulla destinazione del capannone ex Miroglio hanno ricevuto l’avviso di garanzia nove indagati, il primo cittadino e presidente della Provincia di Taranto Gugliotti, il consigliere comunale Eugenio Sacchetto, l’amministratore delegato di una ditta di raccolta e smaltimento dei rifiuti e sei dipendenti comunali. Abuso d’ufficio, violazione delle norme ambientali e inquinamento delle acque che finiscono nella Gravina di Coriglione, sito sottoposto a vincolo, sono i reati contestati dal pm Daniela Putignano nell’avviso di garanzia inviato a conclusione delle indagini. I fatti contestati si sono verificati nel 2018, anno in cui il magistrato inquirente ha disposto anche il sequestro del capannone. Stando alla ricostruzione dell’accusa, nell’area del complesso dell’ex Miroglio (circa 35.000 quadrati di proprietà del Comune di Castellaneta) sarebbe stata realizzata una discarica abusiva con accumulo di rifiuti di diversa tipologia, speciali, pericolosi e non fra cui cassonetti contenenti rifiuti solidi e raccolta differenziata, elettrodomestici, apparecchi elettrici ed elettronici, rifiuti ingombranti pneumatici e anche materiali contenenti amianto.

In buona sostanza, l’area era stata adibita a centro comunale di raccolta dei rifiuti. Ma la destinazione è stata contestata dalla Procura poiché ciò sarebbe avvenuto in violazione delle norme a tutela dell’ambiente e avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale all’azienda appaltatrice che non conferendo i rifiuti negli impianti di recupero e smaltimento ha potuto risparmiare sui costi. Sotto la lente d’ingrandimento del magistrato inquirente sono finiti gli atti adottati dall’Amministrazione, ossia alcune ordinanze del sindaco, relazioni e provvedimenti adottati negli anni 2016-2018 da responsabili e tecnici di diversi uffici comunali.

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